Yemen: nuovo attacco Houthi a Hodeidah

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 9:00 in Medio Oriente Yemen

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I ribelli sciiti Houthi hanno condotto un attacco, nella sera del 23 gennaio, contro quartieri residenziali e postazioni delle forze congiunte situate a Hodeidah, nell’Ovest dello Yemen.

In particolare, secondo quanto riferito da fonti media delle forze congiunte, costituite da membri dell’esercito yemenita centrale e da milizie della coalizione a guida saudita, i ribelli hanno attaccato con mitragliatrici quartieri residenziali e altre aree isolate della città di Hays, nel Sud di Hodeidah. Fonti locali hanno poi aggiunto che, non appena i ribelli hanno cominciato a sparare contro le abitazioni civili, si è creata una situazione di caos che ha coinvolto soprattutto donne e bambini. Non da ultimo, è stato riferito che gli Houthi hanno altresì colpito fattorie e abitazioni del distretto di At Tuhayta, nel Sud di Hodeidah, con armi di medio calibro.

Tale attentato rappresenta un’ulteriore violazione dell’accordo di cessate il fuoco precedentemente stabilito, sotto l’egida delle Nazioni Unite. Dal 19 ottobre scorso, la Missione delle Nazioni Unite ha iniziato ad istituire posti di blocco e di monitoraggio, con il fine ultimo di riportare la tregua nella regione. Il dislocamento delle truppe è una parte cruciale dell’accordo di cessate il fuoco raggiunto in Svezia l’ultimo giorno dei colloqui di pace, il 13 dicembre 2018. Quest’ultimo è un patto in base al quale i ribelli sciiti Houthi avevano accettato di ritirarsi da tutti e tre i porti principali dello Yemen, Hodeidah, Saleef e Ras Isa, lasciando svolgere alla delegazione dell’Onu le necessarie attività di monitoraggio e gestione dell’area. Secondo quanto stabilito nel patto, il dislocamento dei contingenti Houthi sarebbe dovuto avvenire 21 giorni dopo l’annuncio del cessate il fuoco, il 18 dicembre 2018, ma quella data non è mai stata rispettata.

In tale quadro, il governo yemenita legittimo ritiene che le milizie Houthi siano le uniche responsabili del crollo degli sforzi di pace profusi fino ad ora e ha invitato l’inviato delle Nazioni Unite a fermare l’escalation e a far sì che i precedenti accordi vengano rispettati. Tali affermazioni sono giunte, in particolare, dal ministro degli Esteri yemenita, Mohammed al-Hadrami, il 24 gennaio, alla luce del perpetrarsi dell’offensiva Houthi, ritenuta un preludio di ulteriori conflitti e tensioni su altri fronti. Tutto ciò, a detta di al-Hadrami, mina gli sforzi volti a raggiungere la pace in Yemen, una pace fortemente voluta dal popolo. Dal canto suo, il governo legittimo, ha affermato il ministro, non consentirà che l’accordo di Hodeidah venga sfruttato per alimentare ulteriori battaglie. Tuttavia, si tratta di un accordo di cui l’esecutivo yemenita non riesce più a beneficiare.

Hodeidah rappresenta un ingresso di vitale importanza per le importazioni di merci e aiuti umanitari, nonché un’ancora di salvezza per milioni di residenti yemeniti fuggiti da altre aree del Paese, a seguito della guerra civile scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbu Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. 

In tale quadro, il 5 novembre 2019 è stato raggiunto un accordo, considerato un segnale positivo verso una possibile risoluzione del conflitto. Si tratta del cosiddetto accordo di Riad, il cui obiettivo è porre fine alla lotta al potere nel Sud del Paese e ai combattimenti che hanno interessato le aree meridionali dal 7 agosto scorso, quando violenti scontri hanno avuto inizio nella città di Aden, capitale provvisoria e sede governativa, per poi propagarsi in altri distretti e città meridionali. Da un lato, vi erano le guardie presidenziali. Dall’altro, le forze secessioniste, rappresentate dal Consiglio di transizione meridionale. Fin dalla sua ratifica, l’accordo è stato considerato una mossa positiva per riportare la felicità e la pace di cui un tempo godeva lo Yemen. Tuttavia, per gli Houthi, da parte della coalizione non vi è stata ancora alcuna mossa significativa volta a trovare una reale intesa con i ribelli.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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