Libia: se ne ridiscute in Algeria tra attori africani

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 14:40 in Algeria Libia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

L’Algeria ha ospitato, il 23 gennaio, un incontro tra i ministri degli Esteri di sei Paesi africani. L’obiettivo, discutere della crisi libica.

I Paesi partecipanti, oltre all’Algeria, sono stati Egitto, Tunisia, Sudan, Ciad, Mali e Niger. Si tratta di “vicini” della Libia, ovvero confinanti con essa. Il meeting ha fatto seguito alla cosiddetta “conferenza di Berlino”, svoltasi il 19 gennaio scorso nella capitale tedesca, che ha visto riunirsi diversi attori del panorama internazionale, tra cui la stessa Algeria. Quest’ultima, attraverso l’incontro del 22 gennaio, mira a creare consenso tra i diversi attori dell’Africa settentrionale e sub-Sahariana, affinché possa essere favorita una pace ed una risoluzione al conflitto libico.

Algeri condivide con la Libia circa 1.000 km di confine, ma è emersa come un attore chiave a livello diplomatico soltanto nel mese di dicembre 2019, quando il Consiglio supremo di sicurezza ha stabilito che il Paese sarebbe tornato a svolgere un ruolo all’interno di alcuni dossier internazionali, in primis la crisi libica. In precedenza, durante la presidenza di Abdelaziz Bouteflika, terminata il 2 aprile 2019, il Paese si era allontanato dalle arene sia regionali sia internazionali.

In occasione dell’incontro del 23 gennaio, il ministro degli Esteri algerino, Sabri Bogadoum, si è detto speranzoso circa il prevalere della “saggezza” nella possibile risoluzione del conflitto libico, ed ha evidenziato la necessità di allontanare la questione da qualsiasi forma di ingerenza esterna che non rientri nei dettami internazionali. Per Bogadoum, sono i “legami fraterni” tra i Paesi presenti all’incontro ad incoraggiarli a profondere maggiori sforzi, a sostegno di una soluzione politica e pacifica alla crisi libica, che possa realizzarsi attraverso il dialogo. Per tale motivo, è altresì importante mettere in atto e rispettare l’embargo sulle armi.

Dal canto suo, l’omologo del Cairo, il ministro Sameh Shoukry, ha affermato che la crisi libica potrà essere risolta soltanto attraverso la creazione di un governo indipendente, disarmando le milizie, distribuendo ricchezza in modo equo e riorganizzando l’esercito. Il discorso ha fatto poi riferimento alla presenza di “gruppi terroristici” in Libia, motivo di intervento del Cairo nell’arena libica, e che molto spesso sono stati ignorati dalla comunità internazionale. In tale cornice, l’Egitto, ha dichiarato Shoukry, non permetterà che la sicurezza della vicina Libia venga minata, né tantomeno la stabilità dell’intera regione. Pertanto, Il Cairo si è detto pronto a sostenere il popolo libico, opponendosi a chiunque cerchi di violare la sovranità del Paese. La soluzione, per il ministro egiziano, dovrà essere “libia libica”. Non da ultimo, Shoukry ha ribadito l’impegno del suo Paese nel concretizzare i risultati di Berlino, favorendo l’istituzione di uno Stato libico.

Il Mali, dal canto suo, ha affermato di essere tra le principali vittime del conflitto libico. Pertanto, è giunto l’invido di organizzare incontri periodici, a cadenza semestrale tra i diversi membri della regione aventi interesse nella questione libica. Simili dichiarazioni sono giunte altresì dal Ciad, il quale ha riferito di risentire delle conseguenze del conflitto in Libia e di aver assistito ad un aumento dei gruppi terroristici all’interno del Paese. 

Nel corso dell’incontro di Algeri sono poi stati presi in esame gli ultimi sviluppi relativi al panorama libico, nonché le modalità per incrementare il coordinamento e la consultazione tra i Paesi vicini alla Libia. Il fine ultimo è favorire una risoluzione politica alla crisi, che possa essere raggiunta attraverso un dialogo a livello globale. In tale quadro, il meeting del 23 gennaio ha coinciso altresì con la visita del ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, in Algeria, volto a discutere della situazione in Libia e nel Sahel. Il ministro ha discusso con i diversi membri africani ed ha affermato che la Germania si impegnerà per chiedere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di imporre sanzioni contro le parti che violano il cessate il fuoco in Libia, nonchè per raggiungere una soluzione politica nel Paese, l’unica strada perseguibile.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a effettuare una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Sarraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. L’Italia, il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Il 19 gennaio, diversi leader a livello internazionale si sono riuniti a Berlino per un meeting volto a discutere della crisi libica e di un’eventuale risoluzione. Tra i partecipanti, anche Haftar e al-Sarraj, i quali, tuttavia non si sono seduti al tavolo delle discussioni ma hanno incontrato separatamente la cancelliera tedesca, Angela Merkel. I partecipanti hanno concordato tre strade da seguire per riportare stabilità nel Paese Nordafricano, ribadendo la necessità di rispettare l’embargo sulle armi e di preferire una soluzione politica a quella militare.

In tale quadro, il presidente algerino, Abdelmadjid Tebboune, a inizio gennaio, ha espresso un forte desiderio di allontanarsi da qualsiasi soluzione militare in Libia, invitando tutti i Paesi e il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad assumersi le proprie responsabilità, facendo rispettare un cessate il fuoco immediato e ponendo fine all’escalation militare a Tripoli. Per i leader algerini, la Libia rappresenta un’opportunità per guadagnare legittimità internazionale dopo la caduta di Bouteflika e del vecchio regime. Tebboune, dal canto suo, sta provando ad utilizzare il conflitto per rafforzare la sua posizione e il suo ruolo istituzionale.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.