Afghanistan: nuovo attentato mortale a Kunduz

Pubblicato il 29 gennaio 2020 alle 17:07 in Afghanistan Asia

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Almeno 13 forze di sicurezza afgane sono state uccise e molte altre persone sono rimaste ferite a seguito di un nuovo attacco dei talebani nella provincia settentrionale di Kunduz. 

Le vittime sono 8 soldati e 4 poliziotti e l’assalto si è verificato durante la notte tra il 28 e il 28 gennaio. Altre 3 persone sono state catturate dai talebani, secondo quanto riferito dal consigliere provinciale, Safiullah Amiri. I militanti islamisti hanno lanciato l’attacco contro le postazioni di sicurezza nel distretto Dasht-e Archi di Kunduz, da diverse direzioni. Gli scontri sono continuati fino alla mattina, stando a quanto ha dichiarato il governatore distrettuale, Saduddin Sayyed. Questo ha anche confermato che i talebani hanno portato via numerose armi, ma i posti di blocco erano tornati sotto il controllo delle forze governative.

Questo ultimo episodio si unisce ad una lista di violenze che stanno lacerando il Paese. Nella serata di lunedì 27 gennaio, mentre a Sud-Ovest di Kabul precipitava un bombardiere USA E-11A, a Nord-Est della capitale un gruppo di talebani ha teso un assalto contro le forze di polizia locali. I combattenti hanno superato un posto di blocco e sono stati in grado di fare irruzione nel complesso con facilità, grazie alla complicità di un agente all’interno. I dettagli sull’operazione talebana sono stati forniti da Mabobullah Ghafari, consigliere provinciale di Baghlan. Anche un funzionario della polizia locale, parlando protetto dalla garanzia di anonimato, ha confermato che i militanti devono essere stati aiutati dall’interno. Un portavoce dei combattenti talebani, Zabiullah Mujahid, ha dichiarato che le vittime dell’assalto sarebbero 17, aggiungendo che un ufficiale è stato preso in ostaggio. Tuttavia, tali informazioni non sono state confermate. 

Le violenze stanno riportando riflettori sulla missione più lunga degli Stati Uniti all’estero, quella in Afghanistan, in una guerra che vede la partecipazione statunitense da ben 19 anni. A seguito della fine dell’invasione dell’Unione Sovietica in Afghanistan, dal 1979 al 1989, i talebani avevano guadagnato il controllo di gran parte del Paese, nel 1996. Tuttavia, il territorio montuoso afghano era diventato un paradiso per la crescita e l’organizzazione del terrorismo islamico. Dopo essere stati decimati da un’intervento degli Stati Uniti, nel 2001, e da uno della NATO, nell’agosto 2003, i talebani hanno mantenuto alcune roccaforti, dalle quali tentano di riprendere il controllo del governo centrale. Il più recente round di negoziati tra gli Stati Uniti e i talebani a Doha era iniziato il 7 dicembre 2019 e mirava a negoziare un ritiro delle forze armate USA, in cambio della fine degli assalti e di una serie di assicurazioni da parte dei militanti islamisti. Nonostante i rappresentanti USA e i media afghani riferissero di progressi diplomatici consistenti, le violenze nel Paese continuavano ad essere all’ordine del giorno.

Infine, i colloqui sono stati sospesi a seguito dell’attacco dell’11 dicembre 2019 contro una struttura medica, nei pressi della base militare degli Stati Uniti a Bagram. L’esplosione era avvenuta alle 6 del mattino, ora locale, nell’area nota come Jan Qadam, nel distretto di Bagram. Due civili sono morti ed altri 73 sono stati feriti nell’assalto. Inoltre, la sera del 23 dicembre 2019, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti aveva comunicato che un soldato delle forze speciali statunitensi era stato ucciso in Afghanistan. Si trattava del sergente Michael J. Goble, 33 anni, di Washington Township, New Jersey. Tuttavia, a partire dal 20 gennaio 2020, è iniziato un altro round di colloqui tra il rappresentante speciale USA in Afghanistan, Zalmay Khalilzad, e il capo negoziatore dei talebani, il Mullah Abdul Ghani Baradar. Tuttavia, il 24 gennaio, i talebani hanno espresso frustrazione per quelle che hanno descritto come ulteriori richieste statunitensi nei colloqui di pace, anche dopo che il gruppo aveva offerto una “riduzione della violenza”. Non hanno, tuttavia, specificato quali fossero le nuove richieste di Washington.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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