Nuova visita di Erdogan ad Algeri: al centro sempre la Libia

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 17:05 in Algeria Libia Turchia

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha sottolineato, durante un incontro con l’omologo algerino, Abdelmadjid Tebboune, che la crisi libica non sarà risolta attraverso “soluzioni militari”. Il leader di Ankara, accompagnato da una delegazione turca di alto livello, è stato accolto in Algeria, domenica 26 gennaio, come prima tappa di un tour africano che vede come prossime fermate il Gambia e il Senegal. “Stiamo portando avanti intensi negoziati con i Paesi della regione e con gli altri attori internazionali per garantire il cessate il fuoco in Libia e facilitare il ritorno al dialogo politico”, ha detto Erdogan ai giornalisti durante la conferenza stampa tenutasi dopo l’incontro con Tebboune.

La visita giunge dopo le accuse rivolte dal presidente turco al capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), il generale Khalifa Haftar, ritenuto responsabile di aver violato il cessate il fuoco concordato durante la Conferenza di Berlino, il 19 gennaio. Inoltre, i combattimenti alle porte di Tripoli non si arrestano, con le forze di Haftar che, il 26 gennaio, hanno condotto un attacco militare su tre fronti, prendendo il controllo di alcune aree tra Misurata e Sirte. L’esercito del governo tripolino, altresì noto come Governo di Accordo Nazionale (GNA), avrebbe tuttavia risposto con un contrattacco, costringendo l’LNA a ritirarsi. Secondo quanto riferito da fonti locali, tali operazioni hanno causato la morte di 4 membri tripolini ed il ferimento di altri 18, mentre le forze di Haftar hanno perso 12 membri. Inoltre, secondo quanto riferito dal portavoce dell’esercito del GNA, il colonnello Tayar Mohammed Qanunu, le proprie forze hanno distrutto diversi veicoli armati, sequestrato munizioni ed equipaggiamenti di fabbricazione egiziana, oltre ad aver arrestato membri dell’esercito di Haftar, tra cui mercenari. Parallelamente, nel corso della giornata del 26 gennaio, le forze di Haftar hanno nuovamente attaccato l’aeroporto di Mitiga, dopo la sua riapertura, avvenuta il 24 gennaio. Due dipendenti della struttura sono rimasti feriti, mentre la pista è stata danneggiata. Altri attacchi hanno poi colpito Mashrua’ al-Hadba e Abu Salim, mentre il Sud di Tripoli ha assistito a scontri tra le forze dell’LNA e quelle del GNA.

Anche il governo di Tripoli ha denunciato le violazioni della tregua e ha affermato che i continui scontri sono alimentati dall’appoggio degli attori stranieri, molti dei quali si erano tra l’altro espressi a favore della Conferenza di Berlino. In particolare, secondo fonti egiziane, Riad ha inviato al generale Haftar un nuovo pacchetto di aiuti, sia finanziari sia militari, con il fine di rafforzare la propria presenza nel Paese. Inoltre, sempre secondo tali fonti, riportate dal quotidiano The New Arab, il principe ereditario saudita, Mohammad bin Salman Al Sa’ud, ha promesso al capo dell’LNA di inviare quanto prima ulteriori aiuti, volti a consolidare il suo potere e a stabilire un nuovo status quo nel Paese.

Oltre a parlare del dossier libico, il presidente Erdogan si è recato in Algeria per prendere parte al forum economico turco-algerino. “Attraverso una dichiarazione congiunta che sarà siglata dai due presidenti durante la visita, sarà istituito il Consiglio di cooperazione di alto livello Turchia-Algeria”, aveva reso noto la presidenza turca in un comunicato rilasciato poco prima della partenza di Erdogan.

L’Algeria, che condivide con la Libia circa 1.000 km di confine, sta cercando di imporsi come mediatore chiave nella risoluzione della questione libica, che mette a rischio l’intera stabilità regionale. Il 23 gennaio, Algeri ha ospitato un incontro tra i ministri degli Esteri di 6 Paesi africani, ovvero Egitto, Tunisia, Sudan, Ciad, Mali e Niger, per cercare di favorire la pace nel Nordafrica e l’inclusione di tutti i vicini della Libia nei negoziati sulla fine del conflitto.

In tale quadro, il presidente algerino Tebboune, a inizio gennaio, ha espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta di Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

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Chiara Gentili

di Redazione

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