Grecia: le risposte alle accuse della Turchia

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 16:30 in Grecia Turchia

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Il Ministero degli Affari Esteri di Atene ha dichiarato che le accuse avanzate dalla Turchia contro la Grecia sono frutto di ipocrisia.

È quanto rivelato, venerdì 24 gennaio, dal quotidiano ellenico, Ekathimerini, il quale ha altresì specificato che le parole di Atene giungono in risposta a quanto dichiarato il giorno precedente da Ankara, la quale aveva richiesto alla Grecia di demilitarizzare 16 isole dell’Egeo, nei pressi delle coste turche, ritenute illecitamente armate.

In risposta a tale richiesta, il Ministero degli Esteri di Atene ha rilasciato un comunicato ufficiale, nel quale si legge che per la Grecia è “quantomeno ipocrita che ad invocare il rispetto del diritto internazionale sia un Paese che viola sistematicamente l’integrità territoriale e i diritti sovrani di quasi tutti i suoi Stati vicini, nonché un Paese che minaccia di andare in guerra contro un suo vicino e alleato nel caso in cui questo metta in pratica i propri diritti legittimi”. In aggiunta, Atene ha accusato Ankara di violare l’embargo di armi alla Libia.

In aggiunta, Atene ha anche espresso la propria preoccupazione in merito al fatto che le continue richieste avanzate alla Turchia da parte della comunità internazionale vengano, a detta di Atene, ignorate.

In merito alla militarizzazione delle isole dell’Egeo, inoltre, il ministro della Difesa ellenico, Nikos Panagiotopoulos, ha annunciato che “ciò che viene minacciato non sarà demilitarizzato”.

Reuters rivela che le relazioni tra Grecia e Turchia risultano compromesse per via di molteplici fattori. Principalmente, ad aver incrinato i rapporti tra Ankara e Atene concorrono le dispute in materia di diritti minerari nel Mar Egeo e la questione cipriota, all’interno della quale si inserisce la controversia sulle trivellazioni condotte dalla Turchia a largo delle coste di Cipro, ricche di gas naturale.

In materia di risorse energetiche, inoltre, lo scorso 2 gennaio Grecia, Israele e Cipro si erano incontrati ad Atene per siglare un accordo per l’avvio dei lavori di costruzione del nuovo gasdotto sottomarino EastMed.

EastMed si estenderà per 1900 chilometri circa e, secondo quanto riportato, si pone quale alternativa per l’Europa, attualmente dipendente dalla Russia e dalla regione caucasica per quanto riguarda l’offerta di gas. Secondo il progetto presentato, il gasdotto partirà dalle riserve di gas naturale israeliane del bacino del Mar di Levante, per poi dirigersi verso Cipro, Creta e terminare in Grecia. Successivamente, dalla Grecia il gas giungerà in Italia attraverso un ulteriore gasdotto. Il progetto, secondo le stime, ha un valore di circa 6 miliardi di euro e, nel giro di 7 anni, soddisferà il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea.

Stando a quanto riportato da alcuni esperti, al momento della firma dell’accordo per la sua costruzione, EastMed ha ulteriormente rafforzato le tensioni a livello politico tra Grecia e Cipro da un lato e Turchia dall’altro.

A tale riguardo, il premier della Grecia, Kyriakos Mitsotakis, in occasione del suo discorso presso il Forum Economico Mondiale di Davos, ha dichiarato, giovedì 23 gennaio, che Atene “non ha bisogno del permesso della Turchia” per firmare simili accordi.

Per quanto riguarda i diritti minerari nel Mar Egeo, inoltre, le relazioni tra i due Paesi si sono inasprite ulteriormente dopo che, lo scorso 27 novembre, Ankara aveva siglato con Tripoli un accordo sulle definizione dei confini marittimi tra Libia e Turchia. Il memorandum, sottolinea Reuters, definisce i confini marittimi anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, motivo per cui è stato possibile definire i confini delle acque intorno a Creta. La Grecia, invece, da parte sua, considera l’accordo siglato tra Libia e Turchia una “palese violazione del diritto internazionale”.

A tale riguardo, a Davos, Mitsotakis ha dichiarato che tale accordo risulta illegittimo anche perché la Libia e la Turchia non hanno coste che affacciano l’una di fronte all’altra.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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