Brasile: la polizia di Rio al centro dell polemiche per le “uccisioni facili”

Pubblicato il 30 gennaio 2020 alle 10:04 in America Latina Brasile

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I morti per mano della polizia superano ogni record a Rio de Janeiro nel 2019, mentre il tasso di criminalità registra un calo mai registrato, tendenza, quest’ultima, che si estende al resto del Brasile, uno dei paesi con i tassi di violenza più alti del mondo. Nello stato di Rio 1.810 persone sono morte a seguito di interventi di polizia, la cifra più alta negli ultimi due decenni. I 3.995 omicidi violenti registrati nello stato, allo stesso tempo, rappresentano un record, il tasso di omicidi il più basso dal 1991, secondo i dati ufficiali del governo statale. Sebbene i politici sostenitori della “mano dura” della polizia si vantino dell’efficacia, numerosi specialisti brasiliani di pubblica sicurezza avvertono che i fenomeni non sono collegati e parlano di “uccisioni facili” da parte della polizia. 

Quando ha reso noto il bilancio annuale della violenza, il governatore di Rio, Wilson Witzel, ha twittato la scorsa settimana: “La nostra politica di sicurezza ha prodotto risultati positivi mese dopo mese”. Witzel aveva promesso di indurire la repressione dei crimini violenti durante la campagna elettorale del 2018, affermando: “la polizia mirerà alla testa e… fuoco” contro persone sospette armate. Nei suoi tweet, Witzel, che è stato magistrato e militare, elencava le statistiche, che riflettono anche una notevole riduzione del numero di morti in rapine. L’esperto della Rete di osservatori della sicurezza, Pablo Nunes, spiega che “è improbabile che le variazioni dei tassi di omicidio e dei morti per mano della polizia siano correlate. Quando analizziamo i quartieri e le città dello stato di Rio, nella maggior parte dei casi, in cui i decessi per mano della polizia aumentano,  aumentano anche  gli omicidi, o al meno si stabilizzano e viceversa”. Secondo l’analista, dunque, la polizia uccide criminali nelle zone della città dove i crimini non diminuiscono.

Ilona Szabó, specialista in Pubblica sicurezza, avverte che “a volte le riduzioni del crimine vengono utilizzate per legittimare l’abuso di uso della forza da parte della polizia. La relazione, tuttavia, è falsa”, in un articolo apparso mercoledì 29 gennaio sul quotidiano a Folha de S.Paulo. Daniel Cerqueira, del Forum sulla sicurezza pubblica del Brasile, concorda: “La retorica del governatore è falsa. Statisticamente non vediamo alcuna relazione”. L’esperto aggiunge che, in ogni caso, “la violenza della polizia stimola la violenza in generale”.

Il calo del numero di omicidi nell’ultimo anno, il primo al potere del presidente Jair Bolsonaro, si estende in tutto il Brasile in generale. È uno dei dati che di cui il presidente di destra presume maggiormente e influenza il recente aumento della sua popolarità in tutto il paese, per anni tra i più violenti del mondo. Con 30 omicidi ogni 10.000 abitanti, nel 2017 il Brasile era il dodicesimo paese per tasso di omicidi nel mondo. La specialista Ilona Szabó avverte che ci sono “leader che stanno riducendo problemi complessi a opposizioni binarie e stanno rafforzando la violenza come soluzione”, un chiaro attacco al presidente Bolsonaro e al governatore Witzel. Mercoledì 29 gennaio il governo ha autorizzato i proprietari di armi legalmente registrati a comprare un numero di munizioni quattro volte superiore rispetto al limite previsto nel 2019.

Lo Stato di Rio de Janeiro, in cui vivono 17 milioni di brasiliani, si distingue a livello nazionale e internazionale per l’alto numero di criminali o presunti tali uccisi dalla polizia. Le 1.810 persone uccise negli interventi di polizia nel 2019 contrastano con le 697 morte a San Paolo e le 95 uccise dalla polizia argentina a Buenos Aires. In America Meridionale solo Caracas, in piena convulsione politico-sociale, registra tassi più alti.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo e portoghese

di Redazione

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