Ministro degli Esteri turco parla di Libia e Europa

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 9:08 in Libia Turchia

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Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha dichiarato che la Turchia non ha intenzione di inviare consulenti militari in Libia finché rimarrà in vigore il cessate il fuoco. Parlando di Europa, Ankara lamenta il mancato rispetto dell’accordo sui rifugiati. 

La prima notizia è stata resa nota il 23 gennaio dall’agenzia di stampa Reuters, che cita un’agenzia di stampa russa. Inoltre, Cavusoglu ha confermato una nuova conferenza di pace sulla Libia a Berlino, prevista per l’inizio di febbraio. Tuttavia, la Germania non ha ancora fissato una data precisa. Il ministro turco ha anche rilasciato un’intervista al quotidiano tedesco Bild, commentando le relazioni della Turchia con l’UE.

Cavusoglu ha affermato che l’UE non ha rispettato completamente le sue promesse nell’ambito dell’accordo del 20 marzo 2016 sulla crisi dei rifugiati e ha affermato che l’Europa non ha nemmeno pagato i 3 miliardi di euro iniziali, che avrebbero dovuto essere liquidati entro la fine del 2016 . Il massimo diplomatico turco ha poi aggiunto che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha svolto un ruolo significativo in tale intesa e questo avrebbe scatenato la gelosia in alcuni Paesi membri dell’UE. Cavusoglu ha poi sottolineato che l’intervento della Turchia ha ridotto significativamente il numero di persone che attraversano illegalmente i confini verso l’Europa. “Prima di concludere l’accordo, fino a 7000 rifugiati lasciavano la Turchia per la Grecia su base giornaliera”, ha aggiunto, affermando che, invece, solo 57 rifugiati al giorno sono riusciti a raggiungere le isole greche, da quando è stato firmato l’accordo. Tuttavia, secondo Cavusoglu, le promesse sull’unione doganale e le discussioni per un avvicinamento della Turchia all’UE non sono state mantenute. Il ministro ha però dichiarato che Ankara rimane impegnata a proseguire l’accordo sulla migrazione con l’UE.

Per quanto riguarda la Libia, il 27 novembre, il presidente turco, Recep Tayyp Erdogan aveva firmato con il governo di Tripoli alcuni memorandum d’intesa per intensificare la cooperazione tra Libia e Turchia in materia di sicurezza e nel settore delle attività marittime nella contesa area del Mediterraneo orientale. Il governo tripolino ha poi inviato una richiesta formale di sostegno militare “aereo, terrestre e marittimo” alla Turchia per respingere l’offensiva del generale libico Khalifa Haftar, il 26 dicembre. L’8 gennaio il parlamento turco ha approvato l’invio di truppe nel Paese Nordafricano. Le forze di Haftar sono in guerra da ormai 9 mesi con i combattenti fedeli al Governo di Accordo Nazionale (GNA) di Tripoli, guidato dal premier Fayez Al-Sarraj, e riconosciuto dalle Nazioni Unite.

L’esercito di Tobruk ha bloccato le esportazioni di petrolio dai principali porti della Libia il 18 gennaio, un giorno prima di una conferenza internazionale di pace sulla Libia, tenutasi a Berlino il 19 gennaio. La mossa era pensata per paralizzare la principale fonte di reddito del Paese, in ritorsione contro la decisione della Turchia di inviare le proprie truppe a sostegno di Tripoli. Intanto, il Sud della capitale ha assistito nuovamente, il 20 e 21 gennaio, a scontri tra le forze dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), guidate da Haftar, e quelle dell’esercito tripolino. In questi combattimenti, avvenuti nel Sud di Tripoli e, nello specifico, a Salah al-Din, sarebbero morti anche 28 di questi mercenari siriani, sempre secondo l’Osservatorio. 

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Maria Grazia Rutigliano  

 

 

di Redazione

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