Libia: Mitiga di nuovo operativo, Siala parla di “un crimine di guerra”

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 10:30 in Africa Libia

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L’aeroporto libico di Mitiga, l’unico ancora funzionante nel Paese, ha annunciato di aver ripreso le proprie attività, dopo l’interruzione causata dall’attacco del 22 gennaio. Il ministro degli Esteri tripolino, Mohamed Taha Siala, ha definito l’episodio “un crimine di guerra”.

Il 22 gennaio, sei missili di tipo Grad sono stati lanciati verso la pista di Mitiga, nonostante l’invito alla tregua giunto a livello internazionale sin dalla conferenza di Berlino, svoltasi il 19 gennaio scorso. L’attacco, tuttavia, non ha causato vittime o danni materiali, ma le autorità aeroportuali avevano deciso di sospendere le attività ed il traffico aereo. Dal canto loro, le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate dal generale Khalifa Haftar, hanno successivamente minacciato di distruggere qualsiasi aereo in volo verso aeroporto, sia di tipo civile sia militare.  

La decisione della riapertura di Mitiga è stata presa dal capo del Consiglio presidenziale di Tripoli, nonché premier, Fayez al-Sarraj, e dal capo del Consiglio di Stato supremo, Khaled al-Mashri, i quali hanno definito l’aeroporto essenziale per la mobilità e le esigenze di base della popolazione libica. A fronte delle minacce di Haftar, al-Sarraj e al-Mashri si sono detti pronti ad assumersi la responsabilità di qualsiasi eventuale conseguenza derivante dalla riapertura dell’aeroporto, ma hanno fatto appello al Consiglio di Sicurezza e ai Paesi partecipanti a Berlino, affinché portino il generale Haftar ad assumersi la propria responsabilità a livello sia legale sia morale.

In tale quadro, il ministro tripolino Siala si è rivolto al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite attraverso una lettera, in cui è stato affermato che le minacce del portavoce di Haftar, Ahmed al-Mismari, relative a possibili attacchi contro l’aviazione civile libica, rappresentano un crimine di guerra e una chiara violazione delle convenzioni e norme internazionali e del diritto umanitario internazionale. Pertanto, la comunità internazionale è stata invitata ad assumersi le sue responsabilità, sottolineando il principio di impunità per tutti coloro che mettono in pericolo la navigazione aerea e gli aeroporti civili. Dal canto suo, il Consiglio presidenziale tripolino, a detta di Siala, si impegnerà per garantire la sicurezza di tutte le strutture ed installazioni civili in Libia, oltre a far sì che quanto stabilito a Berlino, armistizio in primis, venga rispettato.

L’aeroporto di Mitiga è un’ex base militare, utilizzata successivamente per scopi civili, ed è situato nell’area controllata dal governo tripolino, riconosciuto dalle Nazioni Unite. Dall’inizio della campagna del generale Haftar, volta a riprendere il controllo della capitale Tripoli, intrapresa il 4 aprile scorso, l’aeroporto di Mitiga è stato colpito più di 20 volte. Uno degli ultimi episodi risale al 2 gennaio scorso, quando circa 20 missili di tipo Grad sono stati lanciati contro l’aeroporto, costringendo gli abitanti della zona ad evacuare le proprie abitazioni. Le operazioni di Haftar vengono condotte sulla base dell’idea del generale secondo cui Mitiga costituisce una base volta al trasferimento di mercenari turchi da Istanbul.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

In tale quadro, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha invitato le parti libiche a partecipare attivamente alle riunioni della Commissione militare congiunta per raggiungere presto un cessate il fuoco. Si tratta di un consiglio 5+5, formato sia da rappresentanti di al-Sarraj sia di Haftar. Un rapporto del Segretario di Stato, Antonio Guterres, ha riferito che 284 civili sono stati uccisi e 140.000 sono stati costretti a fuggire dall’inizio dell’offensiva contro Tripoli, il 4 aprile. Da tale data, secondo i dati dell’Onu, sono stati 1020 gli attacchi condotto contro vari siti dentro e intorno a Tripoli, mentre i raid del governo tripolino sono stati 250.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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