Cancelliera tedesca in Turchia per parlare di Libia

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 14:34 in Germania Turchia

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La cancelliera tedesca, Angela Merkel, si trova in Turchia, il 24 gennaio, dove sta discutendo con il presidente, Recep Tayyip Erdogan, della situazione in Libia

In tale occasione, Erdogan ha dichiarato che il caos libico minaccia di colpire l’intero bacino del Mediterraneo e ha esortato nuove pressioni internazionali per costringere il generale di Tobruk, Khalifa Haftar, che ha lanciato un assedio contro Tripoli il 4 aprile 2019, ad accettare un cessate il fuoco provvisorio. Tali dichiarazioni sono state rilasciate durante una cerimonia di apertura del nuovo campus di un’università turco-tedesca, a cui era presente anche la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Quest’ultima, il 19 gennaio, ha ospitato una conferenza internazionale proprio sul tema della Libia, a Berlino, in cui si è delineata una strada da seguire verso una soluzione politica della situazione libica. “Il successo del piano dipende dalla sua attuazione sul campo”, ha sottolineato Erdogan, in riferimento proprio all’accordo sottoscritto nella capitale tedesca. “È importante che venga esercitata una pressione su Haftar e sui suoi sostenitori”, ha aggiunto, riferendosi alle forze armate che affiancano il generale e che, il 18 gennaio, hanno bloccato i due principali pozzi petroliferi della Libia e, il 22 gennaio, hanno chiuso l’aeroporto internazionale Mitiga. 

I colloqui tra Erdogan e Merkel si concentreranno, inoltre, sul futuro dell’Accordo sui migranti tra la Turchia e l’Unione Europea, risalente al 20 marzo 2016, che ha contribuito a ridurre i flussi di rifugiati verso l’Europa, in cambio di un massimo di 6 miliardi di euro da parte dell’UE ad Ankara. Erdogan ha spesso accusato l’Unione di non aver rispettato la sua parte dell’intesa e ha minacciato di “aprire le porte” affinché i migranti entrassero in Europa. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, il 23 gennaio ha ribadito che l’UE non ha rispettato le sue promesse e ha affermato che l’Europa non ha nemmeno completato il pagamento dei 3 miliardi di euro iniziali, che avrebbero dovuto essere liquidati entro la fine del 2016 . Cavusoglu ha poi sottolineato che l’intervento della Turchia sulla crisi dei migranti ha ridotto significativamente il numero di persone che attraversano illegalmente i confini verso l’Europa. “Prima di concludere l’accordo, fino a 7000 rifugiati lasciavano la Turchia per la Grecia su base giornaliera”, ha aggiunto, affermando che, invece, solo 57 rifugiati al giorno sono riusciti a raggiungere le isole greche, da quando è stata firmata l’intesa. 

Per quanto riguarda la Libia, il 27 novembre, Erdogan aveva firmato con il governo di Tripoli alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Il governo tripolino ha poi inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia per respingere l’offensiva del generale di Tobruk, il 26 dicembre. L’8 gennaio il parlamento turco ha approvato l’invio di truppe nel Paese Nordafricano. Le forze di Haftar sono in guerra da ormai 9 mesi con i combattenti fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal premier Fayez Al-Sarraj, e riconosciuto dalle Nazioni Unite. L’esercito di Tobruk ha bloccato le esportazioni di petrolio dai principali porti della Libia il 18 gennaio per paralizzare la principale fonte di reddito del Paese, in ritorsione contro la decisione della Turchia di inviare le proprie truppe a sostegno di Tripoli. Intanto, il Sud della capitale ha assistito nuovamente, il 20 e 21 gennaio, a scontri tra le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate da Haftar, e quelle dell’esercito tripolino. 

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Maria Grazia Rutigliano  

 

 

di Redazione

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