Gambia: manifestazioni contro il presidente, centinaia di arresti e decine di feriti

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 19:08 in Africa Gambia

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In Gambia, le proteste contro il presidente Adama Barrow, accusato di non volere onorare la promessa di dimettersi dopo 3 anni al potere, sono diventate violente per la prima volta dopo circa un mese. La polizia, secondo quanto riferito dal quotidiano Al Jazeera, ha utilizzato gas lacrimogeni e proiettili rivestiti di gomma per disperdere i manifestanti. In migliaia sono accorsi nelle strade della capitale, Banjul, domenica 26 gennaio, e 137 di loro sono stati arrestati dalle forze dell’ordine. Circa una ventina di persone, di cui 18 agenti di polizia e 7 civili, sono invece rimasti feriti.

Il portavoce del governo, Ebrima Sankareh, ha dichiarato che i manifestanti hanno preso d’assalto le barricate della polizia e hanno iniziato ad urlare slogan contro il presidente. “Sono diventati tumultuosi e violenti e hanno cominciato ad ostruire le strade, a bruciare le ruote delle macchine e i tronchi degli alberi sulle autostrade e ad appiccare incendi nelle vicinanze degli edifici governativi”, ha detto Sankareh. Il movimento gambiano noto con il nome di “Tre anni di Jotna” è alla testa delle proteste, iniziate circa un mese fa, a carattere prevalentemente pacifico. I manifestanti chiedono al presidente Barrow, salito al potere nel 2016 in base a un accordo con le opposizioni, di tenere fede alla sua promessa di farsi da parte dopo 3 anni al governo, come concordato all’inizio del suo mandato. Tuttavia, Barrow sembra sempre più intenzionato a voler completare i 5 anni di regolare ciclo presidenziale e ciò ha scatenato la dura reazione di una parte dell’opinione pubblica nazionale. Il governo ha deciso dunque di bandire il movimento “Tre anni di Jotna”, definito “sovversivo, violento e illegale”, e, secondo quanto riferito da Sankareh, anche 2 stazioni radiofoniche sono state sospese domenica con l’accusa di incitare alla violenza.

Il 20 gennaio, il blocco regionale degli Stati africani, ECOWAS, e la delegazione dell’Unione Europea in Gambia avevano invitato tutte le parti a rispettare l’ordine e la legge nel Paese a margine delle recenti manifestazioni politiche. Inoltre, era stata sottolineata l’importanza di supportare il processo democratico in Gambia, avvertendo tutta la comunità dei pericoli che potrebbe comportare un cambio di governo incostituzionale. 

Il Gambia, uno dei Paesi più piccoli dell’Africa, confinante soltanto con il Senegal e l’Oceano Atlantico, è nato dalla rivalità tra i domini coloniali francese e inglese nel XIX secolo, ed è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1965. Dal 1994 al 2016 il paese africano è stato governato dal dittatore Hyahya Jammeh, salito al potere con un colpo di Stato. Le elezioni del primo dicembre 2016 hanno portato ad una grave crisi costituzionale all’interno del Paese in quanto Adama Barrow, leader dell’opposizione e vincitore, è stato minacciato dal dittatore, disposto a ricorrere all’uso della forza militare pur di restare al potere. Per risolvere il conflitto, i Paesi dell’ECOWAS, quali Senegal, Nigeria, Ghana, Mali e Togo, hanno attuato l’operazione Restore Democracy, concedendo due giorni di tempo a Jammeh, per lasciare il Paese.

 Il 19 gennaio 2017, le truppe dell’ECOWAS sono entrate nella capitale del Gambia per garantire la sicurezza nazionale. Il 22 gennaio, infine, Jammeh è stato costretto all’esilio nella Guinea Equatoriale e Barrow, che si era rifugiati in Senegal per sfuggire alle minacce, è rientrati in Gambia, divenendo ufficialmente il presidente. A seguito dell’estradizione dell’ex dittatore, circa 45.000 cittadini gambiani, rifugiatisi in Senegal all’inizio del conflitto, sono rientrati in patria. Ne consegue che il Paese sta facendo i conti con un’economia debole, che fatica ad assorbire un numero sempre crescente di lavoratori.

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Chiara Gentili

di Redazione

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