Libia: Italia ne discute con Germania e Austria

Pubblicato il 28 gennaio 2020 alle 20:30 in Italia Libia

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Il Ministro degli Affari Esteri italiano, Luigi Di Maio, ha discusso di Libia con i suoi omologhi della Germania, Haiko Maas, e dell’Austria, Alexander Schallenberg.

È quanto rivelato, martedì 28 gennaio, da ANSAmed, il quale ha altresì aggiunto che nel corso dei due vertici telefonici, Di Maio ha avuto modo di esprimere la sua profonda preoccupazione per le violazioni della debole tregua raggiunta in Libia.

Nel corso dei dialoghi con i due omologhi, inoltre, Di Maio ha ribadito l’impegno dell’Italia a portare le due parti del conflitto libico a raggiungere e rispettare la tregua, al fine di riprendere il dialogo politico e i lavori avviati con la Conferenza di Berlino dello scorso 19 gennaio.

Tale Conferenza aveva coinvolto diverse parti a livello internazionale, compresi Haftar e Serraj. Al termine della Conferenza, sono state concordate 3 strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, sia in termini economici, sia politici, sia militari. A livello economico, l’attenzione è stata posta sulle riforme da intraprendere. Sul versante militare, la parti avevano concordato la formazione di un Comitato incaricato del monitoraggio e della supervisione del cessate il fuoco. A livello politico, l’incontro di Berlino aveva esortato tutti i partiti libici a porre fine al periodo di transizione e ad indire elezioni libere, inclusive ed eque.

In merito al risultato raggiunto in seguito alla Conferenza promossa dalla Germania, l’Italia si era detta soddisfatta. Nello specifico, nel corso delle dichiarazioni rilasciate alla stampa al termine del vertice, il premier italiano, Giuseppe Conte, e il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, avevano confermato la disponibilità dell’Italia ad impegnarsi a monitorare la pace in Libia. Perché ciò avvenga, tuttavia, sarà necessario un primo passaggio in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

In aggiunta, secondo quanto rivelato alla stampa, Conte ha avuto un vertice bilaterale sulla Libia con il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, il quale ha confermato l’interesse degli Stati Uniti in materia di Libia. A tal proposito, secondo le rivelazioni di Conte, gli Stati Uniti intendono coordinarsi con l’Italia e con gli altri Paesi coinvolti. Ciò era emerso anche in occasione del vertice tra il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, e il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, il quale aveva richiesto a Washington di spendere il proprio peso politico per assicurare che un cessate il fuoco definitivo e per consentire il prosieguo della Conferenza di Berlino.

Nonostante gli sforzi diplomatici, in Libia continuano gli scontri sul campo. Nella stessa giornata del vertice telefonico tra Di Maio, Haas e Schallenberg, il governo di Tripoli ha annunciato l’abbattimento, da parte delle proprie forze aeree, di un drone emiratino nell’Est di Misurata, il quale era in procinto di fornire assistenza alle forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar. Il giorno precedente, il portavoce dell’Esercito Nazionale Libico, Ahmed al-Mismari, aveva affermato che la soluzione in Libia non era perseguibile attraverso mezzi politici, ma attraverso armi e battaglie, e che la partecipazione dei propri rappresentanti e membri alle conferenze sulla Libia ha il semplice obiettivo di ascoltare la comunità internazionale. 

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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