Le sardine e la politica internazionale

Pubblicato il 26 gennaio 2020 alle 18:00 in Il commento Italia

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Gli sviluppi in Libia hanno mostrato quanto l’Italia sia declinata negli ultimi anni nel Mediterraneo. Tale declino è dovuto al fatto che i tre fattori di base dell’ascesa internazionale sono negativi. I “segreti” del successo di uno Stato sono infatti tre: la popolazione, il mercato e l’esercito. Una grande popolazione consente di creare un grande mercato, il quale consente allo Stato di raccogliere i soldi per finanziare un esercito imponente. La Cina ha tanti abitanti e un’economia che cresce impetuosamente, la quale sta consentendo a Xi Jinping di creare un esercito temibile. Anche la Turchia ha molti abitanti, rispetto alla maggioranza dei Paesi europei, un tasso di crescita elevato e il secondo esercito più grande della Nato. Questa è la ragione principale per cui incassa tanti successi in politica internazionale. La Turchia è diventato l’attore principale nella dinamica politica in Libia. Tutto ciò che sta accadendo, conferenza di Berlino inclusa, è una conseguenza dell’intervento di Erdogan in difesa del governo di Tripoli. Se Erdogan solleva una mano, i leader europei si alzano; se l’abbassa, si siedono. La conferenza di Berlino è stata organizzata per frenare l’ascesa di Erdogan nel Mediterraneo e non per fermare la guerra in Libia, che va avanti dal 4 aprile 2019 nell’indifferenza generale. 

Diamo adesso uno sguardo ai parametri dell’ascesa internazionale dell’Italia.         

Quanto alla popolazione, l’Italia è coinvolta in un drammatico calo demografico. I dati più recenti dell’Istat parlano di una riduzione costante delle nascite. In un solo anno, dal 2017 al 2018, il calo è stato di circa 20mila bambini. Le nascite, che erano state 458,151 nel 2017, sono passate a 439,747 nel 2018. In dieci anni, la perdita è stata del 23% (i nati, nel 2008, erano stati 577mila).

Quanto al mercato, il calo demografico è avvenuto nel decennio italiano con la crescita economica più bassa dal 1861. Siccome calo demografico ed economico si ripercuotono sugli investimenti per l’esercito, l’Italia ha passato tanto tempo a dibattere se comprare gli F-35 americani oppure spendere quei soldi per la scuola e gli ospedali: gli Stati che crescono, comprano tutto; gli altri, risparmiano e declinano.

Quando una potenza declina, un’altra prende il suo posto, e la Libia lo conferma. Il Paese che sta sostituendo l’Italia è proprio la Turchia. Il governo di Tripoli, guidato da Sarraj, ha realizzato che il governo Conte era troppo debole per difenderlo dall’assalto di Haftar e si è rivolto alla Turchia. Sarraj, che conosce i fattori del successo internazionale meglio dei politologi, giacché deve salvarsi la pelle, ha notato che la Turchia ha una grande popolazione, un’economia in crescita e un esercito potente. Quando un Paese vive una parabola declinante, le speranze sono riposte nel governo. I singoli cittadini non possono risollevare un Paese. Anche se parlano d’interesse nazionale quando sono in piazza, agiscono in base al tornaconto personale quando sono a casa. Chi apre una pizzeria pensa a incassare più euro, i magistrati pensano a celebrare un numero minore di processi e i professori universitari (italiani) a ottenere più soldi per la ricerca (dallo Stato). Tra le pareti di casa, i cittadini comuni pensano allo Stato come a una cassa da cui attingere risorse. Non vogliono pagare le tasse, ma pretendono ospedali gratuiti. Demografia, economia ed esercito: soltanto i governi possono occuparsi di simili questioni. I cittadini non possono fare niente per rilanciare l’Italia nell’arena internazionale. Anche se in piazza scendessero milioni di sardine o di leghisti, l’Italia continuerebbe a declinare. Nel 2017, molti salutavano la partecipazione politica di migliaia di simpatizzanti del movimento 5 stelle come la premessa del rilancio. Quanto entusiasmo sprecato: l’Italia, sotto il governo 5 stelle, ha continuato ad arretrare nel Mediterraneo e continuerebbe a declinare, anche se le sardine diventassero un oceano giacché la politica internazionale è questione di governi. Per l’ascesa internazionale di un Paese, non è fondamentale portare milioni di cittadini in piazza, ma avere buoni meccanismi di selezione della classe governante e un sistema politico virtuoso. Le strategie di Erdogan, che hanno consentito alla Turchia di diventare uno dei Paesi di maggior successo in politica internazionale, non sono state concordate con le piazze, che non hanno mai avuto niente da insegnare ai capi di Stato. 

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Alessandro Orsini

di Redazione

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