Colombia: 1.500 indigeni prigionieri di gruppi armati

Pubblicato il 29 gennaio 2020 alle 9:38 in America Latina Colombia

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Circa 1.500 membri di comunità indigene nella Colombia nordoccidentale sono confinati nei loro villaggi a causa di scontri tra gruppi armati illegali, ha denunciato l’Organizzazione indigena di Antioquia, dipartimento del nord-ovest della Colombia.

“Denunciamo all’opinione pubblica nazionale e internazionale il confinamento, le minacce e lo sfollamento forzato di cui la popolazione civile dell’occidente del dipartimento di Antioquia è vittima, a seguito delle azioni delle strutture armate al di fuori della legge presenti nei nostri territori” – ha denunciato l’Organizzazione in una nota, in cui si afferma che le comunità di sette villaggi sono nei fatti prigioniere delle bande armate, che rendono impossibile agli indigeni uscire dai villaggi e lavorare la terra.

Secondo la denuncia, sin dallo scorso 19 gennaio, le comunità di Amparradó Alto, Amparradó Medio, Amoladora, Cañaveral, Antadó Guabina, Cañaveral Arenera e Genaturadó rimangono confinate nei villaggi dopo uno scontro a fuoco, durato oltre quattro ore, tra gruppi armati illegali nelle zone di Amparradó Alto e Amparradó Medio, che ha causato terrore negli abitanti.

Gli abitanti del villaggio “oggi compiono 10 giorni di reclusione e sfollamento forzato all’interno e al di fuori del territorio ancestrale” – ha affermato l’Organizzazione indigena di Antioquia, che inoltre ha ricordato che la presenza di strutture armate illegali nella regione è stata denunciata da settimane dall’Organizzazione stessa, dal Mediatore (il Difensore civico) e dall’Ufficio interetnico per la pace.

A questo proposito, l’Organizzazione ha sottolineato di aver richiesto “azioni urgenti” affinché vengano affrontate le denunce dei difensori dei diritti umani “e che ci sia un accompagnamento umanitario in queste comunità”.

L’Organizzazione indigena ha anche chiesto agli attori armati legali e illegali di rispettare la vita delle comunità e dei loro territori, e il Ministero Pubblico “ha attivato l’assistenza umanitaria d’emergenza” per le popolazioni che restano confinate “evitando un massiccio spostamento forzato verso i centri municipali”.

Infine, ha chiesto al governo centrale e alle autorità regionali e locali di condurre una missione umanitaria che consenta di verificare e urgentemente la protezione, la salute, l’istruzione e la situazione alimentare di queste comunità.

Il governo di Bogotà non si è pronunciato sulla situazione.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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