Venezuela: 27 paesi che riconoscono Guaidó hanno ambasciatori di Maduro

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 6:10 in America Latina Venezuela

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Le Ambasciate venezuelane in 27 dei 55 paesi che hanno ufficialmente riconosciuto Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela, sono gestite del personale nominato da Nicolás Maduro. È quanto emerge da un’indagine giornalistica della sezione latinoamericana dell’agenzia di stampa russa Sputnik.

Il 23 gennaio del 2019, Guaido, da poche settimane eletto presidente dell’Assemblea nazionale, alzò la mano davanti alla folla riunita in una piazza nella parte orientale di Caracas e giurò come presidente ad interim del suo paese, promettendo la cessazione dell ‘”usurpazione”, elezioni libere e governo di transizione.

Il legislatore, che 18 giorni prima era stato eletto presidente dell’Assemblea dal Partito Voluntad Popular, ha affermato che il parlamento non riconosceva il giuramento di Maduro per il periodo 2019-2025, effettuato il 10 gennaio precedente, in quanto risultato delle elezioni illegali e fraudolente del 20 maggio 2018. Inoltre, contrariamente a quanto indicato dalla Costituzione, Maduro aveva giurato dinanzi alla Corte Costituzionale e non all’Assemblea nazionale. 

Da allora, il Venezuela sta attraversando un conflitto istituzionale e diplomatico senza precedenti. Quasi immediatamente, un gruppo di paesi ha riconosciuto Guaidó, primi fra tutti gli Stati Uniti. Le già pessime relazioni diplomatiche del Venezuela con Colombia, Brasile, Perù, Paraguay, Cile e Argentina, hanno finito per rompersi. Guaidó iniziò a nominare rappresentanti diplomatici nei paesi che lo sostenevano, cui, dopo settimane di dibattito si unirono 24 paesi UE, tutti tranne Italia, Grecia, Slovenia e Slovacchia. Dopo le elezioni in Grecia del luglio 2019, anche Atene ha riconosciuto Guaidó. 

Tra i paesi che riconoscono Guaidó, 20 hanno deciso di avere due rappresentanze diplomatiche del Venezuela: quella del leader dell’opposizione e quella di Maduro. Gli ambasciatori nominati da Guaidó  sono invitati alle riunioni con quei governi, ma quando si tratta di relazioni diplomatiche o consolari, coloro che li esercitano sono ambasciatori, consoli e dirigenti aziendali nominati da Maduro. 

La frattura politica che esiste in Venezuela ha superato i confini del paese e per la prima volta nella storia il paese ha due legazioni in paesi quali Australia, Austria, Belgio, Brasile, Cile, Croazia, Danimarca, Spagna, Francia, Ungheria, Lussemburgo, Portogallo, Regno Unito, Grecia e Panama.

Nel caso della Germania, il Ministero degli Esteri ha scelto di riconoscere Otto Gebauer, come rappresentante “personale” di Guaidó, ma il militare Orlando Maniglia Ferreira, nominato da Maduro, è colui che continua ad occupare l’ambasciata.

Nella Repubblica Dominicana, in Svezia e in Svizzera, Guaidó ha nominato funzionari che, nonostante si trovassero in quei paesi, non dispongono di credenziali diplomatiche e, sebbene queste nazioni lo supportino, mantengono come rappresentanti diplomatici ufficiali quelli inviati da Maduro.

Dei 55 paesi che supportano Guaidó, c’è anche un gruppo in cui il solo personale diplomatico presente è quello nominato da Nicolàs Maduro: Albania, Corea del Sud, Finlandia, Giappone, Haiti, Macedonia e Montenegro.

Di conseguenza, sono 17 le nazioni che hanno solo rappresentanti di Guaidó, tra cui il Canada, che dal 2017 ha rotto i legami con il Venezuela; Israele, con cui dal 2009 il paese sudamericano non aveva legami diplomatici; El Salvador, Costa Rica e Guatemala, che una settimana fa ha espulso il personale dell’ambasciata venezuelana designato da Maduro. Tuttavia, alcuni di questi 17 paesi hanno ancora una rappresentanza consolare in Venezuela, sulla base del fatto che devono garantire assistenza ai loro cittadini nella nazione latinoamericana. 

Ancora diverso è il caso dell’Argentina: il nuovo presidente Alberto Fernández ha ritirato le credenziali che il governo del predecessore Mauricio Macri aveva concesso in condizioni speciali a Elisa Trotta Gamus, rappresentante nominata da Guaidó. Finora, tuttavia, Fernández non ha dichiarato formalmente se il suo paese ritira il riconoscimento a Guaidó concesso dall’ex presidente Macri (2015-2019).

Nel frattempo, Jeanine Áñez, la presidente ad interim della Bolivia, paese che ancora non riconosce formalmente Guaidó, ha invitato il leader dell’opposizione venezuelana a nominare un rappresentante in quel paese, ma finora non è successo.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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