Libia: 3 bambini uccisi a Tripoli da colpi di artiglieria

Pubblicato il 29 gennaio 2020 alle 17:03 in Africa Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

A Tripoli, 3 bambini sono stati uccisi e uno è rimasto ferito da colpi di artiglieria esplosi mentre andavano a scuola. È quanto ha riferito un quotidiano libico, Libya Akhbar, citato dall’agenzia di stampa Ansamed, martedì 28 gennaio. Secondo la fonte, la notizia è stata accertata ufficialmente dal Ministero della Sanità libico, il quale ha parlato di “granate vaganti”. Un’emittente televisiva qatarina ha invece sostenuto che almeno uno dei colpi sarebbe stato sparato da forze militari legate al generale Khalifa Haftar. L’episodio è avvenuto nel quartiere di Badri, circa 5 chilometri a Sud di Tripoli. I bambini, tra i 9 e i 12 anni, sarebbero stati colpiti, secondo quanto reso noto da un’altra fonte libica, l’emittente Libya al-Ahrar, “dopo che le milizie di Haftar hanno sparato un obice caduto davanti alla loro casa”.

Nel contempo, un comunicato della Missione di Supporto dell’ONU in Libia (UNSMIL), pubblicato il 27 gennaio, ha rivelato che, nel 2019, la guerra di Tripoli, cominciata il 4 aprile con l’assedio della capitale da parte dell’Esercito nazionale libico (LNA) di Haftar, ha provocato la morte di almeno 287 civili e il ferimento di circa 370 persone, con un 60% delle vittime causate da raid aerei. In tale rapporto, le Nazioni Unite chiedono anche l’apertura immediata di un’indagine per accertare le responsabilità in merito all’attacco aereo, compiuto il 2 luglio contro il centro migranti di Tajoura, in cui furono uccise 53 persone. Il governo di Tripoli aveva accusato le forze del generale Khalifa Haftar o uno dei suoi alleati internazionali di essere responsabili dell’aggressione. Dall’altra parte, il comandante della Cirenaica aveva negato ogni coinvolgimento e aveva affermato che i suoi uomini erano soliti attaccare solo postazioni militari. “Come ho già detto in precedenza, l’attacco di Tajoura potrebbe equivalere a un crimine di guerra”, è tornata a ribadire nel comunicato dell’UNSMIL, Michelle Bachelet, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

Il ministro degli Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha affrontato il problema delle violazioni della tregua in Libia durante due conversazioni telefoniche tenute con i suoi omologhi tedesco, Haiko Maas, e austriaco, Alexander Schallenberg. Nel corso dei dialoghi, Di Maio ha poi ribadito l’impegno dell’Italia nel cercare di portare le due parti del conflitto a un rispetto effettivo della tregua, in modo da riprendere il dialogo politico e i lavori avviati con la Conferenza di Berlino del 19 gennaio. Durante tale vertice, le parti hanno concordato 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, sia in termini economici, che politici e militari. A livello economico, l’attenzione è stata posta sulle riforme da intraprendere. Sul versante militare, la parti hanno concordato la formazione di un Comitato incaricato del monitoraggio e della supervisione del cessate il fuoco. A livello politico, l’incontro di Berlino ha esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e ad indire elezioni libere, inclusive ed eque.

Parallelamente, però, gli scontri a Tripoli non si sono arrestati e, nella sera del 27 gennaio, le forze di Haftar e quelle tripoline hanno combattuto a Sud della capitale e ad Est della zona di Abu Qurayn, città situata a 118 km a Sud di Misurata e 138 km a Ovest di Sirte. Il portavoce dell’ufficio media per le informazioni militari di Tripoli, Abdel-Malik al-Madani al-Madani, ha aggiunto che tali ultimi scontri hanno causato la morte di diversi combattenti di Haftar, di cui sono stati identificati 18 corpi. Secondo fonti locali, anche 4 membri tripolini sarebbero stati uccisi nelle offensive.

Al-Madani ha poi accusato gli Emirati Arabi Uniti di continuare a sostenere militarmente le forze dell’LNA. Ciò è testimoniato dai 37 voli effettuati tra il 12 ed il 26 gennaio, verificati da unità di monitoraggio ed intelligence, volti a trasferire uomini e munizioni a supporto dell’esercito di Haftar. In tale quadro, continuano le condanne e gli inviti al cessate il fuoco da diversi attori a livello internazionale. In particolare, il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite, Stéphane Dujarric, riferendosi a quanto riportato dalla Missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia, ha affermato che negli ultimi dieci giorni, e quindi successivamente alla conferenza di Berlino, sono state registrate diverse violazioni dell’embargo e del cessate il fuoco nella Libia sia orientale sia occidentale. Non da ultimo, molti aerei stranieri sono atterrati nel Paese per fornire combattenti, consiglieri e munizioni alle parti impegnate nel conflitto.

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Chiara Gentili 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.