Mali: attacco nel centro del Paese, 6 soldati morti

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 12:07 in Africa Mali

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Almeno sei soldati maliani sono stati uccisi ed altri feriti a seguito di un attacco notturno condotto nel centro del Mali. A riferirlo, le forze armate del Paese, il 23 gennaio.

Secondo quanto riportato da membri dell’esercito, le truppe sono state colpite da “uomini armati non identificati” a Dioungani, un’area situata nella regione di Mopti, vicino al confine con il Burkina Faso. Il bilancio provvisorio include sei morti e “diversi feriti”. Tuttavia, non sono stati forniti ulteriori dettagli su quanto accaduto, e, al momento, si tratta di un attacco non rivendicato. Solo alcuni giorni prima, il 21 gennaio, altri 2 soldati sono stati uccisi nella regione di Mopti, a seguito di una bomba posta lungo la strada su cui il convoglio militare stava viaggiando.

Ciò è giunto dopo che, il 20 gennaio, il ministro della Difesa francese, Florence Parly, ha reso noto l’avvio di nuove operazioni militari nella zona di confine tra Mali, Burkina Faso e Niger, dove Parigi e i suoi alleati hanno deciso di potenziare la lotta contro i gruppi estremisti locali. Precedentemente, il 13 gennaio, il presidente francese Emmanuel Macron ha ospitato i partner africani del G5 Sahel per la cosiddetta conferenza di Pau. In tale occasione, i leader di Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad e Mauritania hanno concordato di rafforzare la cooperazione in materia di sicurezza nel Sahel e hanno stabilito di creare un’unica struttura di comando militare sotto la quale condurre nuove operazioni antiterrorismo.

Il G5 Sahel è una task force internazionale antiterrorismo creata nel febbraio 2017 con lo scopo di sconfiggere i gruppi armati attivi nell’Africa Nordoccidentale e contrastare lo sviluppo dell’estremismo violento. In seguito all’incontro di Pau, la Francia si è altresì impegnata a inviare nella regione altri 220 soldati. Anche l’Europa, secondo le dichiarazioni di Parly, si sarebbe detta interessata a partecipare alla coalizione.

Il Mali è uno dei Paesi più insicuri della regione del Sahel, minacciata soprattutto dall’insorgenza dei movimenti islamisti. Il Paese ha dovuto dapprima affrontare una rivolta armata scoppiata nel Nord nel 2012, ma da allora sono stati migliaia i soldati ed i civili uccisi. La sicurezza del Mali è poi peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e Tuareg dai territori del Nord, che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi e scontri. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. Il conflitto si è poi diffuso verso Burkina Faso e Niger, nonostante la presenza di 4.500 truppe francesi nella regione del Sahel, e una forza di pace delle Nazioni Unite composta da 13.000 membri, la UN Multidimensional Integrated Stabilization Mission (MINUSMA). Secondo quanto riferito da fonti locali, più di 140 soldati maliani sono morti in attacchi condotti tra settembre e dicembre 2019.

In tale quadro, le regioni del Mali sono diventate una sorta di rifugio sicuro per i militanti jihadisti che intendono destabilizzare il potere centrale e attaccare le forze straniere presenti sul territorio nell’ambito di operazioni di peacekeeping. Oltre allo Stato Islamico, nel Paese sono attivi, soprattutto al centro e al Nord, diversi gruppi estremisti violenti, di matrice islamista, come il suddetto Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), ma anche al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), Ansar al-Dine (AAD), e il Macina Liberation Front. 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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