Migranti: emergenze sulla rotta balcanica, Ungheria spara colpi di avvertimento

Pubblicato il 28 gennaio 2020 alle 18:30 in Immigrazione Ungheria

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Un gruppo di 60 migranti ha tentato di oltrepassare illecitamente una recinzione creata nel 2015 dalle autorità ungheresi, le quali hanno sparato colpi di arma da fuoco.

È quanto rivelato, martedì 28 gennaio, da ANSAmed, il quale ha altresì aggiunto che i colpi di pistola sono stati sparati dalle autorità come segnale di avvertimento, al fine di ostacolare il tentativo dei migranti di oltrepassare la recinzione al confine tra Serbia e Ungheria.

Nello specifico, secondo le dichiarazioni della portavoce della polizia ungherese, Silvia Sabo, le autorità hanno sparato 3 colpi di pistola in aria e, subito dopo, i migranti sono scappati. Tuttavia, il sito riporta anche che 4 migranti sono riusciti a oltrepassare la frontiera, ma sono stati immediatamente fermati dalle autorità e arrestati.

La polizia informa altresì che non vi sono stati danni o feriti e che l’incidente è avvenuto intorno alle 5:30 del mattino, presso il punto di attraversamento della frontiera di Horgos-Reske 2, il quale è stato successivamente chiuso al traffico.

Horgos-Reske, secondo quanto ricostruito dal quotidiano, era già stato al centro delle tensioni nel 2015, nel pieno della crisi migratoria. In tale anno, centinaia di migliaia di migranti avevano cercato di raggiungere l’Europa scegliendo la rotta balcanica e passando per l’Ungheria. Nello stesso anno, l’allora premier ungherese, ancora in carica, Viktor Orban, aveva dunque deciso di costruire una fortificazione lungo l’intero confine con la Serbia. Proprio ad Horgos Reske, inoltre, nel 2015 si erano verificati forti scontri tra le autorità e i migranti.

Il numero di migranti che sceglie la rotta balcanica per raggiungere clandestinamente l’Europa dall’Ungheria, riporta ANSAmed, è cresciuto vigorosamente negli ultimi mesi. Lo stesso trend, aggiunge il quotidiano, si verifica anche al confine tra la Bosnia e la Croazia, anch’esso membro dell’Unione Europea.

La rotta balcanica, specifica la Fondazione Thomson Reuters, ripresa da InfoMigrants, rappresenta uno degli snodi principali per l’ingresso dei migranti nei Paesi dell’Europa occidentale. Secondo i dati diffusi da Europol, facenti riferimento al 2018, tale rotta è stata teatro di circa 6.600 casi di traffico di migranti, l’80% dei quali in situazioni rischiose per la propria incolumità.

Il Paese balcanico che ha attratto maggiormente l’attenzione dei media in materia di immigrazione è la Bosnia, dove, nonostante la chiusura del campo profughi di Vucjak, nei pressi della Croazia, i migranti continuano a cercare di oltrepassare i confini a Nord del Paese, nel tentativo di raggiungere l’Europa passando per la Croazia.

Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Bosnia ed Erzegovina si trova nello snodo migratorio tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ad oggi, rende noto l’IOM, il ritorno delle persone disperse e l’aumento delle cifre relative all’immigrazione clandestina, soprattutto in riferimento al traffico e alla tratta di migranti, fanno sì che l’immigrazione rappresenti una delle maggiori sfide al recupero e allo sviluppo della Bosnia ed Erzegovina del dopoguerra.

Stando ai dati diffusi da Reuters, la Bosnia ha accolto, a partire dal 2018, circa 40.000 migranti nel Paese, di cui circa 7.300 si sono stabilizzati nei pressi del campo di Vucjak, nella speranza di riuscire ad attraversare il confine con la Croazia e proseguire per i Paesi dell’Europa occidentale. Secondo le stime, circa il 20% dei migranti è rappresentato da bambini. Stando all’ultimo report regionale dell’IOM, pubblicato nel settembre 2018, i migranti rilevati in Bosnia fino all’aprile 2018 erano principalmente di origine siriana, libica, pakistana, afghana, palestinese, irachena, iraniana, algerina e kosovara. 

 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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