Libano: la reazione di Washington di fronte a un Paese controllato da Hezbollah

Pubblicato il 28 gennaio 2020 alle 11:06 in Libano USA e Canada

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Un rapporto esclusivo ha rivelato che gli Stati Uniti prevedono di interrompere i propri aiuti verso il Libano, a seguito della formazione di un nuovo governo sostenuto da Hezbollah.

L’annuncio circa il nuovo esecutivo libanese risale al 21 gennaio, ed è giunto, in particolare, dal premier designato, Hassan Diab, a seguito di consultazioni tra il capo di Stato, Michel Aoun, e i diversi partiti politici, tra cui Hezbollah. Fin da subito, diverse parti avevano evidenziato come si trattasse di un governo controllato esclusivamente da quest’ultimo, il quale aveva fortemente sostenuto la nomina di Diab, il 19 dicembre, ed ha successivamente esercitato pressione per assegnare determinati compiti a determinate personalità.  Ciò dimostrerebbe un crescente ruolo del movimento, appoggiato da Teheran e considerato un gruppo terroristico da Stati Uniti e Israele.

Stando a quanto rivelato dal quotidiano statunitense Free-Beacon, sin dalla formazione del nuovo esecutivo, l’amministrazione statunitense ha valutato la possibilità di interrompere o meno il sostegno finanziario e militare offerto a Beirut. Questo includerebbe un pacchetto di circa 105 milioni di dollari destinato alle forze armate libanesi. Il principale motivo è legato al ruolo di Hezbollah ed il conseguente sostegno di Teheran. In particolare, è stato il senatore Ted Cruz ad aver guidato la battaglia contro l’assistenza al Libano, promettendo in interromperla nel caso in cui si scopra che è Hezbollah a beneficiarne.

In tale quadro, stando ai documenti consultati dal quotidiano statunitense, Cruz aveva approfittato della nomina di Dorothy Shea, il candidato del Dipartimento di Stato all’ambasciata USA in Libano, per ottenere un impegno scritto, con cui si garantiva che gli aiuti di Washington non avrebbero beneficiato Hezbollah e che sarebbero stati diretti esclusivamente ai comuni non controllati da tale partito o da altre organizzazioni terroristiche. Dichiarazione che è effettivamente giunta.

Con la formazione del nuovo esecutivo di Beirut ciò che si poneva come eventualità ha assunto un carattere più realistico, ed ha dato vita a dibattiti nel panorama politico statunitense. Esperti di Free-Beacon hanno affermato che il governo recentemente eletto in Libano ha avvicinato il Paese a Hezbollah, e il Parlamento sarà composto da membri che appoggiano apertamente il gruppo terroristico e prendono i loro ordini da Teheran. Come evidenziato dal quotidiano, inoltre, nel caso in cui il capo della Casa Bianca, Donald Trump, decidesse di continuare ad aiutare il Libano, potrebbe essere accusato di un’inversione di rotta drammatica. In particolare, in un periodo di massima pressione contro l’Iran, sarebbe impensabile finanziare uno dei sostenitori di Teheran.

In tale quadro, un esperto libanese presso la Foundation for Defense of Democracies, Tony Badran, ha dichiarato al Free Beacon che, a differenza dei governi libanesi precedenti, quello appena formato non sta compiendo alcuno sforzo per celare i propri legami con Teheran. Inoltre, Badran ha evidenziato che tutte le scuse e gli stratagemmi sono oramai venuti meno e il blocco di Hezbollah è salito al potere in modo chiaro, senza più celarsi. Pertanto, è stato affermato, gli Stati Uniti dovranno tener conto di questo cambiamento e cominciare a considerare il Libano come uno dei tasselli della rete iraniana. “La nuova classe politica nel suo insieme è un partner junior di Hezbollah. Qualsiasi governo che emerge da questo sistema è per definizione un governo di Hezbollah” è stato affermato.

Nato nel 1982 come movimento di resistenza contro l’occupazione israeliana del Libano meridionale e in seguito evolutosi in un partito politico locale, Hezbollah, che in arabo significa “il Partito di Dio”, è un’organizzazione paramilitare sciita libanese che rappresenta un attore chiave nell’arena politica del Libano. Israele considera tale movimento sciita armato, sostenuto da Teheran, la più grande minaccia per il Paese proveniente dall’esterno dei confini nazionali.

Una diminuzione degli aiuti esteri potrebbe ulteriormente gravare su di un Paese vittima di una crisi economica e finanziaria, definita la peggiore sin dalla guerra civile del 1975-1990. Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate.

Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è dunque diminuito nel mercato parallelo e la carenza di valuta forte ha causato l’aumento dei prezzi e ha influito sulla fiducia nel sistema bancario. Pertanto, il Paese è alla ricerca di prestiti agevolati, pari a una cifra che oscilla tra i 4 ed i 5 miliardi di dollari. Questi dovrebbero provenire da donatori internazionali e servirebbero ad acquistare grano, carburante e medicinali.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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