La Gran Bretagna apre le porte ad Huawei, contro la volontà degli USA

Pubblicato il 28 gennaio 2020 alle 18:03 in Cina UK USA e Canada

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Nonostante le pressioni degli Stati Uniti, il governo britannico ha annunciato che consentirà al colosso delle telecomunicazioni cinese, Huawei, una partecipazione limitata allo sviluppo della rete 5G nel Paese.

Il governo britannico ha optato, quindi, per una una via di mezzo tra Huawei e Washington, consentendo alla società cinese di partecipare allo sviluppo del 5G, ma solo per quanto riguarda gli elementi “non centrali” della rete. Secondo il governo britannico, quindi, i dati sensibili come quelli relativi all’intelligence, alle forze armate o ai siti nucleari saranno protetti da eventuali rischi di infiltrazione. Il piano della Gran Bretagna è stato approvato dal Consiglio di Sicurezza Nazionale del Paese in una riunione presieduta dal premier, Boris Johnson, che si è svolta il 28 gennaio. L’esecutivo ora dovrà trasformare la proposta in legge, attraverso il Parlamento. È possibile che la Camera dei Comuni possa modificare il piano di Johnson allentando o rafforzando il controllo su Huawei. Tuttavia, a seguito di una vittoria schiacciante da parte del premier alle elezioni generali del 12 dicembre, il Parlamento è controllato con ampio margine dai conservatori. Secondo quanto riferito dal Washington Post, nel prendere tale decisione, Johnson è stato sottoposto a forti pressioni da parte dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che gli ha chiesto di impedire la partecipazione di Huawei allo sviluppo della rete 5G britannica. Gli USA affermano che il colosso cinese delle telecomunicazioni rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale e una minaccia per la condivisione di informazioni tra Stati Uniti e Gran Bretagna. Trump aveva chiamato Johnson per discutere questo tema, il 24 gennaio. 

Huawei, che ha respinto le accuse statunitensi definendole infondate, ha descritto l’annuncio della Gran Bretagna del 28 gennaio come “una vittoria”. “Huawei è rassicurata dalla conferma del governo del Regno Unito sul fatto che possiamo continuare a lavorare con i nostri clienti per continuare con il lancio del 5G”, ha affermato in una dichiarazione il vicepresidente dell’azienda, Victor Zhang. “Questa decisione, basata sull’evidenza, si tradurrà in un’infrastruttura di telecomunicazioni più avanzata, più sicura e più economica, adatta al futuro. Questa offre al Regno Unito l’accesso a tecnologie leader nel mondo e garantisce un mercato competitivo “, si legge nel documento, che sottolinea, inoltre, che Huawei è presente in Gran Bretagna da oltre 15 anni. In tale contesto, è necessario sottolineare che le prossime reti 5G superveloci alimenteranno il cosiddetto “Internet of Things”, che consente la connessione di dispositivi domestici, di trasporto e industriali, permettendogli di “dialogare” tra loro e di condividere costantemente i dati, alimentando tecnologie future come le auto senza conducente e gli elettrodomestici intelligenti. I sostenitori del progetto affermano che il 5G potrebbe inaugurare una “quarta rivoluzione industriale”. I critici, invece, temono che i sistemi consentiranno uno spionaggio diffuso, una raccolta di dati selvaggia e una conseguente perdita di privacy.

In tale contesto, gli Stati Uniti sostengono che anche una presenza limitata di Hawei in tali sistemi è ingombrante, poichè la distinzione tra elementi “centrali” e “non centrali” della rete è praticamente insignificante, perché è comunque possibile elaborare una quantità di dati enorme anche nella posizione in cui sarà Huawei. Anche i parlamentari britannici, i lobbisti del settore e gli attivisti nel campo della privacy sono divisi sul tema. Si aggiunge il fatto che, il 28 marzo 2019, i funzionari dell’intelligence britannica avevano fornito una valutazione di Huawei che rilevava rischi rilevanti per la sicurezza delle reti di telecomunicazione britanniche. Il documento affermava di aver riscontrato problematiche nei software dell’azienda “che creano nuove problematiche”. L’agenzia, che ha supervisionato il controllo di hardware e software Huawei, ha riferito di poter fornire “solo una garanzia limitata” rispetto ai rischi di lungo termine che l’utilizzo di queste apparecchiature potrebbe causare alla sicurezza nazionale. Tuttavia, la situazione potrebbe migliorare. Infatti, la stessa valutazione considera le correzioni che l’azienda cinese ha già programmato per i prossimi 3 e 5 anni e conferma che il piano di trasformazione di Huawei per risolvere i principali problemi “potrebbe, in linea di principio, avere successo”. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno lanciato un appello ai partner di tutto il mondo e hanno chiesto loro di non affidare ad Huawei lo sviluppo delle loro reti 5G. Secondo i funzionari per la sicurezza nazionale americana, i legami di Huawei con il governo della Repubblica Popolare e le recenti leggi cinesi, che impongono alle imprese di assistere il governo nella raccolta di informazioni, ne fanno un venditore inaffidabile. 

