Repubblica Ceca pianifica invio di soldati nel Sahel

Pubblicato il 28 gennaio 2020 alle 16:10 in Mali Repubblica Ceca

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Il piano del Ministero della Difesa della Repubblica Ceca, volto a dispiegare truppe nel continente africano, è stato approvato, lunedì 27 gennaio, dal governo di Praga. Il personale dell’esercito si unirà al contingente francese presente in Africa occidentale nell’ambito dell’operazione Barkhane, la più grande missione militare di Parigi d’oltremare. Tuttavia, per entrare effettivamente in azione, il piano necessita dell’approvazione del Parlamento ceco. Se il decreto dovesse passare, è previsto lo schieramento di forze militari nel Sahel fino alla fine del 2022. Al momento, la Repubblica Ceca possiede già 120 soldati schierati in Mali come parte di una missione di addestramento dell’Unione Europea. La European Union Training Mission in Mali (EUTM Mali) è stata approvata il 17 gennaio 2013 dai Ministri degli Affari Esteri dell’Unione Europea. La missione possiede compiti di addestramento, formazione e supporto logistico alle Forze Armate Governative dello Stato del Mali.

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale. I 4.500 militari francesi presenti nel Sahel si trovano al momento impantanati, senza indicazioni precise su come muoversi. 

La Francia si è impegnata a inviare altri 220 soldati nel Sahel, come stabilito alla conferenza di Pau, tenuta dal presidente Emmanuel Macron il 13 gennaio. L’incontro, al quale hanno partecipato i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania, è servito per rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e ha decretato la creazione di un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo. La “coalizione per il Sahel” dovrebbe unire insieme le forze della Francia, del G5 Sahel e di altri Paesi alleati. Il G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Secondo quanto dichiarato dalla ministra della Difesa francese, Florence Parly, recatasi a Bamako il 20 gennaio, la nuova coalizione lancerà nelle prossime settimane diverse operazioni militari al confine tra Burkina Faso, Niger e Mali.

Il Mali è uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, minacciata soprattutto dall’insorgenza dei movimenti islamisti. Il Paese ha dovuto dapprima affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord nel 2012, ma da allora sono stati migliaia i soldati ed i civili uccisi. La sicurezza del Mali è poi peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso Burkina Faso e Niger, nonostante la presenza di 4.500 truppe francesi nella regione del Sahel, e una forza di pace delle Nazioni Unite composta da 13.000 membri, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA). Secondo quanto riferito da fonti locali, più di 140 soldati maliani sono morti in attacchi condotti tra settembre e dicembre 2019.

In tale quadro, le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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