Trump: nuovi dettagli sul Piano per la Pace in Medio Oriente

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 9:08 in Medio Oriente USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che svelerà il suo Piano per la Pace in Medio Oriente prima della visita del primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, a Washington, DC, prevista per il 28 gennaio.

Parlando con i giornalisti, mentre si dirigeva verso Miami per un evento politico, il 23 gennaio, Trump ha affermato che i palestinesi potrebbero inizialmente reagire negativamente alla sua proposta, ma che poi ne trarranno beneficio. “È un ottimo piano”, ha detto Trump. “È un piano che funzionerebbe davvero”, ha aggiunto. Dopo aver incontrato il premier israeliano, il presidente USA prevede, inoltre, di incontrare il suo rivale elettorale, Benny Gantz. Trump ha fatto poi nuovamente riferimento al piano di pace, affermando che la sua amministrazione ha brevemente discusso con i rappresentanti palestinesi, che hanno respinto l’intesa prima ancora che venisse resa pubblica. “Abbiamo parlato brevemente con loro. Ma ci riparleremo tra un po ‘di tempo”, ha dichiarato il presidente. Nabil Abu Rudeineh, portavoce del presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha reso noto, il 23 gennaio, che i palestinesi “avvertono Israele e l’amministrazione statunitense di non attraversare alcuna linea rossa”. Trump aveva inizialmente smentito le voci secondo cui la proposta di intesa sarebbe stata resa pubblica la prossima settimana. In un post su Twitter, il presidente USA aveva annunciato che “i dettagli e il calendario del nostro piano di pace sono puramente speculativi”.

Il 25 giugno 2019, durante il primo giorno di una conferenza internazionale, tenutasi a Manama, in Bahrein, l’amministrazione Trump aveva lanciato un piano di spesa da 50 miliardi di dollari per la pace israelo-palestinese, ma aveva dichiarato che le questioni politiche relative al conflitto erano rimaste fuori dalla conferenza. Aprendo l’incontro internazionale di due giorni, Jared Kushner, il genero e consigliere del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, aveva ricordato che la prosperità dei palestinesi dipende da un’equa soluzione politica al conflitto. Tuttavia, Kushner aveva aggiunto che la crescita dell’economia palestinese rimane un elemento che potrà portare a “una vera pace che assicuri prosperità”. Da parte sua, la leadership palestinese ha più volte sottolineato il suo disprezzo per il piano USA, che è stato in via di realizzazione per oltre 2 anni e non ha previsto la consultazione delle autorità o della popolazione palestinese.

La nuova intesa per la pace tra Israele e Palestina era stata definita “l’Accordo del Secolo”. Sebbene una sezione economica sia stata presentata durante i due giorni di conferenza a Manama, il 25 e il 26 giugno 2019, gli aspetti politici del progetto sono rimasti segreti. Inoltre, né il governo israeliano né quello palestinese avevano partecipato all’evento di Manama. Anche il Libano e l’Iraq, a loro volta, avevano preso le distanze da tale iniziativa. Il presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmoud Abbas, che porta avanti un limitato autogoverno nella Cisgiordania, ha più volte sottolineato il proprio scetticismo riguardo alle prospettive di successo del cosiddetto “Accordo del Secolo”. “Il denaro è importante. L’economia è importante. Ma la politica è più importante. La soluzione politica è più importante”, aveva dichiarato Abbas. 

Una questione da sottolineare è il fatto che il piano di investimenti USA richiederebbe il riconoscimento di uno Stato palestinese, come sottolineato dall’agenzia di stampa Reuters. Al momento i Territori di Cisgiordania e Gerusalemme Est si trovano sotto occupazione israeliana, secondo quanto riconosciuto dalle Nazioni Unite, con una limitata autonomia interna e circondati da confini controllati da Israele. La Striscia di Gaza, che rientra nei Territori Palestinesi, si trova sottoposta ad un blocco totale che non permette l’entrata e l’uscita di beni e persone. Il capo negoziatore palestinese, Saeb Erekat, ha dichiarato che Kushner è “impegnato nelle iniziative sostenute dai Comitati dei coloniali israeliani”, riferendosi agli insediamenti illegali costruiti e sovvenzionati da Israele nei Territori Palestinesi. Per comprendere tutte le misure, anche e sopratutto politiche, e le reazioni al cosiddetto “Accordo del Secolo”, quindi, sarà ancora necessario attendere fino al 28 gennaio. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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