Tunisia: un governo basato sulla “legittimità presidenziale”

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 6:15 in Africa Tunisia

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Il primo ministro tunisino designato, Elyes Fakhfakh, ha confermato che formerà un mini-governo, composto da non più di 25 ministri e in linea con gli obiettivi della rivoluzione. Giungono, però, le prime contestazioni di fronte alla proposta di un governo basato sulla “legittimità presidenziale”.

Nella sua prima conferenza stampa, il 24 gennaio, Fakhfakh ha annunciato che i colloqui volti a stabilire la formazione del nuovo governo di Tunisi avranno inizio intorno al 27 gennaio, ed il programma dell’esecutivo, è stato affermato, si baserà sulle proposte presentate dai partiti che formano la coalizione, tra cui Ennahda, Tahya Tounes, Corrente Democratica ed il People’s Movement. La coalizione dovrà poi ricevere il voto di fiducia del Parlamento, altrimenti il Paese sarà costretto ad andare in breve tempo a nuove elezioni. Tuttavia, il premier neoeletto ha riferito che alcuni partiti saranno esclusi dalle consultazioni. Tra questi, Heart of Tunisia, altresì noto come Qalb Tounes, presieduto da Nabil Karoui, e il Free Destourian Party, guidato da Abir Mouss.

Al di là della fiducia in Parlamento, Fakhkakh ha affermato che necessiterà altresì di sostegno a livello politico, ma, al contempo, ha sottolineato che collaborerà solo con i partiti politici che hanno sostenuto il presidente Kais Saied durante il secondo turno alle elezioni presidenziali. Ciò contraddice quanto proposto dal presidente del Parlamento, Rachid Ghannouchi, il quale ha più volte esortato le parti a perseguire una “riconciliazione nazionale” che includa costituzionalisti, partiti di sinistra e islamisti. Un concetto, quest’ultimo, rifiutato da Fakhfakh, il quale ritiene che sia proprio tale principio ad aver distorto la scena politica tunisina passata. Per il neo premier, il panorama politico deve essere chiaramente composto da partiti al potere e altri all’opposizione.

Non facendo parte di alcuna formazione al momento della sua elezione in Parlamento, il 6 ottobre 2019, Fakhfakh ha basato la scelta dei partiti politici che intende includere nel suo gabinetto sulle credenziali “rivoluzionarie” dei partiti e sul loro grado di sostegno a Saied nel secondo turno che l’hanno portato alla guida del Paese, il 13 ottobre. Dall’altro lato, Ghannouchi desidera una coalizione di governo sostenuta da una base parlamentare più ampia, includendo altresì Qalb Tounes, sebbene l’ala “neo-rivoluzionaria” del suo partito consideri questo un attore del “passato corrotto” della Tunisia.

Anche le parti escluse dalle consultazioni hanno protestato contro l’approccio di Fakhfakh. Intendendo formare un governo basato sulla legittimità presidenziale, è stato affermato da Qalb Tounes, il premier “ignora il fatto che il sistema politico del Paese è un sistema parlamentare modificato in cui il governo trae la sua legittimità dalla legittimità parlamentare”.

Di fronte a tale scenario, per alcuni è probabile che il nuovo esecutivo riesca ad ottenere comunque l’approvazione di almeno 130 voti in Parlamento, su un totale di 217 membri. Tuttavia, ciò lascerebbe Fakhfakh in difficoltà, in quanto si troverebbe a conciliare il suo desiderio di una squadra piccola, forte e con membri dalle competenze migliori, in grado di affrontare le crisi economiche e sociali, con le richieste dei leader di partito e dei politici che attendono di poter ricevere un mandato anche nel nuovo governo.

La nomina di Fakhfakh alla presidenza del Consiglio è giunta il 21 gennaio. La scelta risponde alle esigenze di sviluppo economico dello Stato nordafricano, da anni bloccato in una situazione di bassa crescita, alto debito pubblico e servizi in crisi. L’uomo, un ex impiegato della compagnia energetica francese Total, ha assunto il mandato di ministro del Turismo e successivamente di ministro delle Finanze nel 2012, dopo la rivoluzione della Primavera Araba del 2011, che ha rovesciato il presidente Zine El Abidine Ben Ali. Fakhfakh, che ha anche provato a concorrere alla carica presidenziale durante le ultime elezioni, tenutesi il 13 ottobre, ottenendo solo 11.500 voti, appartiene al partito di centro-sinistra Ettakatol.

La nomina del nuovo premier arriva dopo che il Parlamento tunisino, il 10 gennaio, ha rifiutato di assegnare la fiducia al governo proposto da Habib Jemli, il candidato primo ministro presentato dal partito Ennahda. Sono circa tre mesi che la Tunisia attende un nuovo esecutivo. Il governo uscente ha già attuato tagli per ridurre il deficit pubblico, ma il Fondo Monetario Internazionale e altri istituti di credito stranieri hanno più volte richiesto ulteriori riforme fiscali. Al contempo, i cittadini tunisini hanno mostrato il proprio malcontento verso i servizi pubblici del Paese, considerati peggiori rispetto al periodo pre-rivoluzione del 2011. Ciò ha portato la popolazione ad avere sempre meno fiducia nei confronti delle istituzioni e della classe politica al potere.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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