USA: sanzioni contro società straniere per legami con l’Iran

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 10:14 in Iran USA e Canada

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Gli Stati Uniti hanno reso noto di aver inserito nella lista nera 6 società, con sede a Hong Kong, Shanghai e Dubai, per aver aiutato la National Iranian Oil Company (NIOC), di proprietà statale, a esportare milioni di dollari di merci in violazione delle sanzioni statunitensi contro Teheran. 

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha dichiarato, il 23 gennaio, di aver imposto sanzioni contro la Triliance Petrochemical Co. Ltd, con sede a Hong Kong, e la Sage Energy HK Limited, con base in Cina, la Peakview Industry Co Ltd e la Beneathco DMCC, che sono situate negli Emirati Arabi Uniti. Inoltre, il governo degli Stati Uniti ha imposto sanzioni a 2 altre società, la Jiaxiang Industry Hong Kong Limited e la Shandong Oiwangwa Petrochemical Co Ltd. Anche due individui sono stati personalmente inseriti nella lista nera. Si tratta di Ali Bayandrian, per collegamenti con la Triliance Petroleum, e Zhiqing Wang, un cittadino cinese legato all’azienda Shandong Oiwangwa. Le sanzioni congeleranno tutti i beni detenuti dalle società e dagli individui che si trovano nella giurisdizione degli Stati Uniti, impedendo di fruirne. 

Gli annunci sono l’ultimo passo della campagna di “massima pressione” degli Stati Uniti progettata per colpire l’economia iraniana, al fine di costringere l’Iran ad accettare maggiori vincoli sul suo programma nucleare e sulla ricerca legata allo sviluppo di missili balistici. La tensione tra USA e Iran ha recentemente raggiunto un livello estremamente alto. Il 3 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un raid contro l’aeroporto della capitale irachena, Baghdad, in cui il generale Soleimani è deceduto. Trump ha giustificato la propria decisione, dichiarando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”. Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

L’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita  negli assalti e aveva annunciato che la risposta degli Stati Uniti sarebbe stata l’applicazione di nuove sanzioni economiche ai danni dell’Iran. Il presidente USA aveva poi concluso le sue osservazioni sulla crisi con Teheran con un messaggio al popolo iraniano: “Per il popolo e i leader dell’Iran, vogliamo che abbiate un futuro e un grande futuro, uno che meritate”, aveva affermato Trump. “Uno di prosperità in patria e armonia con le nazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”, aveva aggiunto il presidente degli Stati Uniti. Il nuovo comandante della forza armata d’élite iraniana, la Quds Force, il 20 gennaio, ha dichiarato che Washington ha ucciso il suo predecessore “in modo vigliacco” e ha promesso di “colpire il nemico in modo virile”. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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