Negli Stati Uniti, il comma 889 dell’Atto di Autorizzazione per la Difesa Nazionale (National Defense Authorization Act) per il 2019, firmato da Trump il 13 agosto 2018, vieta alle aziende statunitensi di intrattenere legami commerciali o di licenza con Huawei e con le aziende che ne utilizzano le tecnologie. In seguito all’entrata in vigore dell’Atto, diverse multinazionali americane, tra cui Google e Intel, hanno annunciato l’interruzione dei legami con Huawei. Google, nello specifico, ha affermato che in futuro i dispositivi del colosso cinese non potranno utilizzare le nuove versioni del sistema operativo Android, ma solo la sua versione open-source. Inoltre, il presidente Trump ha approvato un ordine esecutivo che vieta alle aziende delle telecomunicazioni americane l’impiego di apparecchiature prodotte all’estero. Non c’è, in questo caso, un riferimento diretto alla Cina o a Huawei, ma l’ordine è, di fatto, un divieto di utilizzare i prodotti anche del colosso cinese.

Il presidente ha anche chiesto ai suoi alleati di unirsi a Washington nella lotta per limitare la diffusione delle tecnologie di Huawei. L’azienda, come reazione, ha fatto appello non solo alla giustizia statunitense, ma anche alla sua opinione pubblica, sottolineando come il governo di una super potenza si stia “accanendo contro un’azienda privata”. Il fondatore di Huawei, Ren Zhengfei, ha affermato che si opporrà ad eventuali provvedimenti da parte del governo di Pechino atti a bandire i prodotti delle aziende di telecomunicazioni statunitensi. Zhengfei ha anche dichiarato che la sua azienda era pronta ad affrontare un eventuale blocco da parte di Washington, ma che il provvedimento ai suoi danni mostra come il governo statunitense sia imprevedibile e come in futuro possa colpire altri Paesi e altre aziende. Lo scontro tra il governo USA e il colosso cinese Huawei si inserisce sullo sfondo del più ampio contrasto tra Cina e Stati Uniti, noto anche come “guerra commerciale”, che ha visto l’imposizione di dazi reciproci sulle importazioni e che vede il presidente Trump preoccupato per le ambizioni di sviluppo tecnologico cinese, considerate una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti. 

Tali preoccupazioni derivano dalla storia dell’azienda. La compagnia fu fondata nel 1987 da Zhengfei, che aveva precedentemente prestato servizio per circa 20 anni nell’Esercito Popolare di Liberazione (PLA), in una divisione specializzata in tecnologia militare. L’azienda cinese, nata con uno staff di 3 persone, si è evoluta fino a rappresentare oggi un colosso multimiliardario. Secondo quanto riporta il Washington Post, Ren potrebbe aver mantenuto stretti legami con il PLA e si sospetta che l’ex vicepresidente di Huawei fosse un funzionario del Ministero della sicurezza dello Stato, la principale agenzia di intelligence cinese. Inoltre, sempre secondo il quotidiano statunitense, Huawei avrebbe segretamente aiutato la Corea del Nord a costruire e mantenere la propria rete wireless. Il colosso cinese delle telecomunicazioni avrebbe collaborato con una società cinese di proprietà statale, la Panda International Information Technology Co Ltd., su una serie di progetti in Corea del Nord per almeno 8 anni, stando a quanto riferito dal Post il 22 luglio 2019.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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