Yemen: gli ultimi aggiornamenti sul campo

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 9:09 in Medio Oriente Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Continuano gli scontri in Yemen tra l’esercito nazionale yemenita e le milizie di ribelli sciiti Houthi. Gli ultimi si sono verificati a Nihm, a Nord-Est di Sana’a e hanno causato vittime per entrambi i gruppi.

Violenti battaglie tra le forze dell’esercito yemenita e la milizie Houthi hanno interessato più fronti, perlopiù a Est della capitale Sana’a. Tra questi, Nihm, Marib, Al-Jawf e Al-Bayda. Qui, gli Houthi cercano di recuperare le postazioni ed i siti persi durante l’ultimo periodo. Secondo quanto riportato da al-Jazeera, gli ultimi scontri hanno avuto inizio nella giornata del 26 gennaio e, stando a fonti militari, i ribelli sono riusciti dapprima a prendere il controllo di parte del confine del governatorato di al-Jawf, per poi proseguire verso l’interno. Qui hanno condotto attacchi e bombardamenti che hanno causato danni materiali e vittime umane, tra cui almeno 2 soldati dell’esercito yemenita. Fonti dell’esercito hanno aggiunto che le forze congiunte, formate altresì da milizie della coalizione internazionale a guida saudita, hanno provato a respingere l’avanzata Houthi verso al-Jawf, ma ciò ha portato alla distruzione di alcuni veicoli e alla morte del personale a bordo.

Parallelamente, il quotidiano al-Arabiya ha riferito che, sempre nella giornata del 26 gennaio, le forze dell’esercito yemenita e quelle della coalizione a guida saudita sono riuscite a prendere il controllo di un accampamento militare strategico, appartenente ai ribelli Houthi, situato nel Nord del distretto di Qa’tabah, nel governatorato di Dhale. Secondo quanto riferito da fonti militari, l’accampamento, nominato al-Hassas, rappresentava l’ultima roccaforte Houthi presente in tale regione, nonché una postazione strategica, risultata particolarmente rilevante nel corso degli scontri che hanno interessato il fronte Nord di Dhalea.

Il medesimo quotidiano ha poi riferito dell’assalto da parte dei ribelli Houthi di un campo per sfollati, soprannominato al-Khanouk, situato nell’Est della capitale Sana’a, a circa 50 km di distanza dagli scontri verificatisi sui fronti di Nihm. In particolare, sono state le autorità del governatorato a denunciare l’accaduto, specificando che l’accampamento ospita circa 1500 famiglie. Pertanto, le organizzazioni umanitarie, sia regionali sia locali, sono state esortate a prestare assistenza ai civili yemeniti stanziati nell’area.

In tale quadro, gli ambasciatori di Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti in Yemen hanno espresso profonda preoccupazione per la recente escalation del conflitto nello Yemen. In particolare, i quattro Paesi, il 26 gennaio, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta, in cui viene sottolineato che le recenti battaglie, verificatesi soprattutto a Nihm, hanno causato la morte di diversi civili, oltre allo sfollamento di numerose famiglie. Tale situazione, è stato evidenziato, rischia di minare gli sforzi profusi sino ad ora, volti a porre fine al conflitto. Pertanto, tutte le parti interessate sono state invitate a fermare immediatamente i combattimenti e a adottare tutte le misure necessarie per frenare le operazioni militari, incluso il movimento di combattenti, attacchi di droni e missili.

Nella dichiarazione, i quattro ambasciatori hanno altresì ribadito il pieno sostegno agli sforzi dell’inviato speciale delle Nazioni Unite in Yemen, Martin Griffiths, e alle iniziative da lui proposte per riportare la pace in Yemen. Secondo quanto affermato, il popolo yemenita, dopo cinque anni di guerra, ha subito abbastanza sofferenze e non verrà più accettata qualsiasi azione che mini i progressi raggiunti. “C’è bisogno di leadership e di moderazione continua prima che sia troppo tardi” è stato affermato.

Lo Yemen continua ad assistere ad una perdurante guerra civile, scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui i ribelli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali yemenite. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

È del 5 novembre scorso un accordo considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto, il cosiddetto accordo di Riad. L’obiettivo principale è stato porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen.  

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.