Il Pentagono prospetta un riposizionamento globale delle forze armate USA

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 10:58 in USA e Canada

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Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Mark Esper, ha riferito che il Pentagono potrebbe avviare un riposizionamento globale delle proprie forze armate, nel 2020, come parte di uno sforzo per riconsiderare le sfide poste dalla Cina e dalla Russia.

Esper ha affermato di non voler stabilire una data per il completamento della sua cosiddetta “revisione dei livelli di Difesa”, che dovrebbe innescare movimenti delle truppe statunitensi da una regione del mondo all’altra. “Se dovessi fissare una data per il completamento, vorrei assicurarmi che ci sia un posizionamento migliore entro l’inizio del prossimo anno fiscale”, ha comunicato Esper ai giornalisti, riferendosi alla scadenza del budget governativo, prevista per il 1 ottobre 2020. “Quindi voglio muovermi abbastanza rapidamente”, ha aggiunto. Il capo del Pentagono ha formulato tali osservazioni durante un viaggio a Miami, il 23 gennaio, e ha riferito di aver iniziato una revisione delle missioni militari in America Latina, che sarà parte di un ampio riesame globale degli schieramenti. La speranza ultima alla base di questo riposizionamento è che sarà possibile reindirizzare più forze armate in Asia e riportarne altre negli Stati Uniti. 

Alcuni esperti, citati dall’agenzia di stampa Reuters, sostengono che tale decisione è lungamente attesa negli Stati Uniti, data la crescita militare della Cina negli ultimi due decenni. In tale contesto, l’eccessivo raggruppamento militare statunitense in Iraq, Afghanistan e Siria non è considerato una scelta positiva a lungo termine. Tuttavia, in un momento di forte tensione con l’Iran e con le milizie irachene sostenute dall’Iran, non è chiaro se ci si possa aspettare o meno un grande cambiamento. La revisione è seguita da vicino dai sostenitori dell’impegno militare degli Stati Uniti in America Latina e Africa, due delle regioni tipicamente meno interessate dall’intervento USA. Le sessioni di analisi sulle missioni in Africa, un’altra delle quali è prevista per il 24 gennaio, stanno già innescando aspettative nel Pentagono di almeno una modesta riduzione della presenza occidentale. Tuttavia, molti funzionari statunitensi sono preoccupati per la crescente forza dei militanti islamisti in regioni critiche, come quella del Sahel. 

Una significativa riduzione delle forze statunitensi dedicate al comando meridionale degli Stati Uniti potrebbe essere, tuttavia, imminente. In tale contesto, Esper ha cercato di alleviare qualsiasi preoccupazione a tale riguardo, il 23 gennaio, mentre visitava il quartier generale del comando meridionale di Miami. “Tutti presumono sempre che quando parliamo di revisioni significhi riduzione. Non necessariamente”, ha affermato. “Anche se può significare un ridimensionamento corretto, potrebbe anche voler dire aggiunta di risorse in una regione, se ne abbiamo bisogno”, ha aggiunto. Il Comando Meridionale degli Stati Uniti sostiene che, di fronte alla minaccia della Cina, l’America Latina deve essere monitorata in modo particolare. In tale regione, gli scali dei porti navali cinesi sono aumentati del 70% negli ultimi 5 anni e Pechino sta aumentando le vendite di armi, gli investimenti in infrastrutture e il commercio. I dati raccolti dagli Stati Uniti contano 615 milioni di dollari di vendite di armi cinesi solo al Venezuela, negli ultimi dieci anni.

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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