Bosnia: continua l’emergenza migranti

Pubblicato il 24 gennaio 2020 alle 18:30 in Balcani Immigrazione

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Il Nord-Ovest della Bosnia ed Erzegovina continua a dover affrontare l’emergenza migranti, i quali trovano rifugio in strutture abbandonate, dato il sovraffollamento dei centri di ricezione.

È quanto rivelato da ANSAmed, il quale ha ripreso fonti locali, il quotidiano bosniaco Nezavisne, il quale aveva riportato che nella cittadina di Velika Kladusa, a ridosso del confine con la Croazia, sono in centinaia i migranti che soggiornano in capannoni abbandonati. In alcuni, rivela il quotidiano, è presente anche l’assistenza dei volontari della Croce Rossa, i quali assicurano che i migranti dispongano di cibo e beni di prima necessità.

La posizione, sottolinea il quotidiano, è strategica. Da lì i migranti possono tentare più volte di oltrepassare il confine, dal momento che solo alcuni ci riescono, mentre altri, respinti alla frontiera, sono costretti a riprovarci.

Nella cittadina, aggiunge ANSAmed, è presente anche un centro di accoglienza, il Miral, il quale però è pieno, avendo raggiunto il limite di capienza di 700 migranti. Tuttavia, secondo i dati riportati, le autorità stimano che nel territorio comunale ve ne siano oltre il doppio.

Nel frattempo, il governo di Sarajevo ha deciso che ogni cittadino straniero deve, per poter entrare nel Paese, disporre di circa 76,7 euro per ogni giornata prevista in Bosnia.

Per quanto invece gli ingressi clandestini, la polizia ha diffuso i dati ufficiali dei migranti clandestini che sono entrati nel Paese nei primi mesi del 2019, quando 22.211 richiedenti asilo sono entrati in Bosnia.

Il Paese balcanico che ha attratto maggiormente l’attenzione dei media in materia di immigrazione è la Bosnia, dove, nonostante la chiusura del campo profughi di Vucjak, nei pressi della Croazia, i migranti continuano a cercare di oltrepassare i confini a Nord del Paese, nel tentativo di raggiungere l’Europa passando per la Croazia.

Nello specifico, The Associated Press informa che sono numerosi i migranti ancora in cerca di edifici abbandonati nei pressi di Bihac, dove si trovava Vucjak prima di essere abbattuto dalle autorità dopo i frequenti richiami da parte della comunità internazionale.

Il campo di Vucjak era sorto nel 2019, in modo improvvisato, su volere delle autorità locali. Si trattava di una ex discarica situata nei pressi di un campo contaminato dalle mine nel Nord-Ovest della Bosnia, nei pressi del confine con la Croazia, Paese membro dell’UE e quindi meta ambita dei migranti. Vucjak era in stato di sovraffollamento e i migranti, stando alle testimonianze raccolte dal Washington Post, vivevano in condizioni igienico sanitarie ormai degradanti, essendo la struttura priva di servizi igienici o sanitari e di acqua corrente. Parallelamente,  aveva sottolineato il Commissario per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, i migranti non avevano vestiario adeguato alle basse temperature.

In occasione dello sgombero, l’agenzia stampa macedone, MIA, la quale aveva ripreso l’emittente bosniaca Federalna, aveva riportato che i migranti si erano mostrati riluttanti ad abbandonare Vucjak, data la sua prossimità con il confine croato, preso di mira dai profughi che cercano di oltrepassarlo illecitamente per raggiungere l’Unione Europea.

Secondo quanto reso noto dall’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), la Bosnia ed Erzegovina si trova nello snodo migratorio tra l’Europa dell’Est e dell’Ovest. Ad oggi, rende noto l’IOM, il ritorno delle persone disperse e l’aumento delle cifre relative all’immigrazione clandestina, soprattutto in riferimento al traffico e alla tratta di migranti, fanno sì che l’immigrazione rappresenti una delle maggiori sfide al recupero e allo sviluppo della Bosnia ed Erzegovina del dopoguerra.

Stando ai dati diffusi da Reuters, la Bosnia ha accolto, a partire dal 2018, circa 40.000 migranti nel Paese, di cui circa 7.300 si sono stabilizzati nei pressi del campo di Vucjak, nella speranza di riuscire ad attraversare il confine con la Croazia e proseguire per i Paesi dell’Europa occidentale. Secondo le stime, circa il 20% dei migranti è rappresentato da bambini. Stando all’ultimo report regionale dell’IOM, pubblicato nel settembre 2018, i migranti rilevati in Bosnia fino all’aprile 2018 erano principalmente di origine siriana, libica, pakistana, afghana, palestinese, irachena, iraniana, algerina e kosovara. 

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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