Bolivia rompe relazioni con Cuba

Pubblicato il 27 gennaio 2020 alle 8:09 in Bolivia Cuba

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La Bolivia ha deciso di rompere le relazioni diplomatiche con Cuba. Il ministro degli esteri ad interim, Yerko Núñez, ha attribuito la decisione a “le recenti e inammissibili espressioni del ministro degli esteri Bruno Rodríguez, la costante ostilità e le costanti rimostranze di Cuba contro il governo boliviano”.

Il 22 gennaio, in un discorso in cui valuta il suo brevissimo mandato, la presidente Jeanine Añez ha condannato senza appello le missioni mediche cubane che aveva espulso dalla Bolivia due mesi prima. Rodríguez ha risposto con un tweet: “Volgari bugie dell’autoproclamata presidente del colpo di stato in Bolivia. Un altro esempio del suo servaggio verso gli Stati Uniti”. Queste sono le espressioni considerate “inammissibili” dal governo boliviano. Secondo La Paz, sebbene la Bolivia avesse “la volontà di intrattenere relazioni cordiali” con la sua controparte cubana, non è riuscita nello scopo perché “Cuba ha sistematicamente violato il principio di relazioni bilaterali basate sul rispetto reciproco e sui principi di non interferenza”. Núñez ha fatto riferimento alla posizione di Cuba sulle dimissioni dell’ex presidente Evo Morales, che l’isola considera un “colpo di stato”, mentre per la Bolivia è stata una “successione costituzionale”.

Nel suo discorso, Añez aveva rivelato che il programma medico cubano, gestito con riserva totale da funzionari Morales, è costato alla Bolivia, in 13 anni, 147 milioni di dollari, con i quali si pagavano stipendi, spese alimentari e trasporto a circa 700 medici e funzionari cubani. Secondo la presidente, solo il 20% di questi soldi è andato ai medici e agli assistenti che hanno eseguito il lavoro, e il restante 80% è stato consegnato all’ambasciata cubana in Bolivia, cioè, ha detto, “è stato deviato per finanziare il castro- comunismo che ha sottoposto e ridotto in schiavitù il suo popolo”. Con questa somma, Añez ha insistito, “siamo stati in grado di eseguire 7.300 trapianti renali, prendendoci cura della metà dei pazienti con problemi renali in Bolivia”.

In risposta, il ministro degli Esteri Rodríguez ha twittato che Añez avrebbe dovuto “spiegare al popolo” che dopo il ritorno a Cuba delle brigate espulse due mesi prima “per la violenza a cui erano stati sottoposti i membri delle stesse” in Bolivia, hanno smesso di fornire “oltre 454.440 casi di assistenza medica “. Nello stesso tempo, ha scritto, “quasi 1.000 donne non hanno avuto assistenza specializzata e 5.000 interventi chirurgici non sono stati eseguiti, come più di 2.700 interventi chirurgici oftalmologici. Non sono solo cifre, sono esseri umani”.

La Bolivia aveva ripreso i suoi legami diplomatici con Cuba nel 1982, poco dopo il ritorno alla democrazia. Dopo alcuni anni di alti e bassi, lLe relazioni bilaterali furono rafforzate durante il governo di Evo Morales, dichiarato ammiratore di Fidel Castro e della rivoluzione cubana. L’Avana ha lungamente sostenuto Morales. All’inizio della sua gestione, Morales ha invitato consulenti cubani per la sicurezza, che gli avversari consideravano “spie”. Cuba e Venezuela formarono associazioni internazionali, come l’Alleanza bolivariana per i popoli della nostra America(ALBA), a cui la Bolivia ha partecipato fino alla caduta di Morales. Le brigate mediche cubane hanno completato questo schema di integrazione, con l’idea di aumentare l’assistenza sanitaria nelle aree rurali, dove il sistema sanitario boliviano non è completamente presente.

“Condanniamo profondamente la sospensione dei rapporti con la sorella Repubblica di Cuba voluta dal governo de facto” – ha twittato Morales poco dopo la notizia.

Il ministero degli Affari esteri boliviano ha informato che manterrà la sua ambasciata all’Avana solo per l’attenzione di “affari umanitari”. I diplomatici cubani accreditati a La Paz lasceranno presto il paese. Il ministero degli Esteri di Cuba ha criticato la decisione della Bolivia.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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