Iran e Albania: nuovi dettagli sulla presenza del MEK a Tirana

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 16:30 in Albania Iran

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Il premier dell’Albania, Edi Rama, si è recato a Bruxelles per incontrare il segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg. Nel corso del vertice, Rama si è espresso sulla presenza dei membri del Mujahideen-e-Khalq (MEK) in Albania.

È quanto rivelato, mercoledì 29 gennaio, dal sito di notizie albanese TOP Channel, il quale ha altresì specificato che, nel corso della conferenza stampa congiunta, i due leader hanno rilasciato dichiarazioni positive in merito alla riapertura dei voli diretti tra Pristina e Belgrado. Tale decisione, secondo i due leader, può favorire il raggiungimento di ulteriori progressi nella normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia.

Nel corso della conferenza stampa, Rama si è altresì soffermato sulla politica adottata dall’Albania riguardo la presenza dei membri del MEK sul proprio territorio. A tale riguardo, il premier di Tirana ha dichiarato che il proprio Paese non ha intenzione di cambiare approccio o strategia sull’accoglienza dei membri del MEK, essendo questa considerata dal primo ministro un gesto di umanità.

Nello specifico, Rama ha dichiarato che l’Albania ha accettato di fornire un riparo a diverse migliaia di persone la cui vita era minacciata dall’Iran. Ciò, nelle parole del premier, riportate da Albanian Daily News, è stato fatto in qualità di operazione umanitaria.

In aggiunta, Rama ha rilasciato ulteriori dichiarazioni in merito alle espulsioni dei due diplomatici iraniani, Mohammad Ali Arz Peimanemati e Seyed Ahmaad Hosseini Alast, i quali avevano lasciato il Paese lo scorso 15 gennaio. Secondo le dichiarazioni di Rama, i due funzionari diplomatici erano stati espulsi dopo che i servizi segreti degli Stati Uniti avevano segnalato ai vertici albanesi che i due iraniani erano in realtà agenti sotto copertura che pianificavano attentati terroristici e spiavano, per conto del governo di Teheran, i cittadini iraniani che vivevano all’estero.

Già in occasione della loro espulsione, i vertici albanesi avevano dichiarato che i due diplomatici dell’Iran rappresentavano una minaccia per la sicurezza dell’Albania, dato che erano in contatto con il generale iraniano Qassem Soleimani, ucciso lo scorso 3 gennaio da un raid degli Stati Uniti.

Successivamente, in risposta all’uccisione di Soleimani, l’Iran è stato responsabile dell’attacco contro due basi irachene che ospitavano soldati statunitensi. Lo scorso 8 gennaio, poche ore dopo l’attacco contro le due basi americane in Iraq, il Leader Supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei, aveva dichiarato di essere stato informato del fatto che cittadini americani e iraniani si erano riuniti in un piccolo Paese europeo per organizzare le proteste di cui l’Iran era stato teatro dal 15 al 18 novembre scorso e che hanno portato, secondo Amnesty International, alla morte di almeno 304 persone.

Sebbene l’Albania non sia stata esplicitamente nominata dall’Ayatollah, i vertici del Paese balcanico si erano sentiti chiamare in causa dal Leader Supremo dell’Iran, data la presenza nel territorio albanese di un numero elevato di rifugiati iraniani. Tra questi risultano esservi anche i membri del Mujahideen-e-Khalq (MEK), circa 2.500 secondo The Associated Press, i quali, spiega Al Arabiya English, sono scappati dalla persecuzione dell’Iran e, tra il 2013 e il 2016, hanno trovato rifugio in Albania, come previsto da un programma delle Nazioni Unite.

Il MEK è una organizzazione che, fino al 2012, è stata designata terrorista dal Dipartimento di Stato americano, mentre ancora oggi rimane bandita in Iran. L’organizzazione mira al rovesciamento del governo iraniano e, secondo quanto riportato da TOP Channel, i circa 2.500 membri del MEK rifugiati in Albania si trovano in un apposito centro, dotato delle massime condizioni di sicurezza, a Manez, frazione del comune di Durazzo, e a Tirana. In aggiunta, ulteriori membri del gruppo risultano essere anche in altri Paesi europei.

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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