Filippine minacciano la fine di un accordo militare con Washington

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 12:18 in Filippine USA e Canada

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Il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte, ha avvertito gli Stati Uniti che straccerà l’accordo militare con Washington se non sarà garantito il visto per gli USA ad un suo alleato politico. 

Visibilmente turbato, Duterte ha esternato una forte rabbia per la decisione degli Stati Uniti di negare l’ingresso al Paese a Ronaldo Dela Rosa, ex capo della polizia che ora è senatore delle Filippine. Dela Rosa ha affermato che l’ambasciata degli Stati Uniti nelle Filippine non gli ha spiegato perché il suo visto sia stato annullato, ma che ritiene molto probabile che sia a causa delle accuse di omicidi extragiudiziali durante il suo mandato, durato oltre due anni, come capo della polizia. “Se non correggono l’errore chiuderò le basi e metterò fine al Visiting Forces Agreement (VFA)”, ha riferito Duterte in un discorso, il 23 gennaio. “Sto dando al governo e al governo americano 1 mese”, ha aggiunto. 

Il VFA è stato firmato nel 1998 e definisce lo status legale di migliaia di truppe statunitensi che erano state inviate nel Paese asiatico per effettuare esercitazioni militari e operazioni di assistenza umanitaria. Delfin Lorezana, ministro della Difesa di Duterte, ha rifiutato di commentare quando gli è stato chiesto se era d’accordo con le parole del presidente. Il 27 dicembre 2019, Duterte aveva già minacciato di imporre ai cittadini statunitensi l’obbligo di chiedere preventivamente il visto se gli Stati Uniti avessero limitato l’accesso al Paese a qualsiasi funzionario filippino coinvolto nella detenzione di Leila De Lima. Tale misura era stata richiesta in Congresso dai senatori USA, Richard Durbin e Patrick Leahy. La decisione di Duterte arrivava dopo che il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato il bilancio per il 2020 che conteneva una disposizione riguardante le Filippine. Secondo tale misura, l’ingresso negli USA sarebbe negato a chiunque fosse coinvolto nella detenzione della De Lima, una senatrice che è stata accusata di reati legati al traffico di stupefacenti all’inizio del 2017, dopo aver condotto un’indagine sulle uccisioni di massa durante le operazioni antidroga di Duterte. 

“Non staremo con le mani in mano se continuano a interferire con i nostri processi come Stato sovrano”, aveva dichiarato il portavoce presidenziale filippino, Salvador Panelo, il 27 dicembre. Le Filippine concedono l’ingresso senza visto per un massimo di 30 giorni ai cittadini statunitensi, 792.000 dei quali hanno visitato il Paese nei primi 9 mesi del 2019, secondo i dati del governo. Questi rappresentano quasi il 13% di tutti gli arrivi stranieri. La posizione di Manila è che le restrizioni ai viaggi per la detenzione della De Lima non hanno senso perché non è stata incarcerata ingiustamente, ma è stata arrestata ed è in attesa di processo. 

Secondo quanto riferisce Al-Jazeera English, Duterte non ha mai fatto mistero del suo disprezzo per gli Stati Uniti e di ciò che considera palesi interferenze da parte di Washington. Gli Stati Uniti rimangono, tuttavia, il principale alleato dell’arcipelago. Milioni di filippini hanno parenti che sono diventati cittadini statunitensi. Riguardo alla misura approvata dal Congresso, la De Lima, che è stata ministro della Giustizia in un vecchio governo, ha espresso una forte gratitudine per il supporto degli Stati Uniti. La donna ha anche vinto numerosi premi da perte di gruppi a supporto dei diritti umani, che la considerano prigioniera politica. La De Lima ha chiesto un’indagine internazionale sulla sua cosiddetta guerra alla droga di Duterte, in cui migliaia di persone sono state uccise, con l’accusa di essere coinvolti nei traffici. 

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Maria Grazia Rutigliano 

 

di Redazione

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