Burkina Faso: reclutare civili per combattere la minaccia nel Sahel

Pubblicato il 25 gennaio 2020 alle 6:18 in Africa Burkina Faso

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Il Parlamento del Burkina Faso ha approvato una legislazione che permette all’esercito nazionale di servirsi di civili volontari nella lotta contro i gruppi armati del Paese. La mossa sottolinea quanto siano numericamente in svantaggio i soldati burkinabè rispetto all’ampiezza della minaccia da affrontare. La legge è stata approvata nella giornata di giovedì 23 gennaio, ma venerdì 24 il ministro della Difesa, Cherif Sy, ha rilasciato alcuni commenti in merito al funzionamento della nuova misura. Secondo la norma, le reclute dovranno seguire due settimane di addestramento. I volontari dovranno essere tutti maggiorenni e affronteranno “un’indagine morale” prima di essere accettati per la missione. “Non si tratta di produrre carne da cannone”, ha detto Sy, aggiungendo: “Vogliamo impedire a questi volontari di diventare milizie”. Il 21 gennaio, il Parlamento del Burkina Faso ha lanciato un appello al popolo per incoraggiare “una franca collaborazione” con le forze dell’ordine nella lotta contro i gruppi estremisti

I civili reclutati dovranno condurre attività di sorveglianza e fornire protezione alle comunità locali, soprattutto in occasione di un attentato, nell’attesa dell’arrivo delle forze di sicurezza. L’esercito del Burkina Faso è generalmente debole e mal equipaggiato, incapace di fronteggiare adeguatamente la minaccia terroristica nel Sahel. In particolare, le truppe faticano a contenere la diffusione della violenza jihadista nell’area nonostante l’addestramento fornito dai contingenti americani e francesi. Inoltre, sono frequenti le accuse di violazione dei diritti e abusi rivolte ai soldati per i loro atteggiamenti durante le operazioni di repressione dei sospetti militanti. Il direttore di Human Rights Watch per l’Africa occidentale, Corinne Dufka, ha riferito che il governo ha fallito nell’indagare efficacemente una lunga serie di presunte uccisioni commesse dalle truppe burkinabè. “Questo nuovo piano che consiste nel subappaltare le operazioni di sicurezza ai civili minaccia di provocare ancora più abusi”, ha poi chiarito Dufka. Nel 2019, l’ONG per la difesa dei diritti umani ha dichiarato che più di 150 uomini, per lo più pastori Fulani, sono stati uccisi dalle forze di sicurezza burkinabè dopo essere stati accusati di sostenere gruppi armati.

Il 20 gennaio, in Burkina Faso, un duplice  attentato, perpetrato, secondo quanto si legge in una dichiarazione ufficiale, da un “gruppo terroristico”, ha provocato la morte di circa 36 civili. I militanti, alcuni legati ad al-Qaeda, altri allo Stato Islamico, hanno cominciato a infiltrarsi nel Paese dalle regioni del Nord, al confine con il Mali e con il Niger. Da lì, si sono poi spostati in altre direzioni, soprattutto a Est. Uno degli attentati di maggior impatto è stato condotto il 15 gennaio 2016, a soli due giorni di distanza dall’inaugurazione del nuovo governo, presieduto dal premier Paul Kaba Thieba. In tale occasione, alcuni militanti hanno sequestrato un hotel e un bar nel centro di Ouagadougou, causando la morte di 28 persone e il ferimento di altre 56, evidenziando le difficoltà della nuova amministrazione nell’attuare una risposta antiterroristica efficace. L’assalto era stato rivendicato da al-Qaeda nel Magreb Islamico (AQIM), un’organizzazione terroristica islamista affiliata di Al Qaeda e attiva nell’Africa nord-occidentale. 

Il Burkina Faso è, insieme al Mali e al Niger, uno dei Paesi più colpiti dalla furia dei jihadisti nella regione del Sahel. Secondo i dati delle Nazioni Unite, circa 4000 persone sono rimaste uccise in attentati perpetrati lo scorso anno nei tre Paesi. Le aree che hanno visto un’esplosione incontrollata della violenza sono generalmente quelle più aride e sottosviluppate, dove i gruppi armati sfruttano la povertà e le divisioni etniche o religiose per reclutare combattenti e provocare maggior impatto. Secondo il Country Report on Terorrism 2018 del governo americano, le organizzazioni terroristiche reclutano con successo i membri dell’etnia Fulani, che sono particolarmente marginalizzati, poveri e svantaggiati rispetto al resto degli abitanti del Burkina Faso. A partire dal 2017, si è registrata nel Paese una lenta ma continua crescita delle attività terroristiche jihadiste, specie lungo i confini con il Mali. Lo stesso anno, AQIM si è unito ad al-Mourabitoun, Ansar al-Dine e al Macina Liberation Front per formare il Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), gruppo attualmente molto attivo in Burkina Faso, insieme ad Ansarul Islam e ISIS in the Greater Sahara. Nel 2018, militanti jihadisti affiliati a diverse organizzazioni hanno condotto omicidi mirati, raid contro postazioni militari e di sicurezza, attentati con esplosivi improvvisati. 

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Chiara Gentili

di Redazione

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