L’Egitto e la lotta al terrorismo: le ultime misure

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 13:13 in Africa Egitto

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Il Consiglio dei ministri egiziano ha approvato il progetto di modifica alla legge n. 8 del 2015 in materia di lotta al terrorismo, con l’obiettivo di rendere più efficaci le misure antiterrorismo e il contrasto al finanziamento dei gruppi terroristici.

Tale approvazione risale all’8 gennaio e, con gli emendamenti proposti, la Procura generale potrà congelare i beni e i fondi di individui e entità affiliati a gruppi o attività terroristici. In particolare, ciò sarà possibile anche nel caso di beni posseduti da più individui o semplicemente controllati da essi, e ad essere bloccati saranno altresì i proventi ricavati da questi. Precedentemente, come sancito dall’articolo n.7 di tale legge, il congelamento ed il sequestro di beni fondi riguardava solo quelli utilizzati direttamente in attività terroristiche e non tutti gli altri posseduti dall’individuo o organizzazione. Inoltre, tra le risorse da poter sequestrare vi sono anche quelle naturali e petrolifere, cui si aggiungono valute, titoli di Stato, assegni bancari e qualsiasi altro bene funzionale al guadagno e al potenziamento dell’attività terroristica.

La legge oggetto di modifica definisce entità terroristica qualsiasi associazione, organizzazione, gruppo o banda istituita allo scopo di destabilizzare l’ordine pubblico, minando gli interessi e la sicurezza della comunità o danneggiando l’unità nazionale con qualsiasi mezzo. Sulla base di ciò, ogni individuo sospettato o accusato di minare l’ordine pubblico può essere inserito nell’elenco dei terroristi e le sue proprietà possono divenire oggetto di confisca. Attraverso gli emendamenti dell’8 gennaio, l’esecutivo del Cairo mira a fornire un quadro giuridico più ampio, con il fine ultimo di identificare le entità terroristiche e soddisfare sia gli standard internazionali sia gli interessi della nazione in materia di lotta al terrorismo.

Tuttavia, nonostante l’obiettivo nobile, non sono mancate contestazioni. In particolare, una fonte giudiziaria ha dichiarato che gli emendamenti forniscono una copertura legale alla violazione di denaro dell’imputato. La versione attuale della legge ancora vigente richiede la presenza di prove sull’impiego dei fondi e delle proprietà in attività terroristiche prima di congelarli. Al contrario, in base ai nuovi emendamenti, il Ministero degli Interni e la Procura generale non dovranno rispettare tale condizione.

Anche per un membro del blocco 25-30 dell’opposizione, Diaa Eddine Daoud, i nuovi emendamenti sono da considerarsi incostituzionali, in quanto contraddicono quelle norme volte a prevenire la violazione della proprietà privata, tra cui gli articoli n.33 e 35 della Costituzione egiziana. “Come possono le autorità confiscare i beni e le proprietà degli imputati in assenza di una sentenza definitiva da parte del tribunale? Il governo non è consapevole dell’impatto di tali misure sulle loro famiglie? E se l’imputato fosse dichiarato innocente anni dopo?” sono state le domande poste da in altro membro del medesimo blocco, il quale ha altresì affermato che, con queste misure, il Paese potrebbe favorire la creazione di nuovi terroristi.

Dal canto suo, il capo dell’Organizzazione egiziana per i diritti umani, Hafez Abu Saada, ha dichiarato che gli emendamenti sono conformi agli standard internazionali e alla risoluzione n.1373 del 2001 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, con cui gli Stati possono adottare le misure ritenute necessarie per contrastare il finanziamento del terrorismo. Allo stesso tempo, è stato evidenziato, l’Egitto si trova in una regione particolarmente instabile in cui il caos, la violenza e il terrorismo dilagano. Ciò richiede l’adozione di misure efficienti, volte a prosciugare le fonti di terrorismo, e ad ostacolare quelle organizzazioni che operano in patria e all’estero contro lo Stato.

In tale quadro, il primo dicembre 2019, il tribunale penale del Cairo ha aggiunto Ansar Bayt al-Maqdis all’elenco delle entità terroristiche. Inoltre, il 16 dicembre, è stata emessa un’ulteriore decisione, con cui sono state sequestrati in modo permanente i fondi di oltre 120 persone condannate per terrorismo. Gruppi come i Fratelli Musulmani e Gamaa Islamiya, oltre a centinaia di associazioni, sono etichettati come terroristi in Egitto. A ciò si aggiungono centinaia di individui, tra cui il leader dei Fratelli Musulmani, Mohammed Badie, il deputato di Badie, Mahmoud Ezzat e l’importante uomo d’affari e leader della Fratellanza, Hassan Malik.

L’emendamento della legge antiterrorismo si colloca in un quadro più ampio che vede l’Egitto intraprendere anche altri tipi di misure per salvaguardare la sicurezza del Paese. A tal proposito, la Camera dei Deputati, ovvero il Parlamento monocamerale, il 14 gennaio, ha ulteriormente esteso lo stato di emergenza nel Paese per tre mesi. In particolare, questo è entrato in vigore all’una di notte, ora locale, del 27 gennaio e durerà fino alla stessa ora del 27 aprile 2020. Si è trattato della dodicesima decisione consecutiva di tal tipo. La prima risale al 10 aprile 2017.

Da quando il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, è salito al potere, l’8 giugno 2014, il suo governo ha mostrato maggiore severità, vietando le proteste non autorizzate e imprigionando migliaia di persone per reprimere massicciamente ogni forma di dissenso. Dalla cacciata dell’ex presidente islamista Mohamed Morsi, avvenuta il 3 luglio 2013, le autorità egiziane hanno poi iniziato a lanciare una dura repressione contro la Fratellanza Musulmana, dichiarata organizzazione terroristica nel dicembre 2013, e contro tutti gli oppositori politici.

Tuttavia, una delle aree di maggiore attenzione e preoccupazione è la regione del Sinai del Nord, zona di congiunzione tra i continenti africano ed asiatico. Tra le organizzazioni terroristiche più attive vi è Wilayat Sinai, che trova la sua origine in un ulteriore gruppo, Ansar Bayat al-Maqdis, fautore del raggruppamento di diversi militanti attivi nella regione del Sinai. Nel 2014, Wilayat Sinai ha giurato fedeltà all’ISIS, assumendo il nome attuale. Si stima che il numero dei combattenti oscilli tra i 1.000 ed i 1.500, operanti perlopiù in tale regione, ma responsabili di alcuni attacchi anche in altre aree egiziane. Il 2 novembre 2019, inoltre, tale organizzazione ha giurato fedeltà al nuovo leader dello Stato Islamico, Abu Ibrahim al-Hashemi al-Quraishi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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