Mali: attaccato un accampamento militare, 19 morti

Pubblicato il 26 gennaio 2020 alle 15:23 in Africa Mali

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Almeno 19 soldati dell’esercito maliano sono morti e altri 5 sono rimasti feriti a seguito di un attacco condotto contro un accampamento militare situato nel centro del Mali, nelle prime ore del 26 gennaio.

A riferirlo, l’agenzia di stampa Reuters, sulla base delle dichiarazioni di un portavoce dell’esercito e di un funzionario locale. L’identità degli aggressori non è risultata essere chiara e nessuno ha rivendicato, sino ad ora, l’attentato. Un vice amministratore della vicina città di Niono, Balco Ba, ha riferito che gli aggressori hanno fatto irruzione alle 5:00 del mattino presso l’accampamento, situato nei pressi del villaggio di Sokolo, nel centro del Paese. Qui, gli attentatori hanno sparato contro le strutture presenti, causando danni materiali e vittime umane, per poi andarsene poco dopo. Il portavoce dell’esercito, Dirran Kone, ha riferito dell’avvio di indagini, volte a scoprire l’identità dei responsabili. Parallelamente, sono state rafforzate le misure di sicurezza e di monitoraggio nell’area e inviati ulteriori rinforzi.

L’episodio giunge a pochi giorni di distanza da un attacco notturno simile, perpetrato nel centro del Paese. Nello specifico, il 23 gennaio, le truppe maliane sono state colpite da “uomini armati non identificati” a Dioungani, un’area situata nella regione di Mopti, vicino al confine con il Burkina Faso. Il bilancio provvisorio includeva 6 morti e “diversi feriti”. Solo alcuni giorni prima, il 21 gennaio, altri 2 soldati sono stati uccisi nella regione di Mopti, a seguito di una bomba posta lungo la strada su cui il convoglio militare stava viaggiando.

Tale serie di attentati si è verificata dopo che, il 20 gennaio, il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha reso noto l’avvio di nuove operazioni militari nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger, dove Parigi e i suoi alleati hanno deciso di potenziare la lotta contro i gruppi estremisti locali. Precedentemente, il 13 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato i partner africani del G5 Sahel per la cosiddetta conferenza di Pau. In tale occasione, i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania si sono detti concordi nel rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e hanno stabilito di creare un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo.

Il G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. In seguito all’incontro di Pau, la Francia si è altresì impegnata a inviare nella regione altri 220 soldati. Anche l’Europa, secondo le dichiarazioni di Parly, si sarebbe detta interessata a partecipare alla coalizione.

Le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nel quadro delle operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. Questi operano perlopiù nelle zone aride del Mali centrale e settentrionale, utilizzandole come base da cui partire per lanciare attacchi contro soldati e civili attraverso il vicino Burkina Faso, il Niger e oltre.

In tale quadro, il Mali è considerato uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, l’area posta a Sud del Sahara. Eserciti e forze di polizia, riferisce Reuters, non hanno più controllo in questa regine e ciò pone ulteriori pressioni sui governi locali ed i loro partner internazionali, che hanno lottato a lungo per contenere la diffusione della minaccia terroristica in tutta l’Africa occidentale.

Per quanto riguarda il Mali, questo ha dovuto dapprima affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord nel 2012. La sicurezza del Paese è poi peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri, con la conseguente morte di militari e civili. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso Burkina Faso e Niger, nonostante la presenza di 4.500 truppe francesi nella regione del Sahel, e una forza di pace delle Nazioni Unite composta da 13.000 membri, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA). Secondo quanto riferito da fonti locali, più di 140 soldati maliani sono morti in attacchi condotti tra settembre e dicembre 2019.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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