Possibile attacco con bomba artigianale in un ospedale di Hong Kong

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 12:59 in Asia Hong Kong

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Le autorità di Hong Kong sospettano che i manifestanti abbiano fatto esplodere un piccolo ordigno artigianale in un ospedale, forzando l’evacuazione temporanea di alcuni pazienti, ma senza causare feriti. 

L’esplosione è avvenuta il 27 gennaio e le autorità stanno indagando sulla responsabilità di individui coinvolti nelle proteste. I manifestanti sono già stati ritenuti responsabili di un incendio appiccato presso un edificio residenziale di recente costruzione che le autorità di Hong Kong volevano utilizzare come struttura di quarantena contro il coronavirus, una malattia respiratoria che ha già causato 81 vittime in Cina e si sta diffondendo in Asia. L’ordigno in questione è esploso in un bagno del Caritas Medical Center, alle 2:30 del mattino, ora locale. Le forze di polizia hanno trovato un marchingegno sospetto, che sarebbe stato lungo 15 centimetri e con 10 centimetri di diametro. “Hanno portato via i pezzi del possibile ordigno per un ulteriore esame e hanno evacuato circa 20 persone in un luogo sicuro. Nessuno è rimasto ferito”, secondo le forze dell’ordine. 

Le proteste ad Hong Kong sono iniziate il 31 marzo 2019 e hanno raggiunto il proprio apice nel mese di giugno dello stesso anno. Al centro della violenta ondata di mobilitazione, un controverso disegno di legge che avrebbe permesso l’estradizione dei cittadini di Hong Kong verso la Cina continentale, per alcuni reati. Tale proposta è stata ritirata, ma le manifestazioni erano andate avanti e si erano trasformate in una sfida contro il governo della città e contro l’ingerenza di Pechino. L’attuale crisi sanitaria in Asia rischia di peggiorare il quadro della situazione. Numerosi deputati, attivisti e un sindacato dello staff medico hanno chiesto all’esecutivo di Hong Kong di chiudere il confine di terra con la Cina per impedire la diffusione del coronavirus. Il 26 gennaio, Hong Kong ha impedito ai residenti della provincia cinese di Hubei, fortemente colpita dall’epidemia, di entrare nella città. La responsabile dell’esecutivo, Carrie Lam, ha tuttavia giudicato inappropriata e poco pratica la chiusura delle frontiere. In città, al momento, si contano 8 casi di persone infette dal coronavirus. 

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997, anno in cui ha perso il suo status di colonia britannica. I rapporti tra Pechino e la città sono regolati dalla Basic Law, una mini-Costituzione prodotta nel corso delle trattative sino-britanniche dell’epoca, in cui Hong Kong è definita una “regione amministrativa speciale” della Repubblica Popolare Cinese. Il documento sarà in vigore fino al 2047. Secondo quanto rivelato da un sondaggio condotto per Reuters dal Public Opinion Research Institute di Hong Kong, il 59% della popolazione della regione si è detta a sostegno dei movimenti di protesta. Pechino, da parte sua, nega una propria ingerenza negli affari di Hong Kong, e accusa l’Occidente per aver alimentato le manifestazioni.

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Maria Grazia Rutigliano

di Redazione

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