Coronavirus in oltre 20 Paesi e la Cina annuncia una paziente curata

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 18:40 in Asia Cina

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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha esortato i governi di tutto il mondo a “prendere provvedimenti” contro il coronavirus, diffuso ormai in oltre 20 Paesi, e l’agenzia di stampa cinese, Xinhua, annuncia che una paziente infetta è stata curata e dimessa dall’ospedale, nel Nord della Cina.  

Al 30 gennaio si contano almeno 170 vittime del virus in Cina e oltre 7.800 persone infette in tutto il mondo, la maggior parte delle quali sono cinesi. Come è noto, il coronavirus ha cominciato a diffondersi dalla città di Wuhan, il capoluogo della provincia di Hubei. La National Health Commission della Cina ha confermato che il virus può essere trasmesso da persona a persona attraverso il contatto diretto o lo scambio di liquidi. Sempre alla data del 30 gennaio, ci sono più di 100 casi confermati di coronavirus, ma finora nessun decesso, in oltre 20 Paesi al di fuori della Cina continentale. Numerosi Paesi, come gli Stati Uniti e il Giappone, hanno evacuato i propri cittadini o sono in procinto di farlo. 

Sempre il 30 gennaio, l’agenzia di stampa  cinese, Xinhua, ha annunciato che una donna, che era affetta dal coronavirus, è stata curata e dimessa dall’ospedale di Changchun, nella provincia nord-orientale di Jilin, in Cina. La notizia viene accompagnata da una foto, in cui si vede una signora con una mascherina che riceve un mazzo di fiori da due donne, presumibilmente personale sanitario dell’ospedale. “La paziente, che è stata la prima a cui sia stata diagnosticata la polmonite da coronavirus (2019-nCoV) a Jilin, è stata curata e dimessa dall’ospedale”, si legge sotto l’immagine. Non sono fornite ulteriori informazioni riguardo al trattamento ricevuto dalla paziente. 

Nonostante la notizia, l’allerta in tutto il mondo rimane alta. I Paesi che presentano casi sul territorio nazionale, al momento, sono: Australia (almeno 7), Cambogia (almeno 1), Canada (almeno 2), Finlandia (almeno 1), Francia (almeno 5), Germania (almeno 4), Hong Kong (almeno 10), India (almeno 1), Giappone (almeno 11), Macao (almeno 7), Malesia (almeno 7), Nepal (almeno 1), Filippine (almeno 1), Singapore (almeno 10), Corea del Sud (almeno 6), Sri Lanka (almeno 1), Taiwan (almeno 8), Thailandia (almeno 14), Emirati Arabi Uniti (almeno 4), Stati Uniti (almeno 5), Vietnam (almeno 2). Tuttavia, data la natura del virus, i numeri continuano a crescere. 

Secondo quanto riporta il New York Times, l’epidemia era già una vera e propria crisi, che aveva colpito decine di persone in Cina e probabilmente anche all’estero, quando l’allerta è stata diffusa da Pechino. Il quotidiano statunitense sostiene che i funzionari locali potrebbero aver minimizzato i primi segnali o semplicemente non erano coordinati abbastanza per comprendere la portata del problema. In tale contesto, la burocrazia rigidamente gerarchica della Cina avrebbe scoraggiato i funzionari dal riferire cattive notizie ai propri superiori, creando una catena di silenzio che ha reso difficile comprendere l’entità della crisi. Il coronavirus, secondo gli analisti del quotidiano, starebbe quindi mettendo in luce alcuni dei più profondi difetti e contraddizioni della governance cinese.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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