Italia e Gibuti siglano accordo di cooperazione militare

Pubblicato il 29 gennaio 2020 alle 19:30 in Gibuti Italia

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Il ministro della Difesa italiano, Lorenzo Guerini, ha incontrato, a Roma, il suo omologo del Gibuti, Mohamed Bourhan, con il quale ha siglato un accordo di cooperazione militare.

È quanto rivelato, mercoledì 29 gennaio, dal Ministero della Difesa italiano, il quale ha altresì specificato che l’accordo siglato prevede la cooperazione nel settore della ricerca e dello sviluppo, oltre che nel supporto logistico e nell’acquisizione di nuovi prodotti e servizi per la difesa. In aggiunta, rivela il comunicato stampa del Ministero italiano, i due ministri hanno concordato l’avvio di attività formative e addestrative a favore delle Forze Armate del Gibuti, attraverso scambi di esperienze, incontri, corsi formativi ed esercitazioni congiunte.

Parallelamente, secondo quanto rivelato da Guerini sul suo profilo Twitter, l’accordo di cooperazione militare prevede anche protocolli relativi alla lotta alla pirateria e alla sicurezza marittima.

Il vertice tra i due omologhi, come sottolineato dal Dicastero di Roma, è giunto nell’ambito del consolidamento delle relazioni bilaterali tra Italia e Gibuti, il quale rappresenta uno dei Paesi di interesse strategico per Roma.

Nello specifico, annunciando gli interessi prioritari dell’Italia, lo scorso 30 ottobre, Guerini aveva rivelato che questi si si collocano nel “Mediterraneo allargato”, un’area comprensiva di 4 regioni geografiche: MENA, Sahel, Corno d’Africa e Balcani. Il Mediterraneo allargato, si legge nel documento, chiama in causa il tema dell’immigrazione, della sicurezza energetica e dell’ottenimento di materie prime, fattori che rendono la stabilità di tale area una “esigenza vitale” del Paese.

Il Gibuti è parte del Corno d’Africa, area dove, secondo il documento programmatico della Difesa, l’impegno italiano potrà essere rivisto.

Attualmente, secondo il documento di riepilogo delle missioni in corso, il contingente italiano in Gibuti è composto da 92 militari, i quali prestano servizio presso la Base Militare Italiana di Supporto (BMIS). In aggiunta, il contingente nazionale dispone di 18 mezzi terrestri. Al comando della BMIS, dal 2 novembre 2019, vi è il Colonnello Michele Chiedi, subentrato al Capitano di Vascello Liborio Francesco Palombella.

La missione in Gibuti, secondo quanto si apprende dal Ministero, è stata avviata nel dicembre 2012, al fine di supportare le esigenze militari nazionali che emergono nel Corno d’Africa, in particolare per quanto riguarda le attività anti-pirateria nel Golfo di Aden, nel bacino somalo e nell’Oceano Indiano.

In termini mondiali, secondo l’ultimo rapporto annuale sulla pirateria, pubblicato dall’Ufficio marittimo internazionale (IMB), l’impatto della pirateria risulta generalmente diminuito, essendo passato da 201, nel 2018, a 162, nel 2019.

L’area geografica che è teatro del maggior numero di sequestri di equipaggi è il Golfo di Guinea, le cui acque si estendono per migliaia di chilometri dall’Angola al Senegal. Tale bacino ha, nel 2019, superato per numero di attacchi il Golfo di Aden, adiacente alla Somalia, ed è attualmente considerato il più pericoloso per atti di pirateria. Gli attacchi nel Golfo di Guinea, che ospita due dei maggiori produttori di petrolio dell’Africa sub-sahariana, la Nigeria e l’Angola, hanno seriamente compromesso il traffico commerciale internazionale e inflitto pesanti costi economici alla regione. Nel passato, i pirati erano soliti attaccare le petroliere, ma, nell’ultimo periodo, sono stati presi di mira anche semplici equipaggi di imbarcazioni commerciali, sequestrati per chiedere il riscatto. La maggior parte delle turbolenze ha origine nel Delta del Niger, in Nigeria, una base per i pirati che usano motoscafi ad alta potenza per razziare le navi di passaggio e rapire gli equipaggi.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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