Erdogan e Merkel discutono di Libia: Haftar non è affidabile

Pubblicato il 25 gennaio 2020 alle 16:04 in Germania Libia Turchia

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Il presidente della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, nel corso dell’incontro bilaterale con la cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha esortato la comunità internazionale ad esercitare pressioni sul generale a capo dell’Esercito Nazionale libico (LNA), Khalifa Haftar, affinchè rispetti una tregua attualmente debole.

Il meeting ha visto Merkel recarsi a Istanbul, il 24 gennaio, per discutere della crisi in Libia, Paese ancora interessato da un conflitto civile. Come dichiarato dal quotidiano arabo al-Wasat, da un lato, la cancelliera ha evidenziato la necessità di profondere ulteriori sforzi affinchè il cessate il fuoco, al momento ancora fragile, possa essere rispettato concretamente, ed ha rivelato che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite appoggerà le disposizioni adottate alla conferenza di Berlino sulla Libia, del 19 gennaio scorso. Inoltre, Merkel ha sottolineato l’importanza di sostenere il presidente del Consiglio presidenziale del governo tripolino, nonché premier, Fayez al-Sarraj, ed ha espresso la propria speranza circa la posizione futura di Haftar ed i passi positivi che il generale potrà compiere con il fine di porre una tregua nel Paese.

Dall’altro lato, nel corso della conferenza stampa congiunta, Erdogan ha definito il generale Haftar inaffidabile, ed ha affermato che i Paesi partecipanti alla conferenza di Berlino non dovrebbero intraprendere accordi e relazioni con lui, soprattutto alla luce delle minacce e degli attacchi perpetrati anche a seguito dell’incontro del 19 gennaio. A tal proposito, il presidente ha affermato che gli attacchi missilistici condotti contro l’aeroporto tripolino di Mitiga, il 22 gennaio, mostrano “chi è a favore della pace e chi è a favore di spargimenti di sangue e lacrime” e, pertanto, ha invitato la comunità internazionale a non commettere gli stessi errori commessi in Siria. Dal canto suo, la Turchia, a detta del capo di Stato turco, continuerà a fornire sostegno al presidente tripolino al-Sarraj nel miglior modo possibile. In particolare, Erdogan ha affermato che il personale turco già inviato in Libia si sta occupando della formazione e addestramento delle truppe tripoline. Circa i risultati del vertice di Berlino, Merkel ha affermato che Hafter ha concordato in linea di principio la tregua, mentre il presidente turco ha insistito sul fatto che il generale libico “non ha messo la sua firma” su nessun documento.

Un altro punto toccato da Erdogan e Merkel è stato l’accordo sui migranti raggiunto da Turchia e Unione Europea il 20 marzo 2016, che ha contribuito a ridurre i flussi di rifugiati verso l’Europa, in cambio di un massimo di 6 miliardi di euro da parte dell’UE in aiuti ai rifugiati siriani e incentivi per convincere il governo di Ankara a fermare i migranti in partenza per la Grecia. Erdogan, nel corso degli anni, ha più volte criticato l’istituzione europea, accusandola di non aver rispettato i propri impegni, ed ha minacciato di “aprire le porte” verso i migranti, consentendo loro di dirigersi verso l’Europa. Tuttavia, il numero di migranti che sono entrati in Europa dalla Turchia è aumentato in modo significativo nel 2019. Persone in fuga dal conflitto in Siria e in Afghanistan sono giunte in Grecia, sovraffollando campi dalle condizioni in continuo peggioramento, situati perlopiù sulle isole dell’Egeo orientale.

Di fronte a tale scenario, la cancelliera tedesca ha affermato che, a parer suo, l’Unione Europea potrà essere in grado di fornire ulteriore sostegno alla Turchia, anche oltre i due lotti da 3 miliardi di euro ciascuno. Questo perché, ha sottolineato Merkel, la situazione attuale in Siria non consente ai rifugiati di far ritorno nel proprio Paese nel breve termine. Dal canto suo, la Germania si è detta pronta ad impegnarsi ulteriormente per rafforzare le capacità della Guardia costiera turca.

Erdogan ha ribadito che non ci si può aspettare che la Turchia continui a farsi carico di 3.6 milioni di rifugiati siriani e desidera un sostegno europeo, volto a creare una “zona sicura” nel Nord della Siria, dove i siriani possano sostare. Le nazioni europee hanno, già in precedenza, rifiutato tale proposta. All’incontro del 24 gennaio, Merkel ha affermato che la Germania potrebbe appoggiare il ritorno dei rifugiati in una zona sicura solo se l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, la UNHCR, approverà un programma di reinsediamento simile. Tuttavia, Berlino si è detta disposta a sostenere i piani turchi con cui trasferire i siriani sfollati da accampamenti verso luoghi più idonei ad affrontare l’inverno.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

A seguito di un vertice a sorpresa tra Turchia e Tunisia, tenutosi il 25 dicembre, Erdogan ha annunciato che avrebbe supportato militarmente le operazioni del governo di Tripoli, altresì noto come Governo di Accordo nazionale (GNA), contro l’esercito del generale Haftar. Ancor prima, il 27 novembre, il capo di Stato turco aveva firmato con il GNA alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza, oltre che nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. 

Alla luce di ciò, il governo di Tripoli ha inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia il 26 dicembre, a cui ha fatto seguito la risposta del Parlamento turco, del 2 gennaio, il quale ha approvato un decreto con cui Erdogan sarebbe stato autorizzato ad inviare truppe in Libia. Da allora, aiuti militari, rinforzi e consiglieri turchi si sono diretti a Tripoli. La Turchia ha, però, ribadito più volte che l’obiettivo non è combattere sul campo, ma contribuire all’addestramento delle truppe tripoline.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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