Telefonata tra Trump e Erdogan su Siria e Libia

Pubblicato il 28 gennaio 2020 alle 9:11 in Turchia USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, il 27 gennaio, durante la quale i leader hanno discusso degli sviluppi in Siria e in Libia.  

“I due leader hanno parlato della necessità di eliminare le interferenze straniere e mantenere il cessate il fuoco in Libia. I leader hanno poi concordato sul fatto che la violenza in atto a Idlib, in Siria, deve cessare”, ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca, Judd Deere, in un post su Twitter. Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa turca, Anadolu, Trump ha espresso le sue condoglianze al presidente Erdogan per il terremoto che ha colpito la Turchia orientale, il 24 gennaio. Il sisma di magnitudo 6,8 ha scosso la provincia orientale di Elazig, causando la morte di 41 persone, secondo la Disaster and Emergency Management Authority (AFAD). Le scosse sono state avvertite anche nei Paesi vicini, tra cui Siria e Georgia. Solo successivamente, i due presidenti avrebbero discusso anche delle questioni regionali, in particolare della situazione in Siria e Libia, nonché delle relazioni bilaterali. Tuttavia, non sono disponibili maggiori informazioni sul colloquio. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale. Gli Stati Uniti hanno un buon rapporto con il generale di Tobruk, ma dichiarano di supportare una soluzione politica al conflitto, mentre Haftar continua a ricercare una vittoria militare. 

A seguito di un vertice a sorpresa tra Turchia e Tunisia, tenutosi il 25 dicembre, Erdogan ha annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo nazionale (GNA), contro l’esercito del generale Haftar. Ancor prima, il 27 novembre, il capo di Stato turco aveva firmato con il GNA alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, oltre che nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Alla luce di ciò, il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia il 26 dicembre, a cui ha fatto seguito la risposta del Parlamento turco, del 2 gennaio, il quale ha approvato un decreto con cui Erdogan sarebbe stato autorizzato ad inviare truppe in Libia. Da allora, aiuti militari, rinforzi e consiglieri turchi si sono diretti a Tripoli. La Turchia ha, però, ribadito più volte che l’obiettivo non è combattere sul campo, ma contribuire all’addestramento delle truppe tripoline.

La guerra civile in Siria, invece, è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. I ribelli, dissidenti del regime, sono sostenuti dalla Turchia. Il 9 gennaio, Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man, tra cui Khan al-Subl, al-Hartamyeh, e Maasaran. Gli attacchi hanno avuto inizio nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nel pomeriggio del medesimo giorno e nelle settimane successive.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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