Il Libano tra proteste e rassicurazioni

Pubblicato il 26 gennaio 2020 alle 9:05 in Libano Medio Oriente

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Il Libano continua ad assistere ad una forte ondata di mobilitazione popolare, nonostante la formazione del nuovo governo. Parallelamente, si cerca di rassicurare gli investitori esteri, preoccupati per la perdurante crisi economica.

Come riportato da al-Jazeera, nella mattina del 26 gennaio la situazione sembra essere ritornata alla normalità dopo una notte di scontri. Già nella giornata del 25 gennaio, gruppi di manifestanti si erano riuniti nel centro della capitale, in segno di protesta contro il nuovo esecutivo, la cui formazione è stata annunciata il 21 gennaio scorso. Dal canto loro, le forze di sicurezza libanesi hanno sparato con cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i cittadini, mentre questi provavano ad infrangere uno dei cordoni di sicurezza e le barriere di ferro posti fuori alla sede del governo. I manifestanti pacifici sono stati invitati ad allontanarsi dall’area, per evitare di essere coinvolti in un’eventuale escalation violenta.

La popolazione libanese contesta il nuovo governo, considerandolo una “mascherata”, in quanto composto da quegli stessi membri di cui si sono richieste le dimissioni sin dal 17 ottobre 2019. Inoltre, a detta dei manifestanti, sono proprio queste forze politiche ancora al potere ad aver condotto il Paese verso il collasso economico. “Vogliamo un governo di indipendenti, non di partiti” è uno dei reclami principali di coloro che credono che solo un esecutivo formato da tecnocrati indipendenti possa porre fine alla crisi sia politica sia economica in cui versa il Paese.  

A capo del nuovo governo vi è un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab. L’esecutivo ha di fronte a sé diverse sfide da affrontare. La prima è rappresentata dalla peggiore crisi “bancaria, finanziaria, monetaria ed economica” sin dalla guerra civile del 1975-1990, causa di una svalutazione della moneta locale e di un forte rincaro dei prezzi.

In tale quadro, il 24 gennaio, la Banca centrale del Libano ha affermato che non vi sarà alcun “taglio” sui depositi esteri, in risposta alle preoccupazioni espresse da un miliardario arabo in merito ai rischi derivanti dagli investimenti stranieri nel Paese. In particolare, un uomo d’affari degli Emirati Arabi Uniti, Khalaf Ahmad al-Habtoor, fondatore del gruppo Al Habtoor, con due hotel a Beirut, ha pubblicato un video sul suo account Twitter in cui chiede al governatore della Banca centrale se sussistono o meno rischi per i depositi in dollari di investitori stranieri.

La risposta è giunta dal governatore stesso, Riad Salameh, il quale ha affermato che la legge in Libano non consente tagli per i depositi esteri, e la politica adottata dalla Banca mira ad evitare la bancarotta e a preservare i conti degli investitori stranieri. Inoltre, Salameh ha specificato che la Banque Du Liban (BDL) fornisce la liquidità necessaria alle banche sia in sterline libanesi sia in dollari, ma a condizione che i dollari prestati dalla BDL non vengano trasferiti all’estero. Al contrario, tutti i fondi ricevuti dalle banche libanesi dall’estero dopo il 17 novembre possono essere trasferiti liberamente.

La crisi in cui versa il Paese ha messo in pericolo la fiducia nelle banche, soprattutto da parte degli investitori stranieri. Inoltre, per cercare di prevenire la fuga di capitali, gli enti bancari hanno imposto controlli informali sull’accesso ai contanti e sui trasferimenti all’estero, sin dal mese di ottobre scorso. Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate.

Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è dunque diminuito nel mercato parallelo e la carenza di valuta forte ha causato l’aumento dei prezzi e ha influito sulla fiducia nel sistema bancario. Anche il neoeletto ministro delle Finanze, Ghazi Wazni, ha messo in evidenza come il Paese sia di fronte alla peggiore crisi bancaria, finanziaria, monetaria ed economica di sempre, e che, se la situazione rimarrà tale, si giungerà al fallimento. In tal caso, il governo dovrà essere pronto a preparare un piano di salvataggio globale.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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