Polonia: scontro tra Parlamento e Corte Suprema sul potere giudiziario

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 17:30 in Europa Polonia

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La Polonia, rivela BBC, è diventata teatro di tensioni dopo che il Parlamento e la Corte Suprema hanno adottato due provvedimenti che sono uno l’antagonista dell’altro.

Nello specifico, la sentenza della Corte Suprema indica che i giudici nominati dal Consiglio Nazionale dell’Autorità Giudiziaria, controllato dal governo, non sono sufficientemente indipendenti e, per tale ragione, non possono svolgere il proprio ruolo.

Dall’altra parte, la legge approvata dal Parlamento, la quale dovrà ora essere firmata dal presidente, Andrej Duda, consente il licenziamento dei giudici che criticano il governo.

La possibilità che la misura adottata dal Parlamento sia funzionale al tentativo dell’esecutivo di esercitare un controllo sul potere giudiziario non è fonte di preoccupazione soltanto per Varsavia, ma anche per la Comissione europea, la quale aveva già in precedenza esortato il Parlamento polacco a non procedere con l’approvazione della riforma giudiziaria.

Ora che la riforma è passata alla firma del presidente, però, la Commissione europea ha rivelato che non esiterà ad adottare ogni misura necessaria per assicurare il rispetto dello Stato di diritto e dell’indipendenza del potere giudiziario. In linea con ciò, il Commissario eruropeo per la Trasparenza, Vera Jourova, si recherà a Varsavia la prossima settimana.

Il potere giudiziario della Polonia è stato ripetutamente al centro delle misure adottate dall’attuale partito di governo, il quale si trova attualmente al suo secondo mandato. Negli ultimi quattro anni, riporta The Associated Press, il partito di governo ha assunto il controllo della Corte costituzionale, della magistratura e dell’organo incaricato della nomina dei giudici. The Associated Press riporta inoltre che il governo aveva anche tentato di assumere il controllo della Corte Suprema, ma tale tentativo era stato ostacolato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda, più nel dettaglio, la controversa riforma giudiziaria, questa era stata già approvata dalla Camera dei deputati del Paese dell’Est Europa, dove il partito di governo, Diritto e Giustizia, detiene la maggioranza assoluta, lo scorso 23 dicembre. In seguito al voto, la legge era passata al Senato, dove il partito di governo si trova in minoranza. Tuttavia, il Senato polacco non ha il potere di respingere la legge, ma solo di ritardarla, potendola inviare nuovamente alla Camera bassa. In linea con ciò, il Senato ha emendato la legge, rinviandola alla Camera, la quale ha però respinto gli emendamenti e la ha inviata alla firma del presidente.

Da parte sua, il presidente della Polonia aveva già dichiarato, domenica 22 dicembre, di ritenere “necessaria” la riforma proposta dal governo di Morawiecki e aveva altresì criticato le posizioni espresse dalle istituzioni e media dei Paesi dell’Europa occidentale, accusate dal presidente polacco di aver diffuso “menzogne”.

Nello specifico, il New York Times riporta che tale proposta di legge è finalizzata ad ostacolare i giudici dal mettere in dubbio l’indipendenza dei loro colleghi nominati dal Consiglio Nazionale della Giustizia, il quale è a sua volta nominato dalla Camera dei Deputati, dove il partito di governo detiene la maggioranza. In aggiunta, secondo quanto si apprende, la riforma consentirebbe alle autorità di sanzionare i giudici che criticano i provvedimenti adottati dal governo nei confronti del potere giudiziario. Infine, aggiunge il New York Times, la legge proposta dal governo di Morawiecki consentirebbe anche di sanzionare i giudici che si impegnano in politica, senza però specificare il tipo di attività sanzionabile. Il controllo sui giudici, stando a quanto si apprende, coinvolgerebbe anche i canali di comunicazione digitale, dal momento che la riforma costringerebbe i giudici a dichiarare i nomi delle associazioni di cui fanno parte e tutti i nickname utilizzati nei vari social network. Come provvedimenti disciplinari in caso di dissidenza, ai giudici può essere rimosso il diritto di esercitare la propria professione, o imposto il trasferimento o il pagamento di sanzioni economiche.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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