Libano: sì al sostegno internazionale, ma dopo le riforme

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 11:24 in Libano Medio Oriente

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In una dichiarazione congiunta, il Gruppo internazionale di sostegno per il Libano (IGS) ha invitato il nuovo governo di Beirut ad accelerare l’attuazione di riforme “radicali, credibili ed inclusive”. Solo così si potrà porre fine alle diverse crisi perduranti e crescenti in cui versa attualmente il Paese.

In particolare, secondo quanto affermato dai diversi membri internazionali, tra cui Francia, Germania e Regno Unito, le nuove misure devono far fronte al continuo deterioramento del quadro economico del Libano, colpito da una grave crisi, considerata la peggiore sin dalla guerra civile del 1975-1990. Non da ultimo, il nuovo esecutivo di Beirut è stato esortato a favorire il ripristino dell’equilibrio monetario e la stabilità finanziaria anche attraverso una politica concreta lontana da qualsiasi conflitto esterno al Paese e dalle tensioni a livello regionale.

Dal canto suo, l’IGS si è detto pronto a sostenere un Libano “impegnato nelle riforme”. Solo quando il Paese intraprenderà questo percorso, i diversi membri a livello internazionale potranno, a loro volta, favorire il ripristino della fiducia nell’economia libanese da parte della comunità internazionale, così da facilitare, al contempo, un sostegno globale sostenibile. Non da ultimo, è stata ribadita l’importanza di rispettare le decisioni prese in seno alle Nazioni Unite anche per quanto concerne il disarmo del Paese e la presenza di gruppi armati diversi dalle forze armate libanesi, le uniche ritenute legittime.

Tra le dichiarazioni giunte da membri della comunità internazionali vi sono quelle del presidente francese, Emmanuel Macron, il quale ha ribadito che la Francia farà tutto il possibile per aiutare il Libano a emergere dalla “crisi profonda” che lo assedia. A sua volta, il segretario di Stato statunitense, Mike Pompeo, ha sollecitato il nuovo governo libanese a intraprendere riforme “reali e concrete”, considerandole l’unica strada perseguibile per ottenere aiuti internazionali e uscire dalla crisi economica.

Dopo tre mesi caratterizzati da una forte ondata di mobilitazione popolare, scoppiate il 17 ottobre 2019, il Libano ha assistito, nella sera del 21 gennaio, alla creazione di un nuovo governo. A capo, un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab. Dal canto suo, il neoeletto ministro delle Finanze, Ghazi Wazni, ha messo in evidenza come il Paese sia di fronte alla peggiore crisi bancaria, finanziaria, monetaria ed economica di sempre, e che, se la situazione rimarrà tale, si giungerà al fallimento. In tal caso, il governo dovrà essere pronto a preparare un piano di salvataggio globale.

A tal proposito, Wazni ha altresì dichiarato che, per uscire dalla crisi attuale, il Libano necessita di un aiuto esterno. In particolare, il Paese è alla ricerca di prestiti agevolati, pari a una cifra che oscilla tra i 4 ed i 5 miliardi di dollari. Questi dovrebbero provenire da donatori internazionali e servirebbero ad acquistare grano, carburante e medicinali. A detta del ministro, inoltre, tali prestiti potrebbero essere sufficienti a soddisfare le esigenze di un anno ed evitare la corsa al dollaro.

Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate. Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è dunque diminuito nel mercato parallelo e la carenza di valuta forte ha causato l’aumento dei prezzi e ha influito sulla fiducia nel sistema bancario.

Uno degli ultimi incontri dell’IGS si era tenuto l’11 dicembre 2019 nella capitale francese Parigi. Nel corso del meeting era stato riconosciuto che il Libano stava affrontando una crisi che lo poneva sull’orlo di un collasso economico, e che, per porre fine ad una situazione di deterioramento finanziario ed economico, era necessario mettere in atto un pacchetto di politiche inclusivo ed affidabile. Anche in tale occasione, i membri della comunità internazionale hanno ribadito il proprio sostegno, affermando che quanto emerso dalla conferenza CEDRE, il 6 aprile 2018, era ancora valido. La comunità internazionale si era poi impegnata a garantire l’accesso della popolazione libanese ai beni di prima necessità.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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