Francia, Le Drian: “Gli USA non devono abbandonare il Sahel”

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 20:16 in Africa Francia

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Il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, spera che gli Stati Uniti abbiano il “buon senso” di non ritirare le proprie truppe dalla regione dell’Africa occidentale, dove cresce la minaccia terroristica dei gruppi legati ad al Qaeda e allo Stato Islamico. È quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters citando le dichiarazioni rilasciate dal ministro di Parigi durante una conferenza stampa, lunedì 27 gennaio. La Francia possiede attualmente circa 4.500 soldati nella regione del Sahel ma ha promesso che aumenterà il suo impegno militare rafforzando la cooperazione con i Paesi dell’area e avviando nuove operazioni militari. Dal canto loro, gli Stati Uniti, secondo quanto emerso da una proposta del Pentagono, potrebbero decidere di ricollocare altrove le truppe del contingente AFRICOM, vista l’ingerenza crescente di Cina e Russia sul continente. Tuttavia, la mossa americana di ridurre la presenza militare nell’Africa occidentale rischia di attirare le critiche di molti alleati regionali, Francia in primis. Secondo Parigi, rimuovere da quei Paesi risorse di intelligence statunitensi potrebbe ostacolare seriamente la lotta contro i gruppi estremisti africani.

Il generale Mark A. Milley, capo di stato maggiore dell’esercito degli Stati Uniti, aveva dichiarato, durante il vertice NATO del 14 gennaio, di essere consapevole che la proposta americana “stava causando un po’ di ansia” tra gli alleati di Washington. Tuttavia, in tale occasione, il generale aveva ribadito che il suo Paese aveva bisogno di riesaminare seriamente la sua impronta militare in Africa e in Medio Oriente, nonché in America Latina, visto il crescente focus sulla Cina. In Africa, l’amministrazione Trump vuole che gli alleati europei, in particolare i francesi, aumentino il loro impegno nella battaglia contro le organizzazioni terroristiche come l’ISIS, Al Qaeda nel Maghreb islamico e Boko Haram. Le discussioni del Pentagono in merito al ritiro dall’Africa occidentale includono l’abbandono di una base per droni, recentemente costruita in Niger, dal valore di 110 milioni di dollari e la fine del supporto alle forze francesi che combattono contro i militanti jihadisti in Mali, Niger e Burkina Faso.

La Francia si è impegnata a inviare altri 220 soldati nel Sahel, come stabilito alla conferenza di Pau, tenuta dal presidente Emmanuel Macron il 13 gennaio. L’incontro, al quale hanno partecipato i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania, è servito per rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e ha decretato la creazione di un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo. La “coalizione per il Sahel” dovrebbe unire insieme le forze della Francia, del G5 Sahel e di altri Paesi alleati. Il G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. Secondo quanto dichiarato dalla ministra della Difesa francese, Florence Parly, recatasi a Bamako il 20 gennaio, la nuova coalizione lancerà nelle prossime settimane diverse operazioni militari al confine tra Burkina Faso, Niger e Mali.

Il summit di Pau è stato richiesto dal presidente Macron dopo l’incidente aereo che ha coinvolto due elicotteri francesi entrati in collisione sui cieli del Mali il 25 novembre. A seguito dell’impatto, tutti e 13 i soldati a bordo dei velivoli sono rimasti uccisi. Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. JNIM si è formato il 2 marzo 2017 dall’unione della branca sahariana di AQIM, di Ansar al-Dine e del Fronte di liberazione della Macina. Il Global Terrorism Index 2019 ha inserito il Mali al 13esimo posto tra i 163 Paesi di cui è stato analizzato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 6,65. Il centro ed il Nord del Paese, in prossimità dei confini con il Burkina Faso ed il Niger, essendo poco controllati, continuano ad essere le aree maggiormente interessate dalle attività terroristiche. 

La forza francese presente in Mali dall’agosto 2014 è conosciuta con il nome di operazione Barkhane. Cooperando con le forze maliane, Barkhane ha cercato di eliminare gli elementi terroristici nel Mali settentrionale e centrale. I 4.500 militari francesi presenti nel Sahel si trovano al momento impantanati, senza indicazioni precise su come muoversi. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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