Diga africana: nuovo round di colloqui a Washington tra Etiopia, Egitto e Sudan

Pubblicato il 29 gennaio 2020 alle 10:54 in Egitto Etiopia USA e Canada

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I ministri di Etiopia, Egitto e Sudan si sono incontrati a Washington, martedì 28 gennaio, per iniziare l’ultimo round di colloqui sulle operazioni di riempimento e funzionamento della grande diga africana (GERD). Le negoziazioni vertono sugli aspetti tecnici e legali del progetto e mirano a raggiungere il consenso sulla firma di un accordo condiviso da tutte le parti. Oltre alle delegazioni africane, composte dai ministri degli Esteri e da quelli delle Acque dei tre Stati del continente, partecipano all’incontro anche gli alti funzionari americani e i rappresentanti della Banca Mondiale. Gli ultimi colloqui a Washington si erano tenuti tra il 13 e il 15 gennaio e avevano messo in luce una serie di difficoltà da superare in vista della definitiva risoluzione della controversia. Ciononostante, il portavoce del ministro delle Acque e dell’Irrigazione egiziano, Mohamed al-Sebaei, aveva dichiarato, il 21 gennaio, che i tre Paesi si stanno impegnando a raggiungere un accordo dettagliato e duraturo basato sulla cooperazione di tutti gli attori in questione. Gli Stati, secondo quanto rivelato da Al-Sebaei, si sarebbero già accordati su 6 punti, incluso quello più critico, ovvero il riempimento della diga in fasi e in maniera “adattabile e cooperativa”, tenendo conto delle condizioni idrologiche del fiume Nilo Blu e del potenziale impatto sulla regione. Secondo le regole concordate dai tre Paesi africani, il riempimento dovrebbe avvenire durante la stagione delle piogge, che generalmente cade tra luglio, agosto e settembre, a seconda delle condizioni metereologiche. Il riempimento iniziale della diga, che dovrebbe cominciare a luglio, raggiungerà un livello di 595 metri sopra il livello del mare e provvederà a fornire un’iniziale generazione di elettricità, predisponendo allo stesso tempo apposite misure precauzionali per Egitto e Sudan durante i periodi di siccità intensa. Le fasi successive saranno definite secondo un sistema che deve ancora essere concordato dalle parti.

L’Etiopia, da cui origina il Nilo azzurro, che si unisce al Nilo bianco e scorre verso l’Egitto, ha avviato la realizzazione della Grand Ethiopian Renaissance Dam (GERD) nel 2011, promettendo di non interrompere il flusso del fiume e sostenendo che il progetto avrebbe incrementato il potenziale elettrico di tutta la regione. Il Sudan, anch’esso coinvolto nei negoziati, spera di poter usufruire dei vantaggi della GERD acquistando l’elettricità prodotta dalla diga. L’Egitto, invece, ha sempre mostrato grande preoccupazione in merito al progetto e teme che la diga possa intaccare il suo fabbisogno idrico, dipendente al 90% dalle acque del fiume Nilo. Il quadro delle trattative è complicato anche dall’esistenza di due trattati, stipulati nel 1929 e nel 1959, che regolano la gestione delle acque del Nilo e dei suoi affluenti, attribuendo al Cairo una percentuale maggiore rispetto all’Etiopia e al Sudan, corrispondente a circa 55 miliardi di metri cubi.

Le sedute per discutere i lavori da intraprendere sulla diga erano ricominciate il 15 settembre, dopo che l’ultimo incontro tra il presidente al-Sisi e il premier Abiy Ahmed si era tenuto a luglio 2018. Da settembre, tuttavia, i progressi sono stati altalenanti, con frequenti accuse reciproche di insufficiente collaborazione e di eccessiva “inflessibilità”. Le speranze si sono poi riaccese a metà ottobre, quando, qualche giorno prima del vertice di Sochi, organizzato dal presidente russo Vladimir Putin il 23 e il 24 ottobre, le parti hanno accettato di riprendere le negoziazioni e di avallare l’intervento di mediatori esterni che potessero dare il loro contributo per risolvere la situazione. Risale a novembre l’intervento dell’amministrazione Trump che ha invitato i ministri degli Esteri di Egitto, Etiopia e Sudan a discutere congiuntamente del gigantesco progetto della diga, con l’imprescindibile mediazione di Washington. Da quel momento, sono stati 4 gli incontri tenutisi negli Stati Uniti in merito alla GERD.

La costruzione del più grande sistema idroelettrico africano dovrebbe generare più di 6.000 megawatt di elettricità. A gennaio, il Ministero dell’Acqua e dell’Energia etiope aveva garantito che, nonostante gli ultimi ritardi e le trattative in sospeso, la diga avrebbe cominciato la sua produzione a fine 2020 e sarebbe diventata pienamente operativa nel 2022. Attualmente, la GERD, dal costo di circa 4 miliardi di dollari, è al 70% del suo completamento. Si pensa che la diga, una volta terminata, renderà l’Etiopia uno dei principali produttori di energia della regione dell’Africa orientale.

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Chiara Gentili 

di Redazione

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