Libano: il Parlamento nel mirino delle proteste

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 10:55 in Libano Medio Oriente

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Gruppi di manifestanti libanesi si sono scontrati, il 27 gennaio, con le forze dell’ordine locali, mentre queste cercavano di disperdere la folla riunitasi dinanzi alla sede del Parlamento, nella capitale Beirut.

Le proteste di lunedì 27 giungono in concomitanza con una sessione parlamentare plenaria, volta a discutere del bilancio per il 2020, la cui approvazione era già avvenuta nel corso del mandato del precedente governo, presieduto dall’ex premier Saad Hariri. Le discussioni attuali dovranno altresì tener conto di una crisi economica e finanziaria che peggiora di giorno in giorno. Di fronte ad una possibile mobilitazione popolare, le forze dell’ordine libanesi e dell’esercito avevano provveduto a chiudere le strade principali della capitale, per impedire ai manifestanti di raggiungere la sede del Parlamento, oltre ad implementare misure di sicurezza rigorose. Tuttavia, queste non hanno impedito ai cittadini di radunarsi nel centro di Beirut, portando altresì a violenti scontri con le forze di polizia.

La popolazione libanese considera la sessione dedicata all’approvazione del bilancio illegale e incostituzionale, soprattutto perché il nuovo governo, guidato da Hassan Diab, non ha ancora conquistato la fiducia del Parlamento. In tale quadro, il Partito delle Forze libanesi, composto da 15 deputati, ha annunciato che non parteciperà alla sessione. Simili affermazioni sono giunte dal Movimento il Futuro, guidato da Hariri. Entrambi i partiti, secondo quanto riportato, non hanno alcuna rappresentanza nel nuovo esecutivo.

La popolazione libanese è scesa in piazza a partire dal 17 ottobre, chiedendo le dimissioni del governo, una nuova legge elettorale ed elezioni anticipate, con l’abbassamento dell’età degli elettori a 18 anni, e il contrasto alla corruzione dilagante tra i membri della classe politica al potere. Uno dei risultati è stato rappresentato dalle dimissioni del premier Saad Hariri, del 29 ottobre scorso, cui hanno fatto seguito settimane di attesa per una personalità indipendente in grado di assumere la guida del governo.

La formazione del nuovo esecutivo è stata annunciata il 21 gennaio scorso e vede a capo un ex ministro dell’istruzione, Hassan Diab. Sebbene quest’ultimo lo abbia descritto come indipendente e formato da esperti, il governo è fortemente contestato dalla popolazione, che invece lo considera ancora caratterizzato da quelle forze politiche rifiutate sin dal 17 ottobre scorso. Inoltre, a detta dei manifestanti, sono proprio queste forze politiche ancora al potere ad aver condotto il Paese verso il collasso economico. Tra gli slogan principali si legge: “Nessuna fiducia”, “No al governo delle quote”.

L’esecutivo ha di fronte a sé diverse sfide da affrontare. La prima è rappresentata dalla peggiore crisi “bancaria, finanziaria, monetaria ed economica” sin dalla guerra civile del 1975-1990, causa di una svalutazione della moneta locale e di un forte rincaro dei prezzi. Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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