Libano: un nuovo governo rifiutato dalla popolazione

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 10:39 in Libano Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Libano ha assistito, nella sera del 21 gennaio, alla creazione di un nuovo governo. A capo, un ex ministro dell’Istruzione, Hassan Diab. La popolazione libanese contesta, però, la scelta, mentre il ministro delle Finanze ricerca aiuto a livello internazionale.

Nella giornata del 22 gennaio, le strade della capitale Beirut sono state occupate ed ostacolate da gruppi di manifestanti riunitisi nel centro della città e dinanzi alla sede del Parlamento. Al centro delle contestazioni, un governo che, per la popolazione libanese, è ancora legato alle forze politiche precedenti, contro cui ci si ribella sin dal 17 ottobre. Inoltre, il nuovo esecutivo è stato definito “monocolore”, in quanto sostenuto principalmente da Hezbollah e dai suoi alleati, tra cui Amal, e non include un’adeguata rappresentanza delle altre forze politiche.

Da un lato, i cittadini hanno lanciato pietre, petardi e cartelli stradali contro le forze di polizia antisommossa. Dall’altro lato, quest’ultima ha impiegato cannoni ad acqua, gas lacrimogeni e proiettili di gomma nel tentativo di liberare l’area e tenere lontano i manifestanti dalle barriere di sicurezza erette. La Croce Rossa locale ha riferito di aver trasportato 12 feriti verso gli ospedali locali, mentre altri 40 sono stati assistiti sul posto.

Il 22 gennaio, il nuovo governo ha tenuto il suo primo incontro, a cui ha partecipato anche il presidente del Libano, Michel Aoun, il quale ha affermato che la missione della nuova squadra sarà ripristinare la fiducia della comunità internazionale e rassicurare i libanesi sul loro futuro. In tale occasione, Diab ha specificato che l’esecutivo proposto rappresenta un governo nazionale di salvataggio, da non considerarsi, quindi, politico. Inoltre, come affermato già il 21 gennaio, si tratta perlopiù di esperti indipendenti che avranno il compito di porre in atto le misure necessarie a risanare il Paese. Il premier neoeletto ha messo in evidenza come il Libano stia assistendo ad una catastrofe economica che richiede l’elaborazione immediata di una dichiarazione ministeriale, e la popolazione ha, pertanto, tutto il diritto di protestare contro la “regressione” del Paese.

Hassan Diab è un professore universitario, di 61 anni, entrato nella cerchia dei primi ministri da poter eleggere a capo del nuovo governo grazie al sostegno di Hezbollah e dei suoi alleati. Il neopremier proviene da Beirut e vanta una lunga esperienza accademica che l’ha visto sia come docente di ingegneria informatica sia come vicepresidente dell’American University di Beirut. Il suo ingresso nel panorama politico libanese risale, invece al 2011, quando è divenuto ministro dell’Istruzione. Una carica ricoperta fino al 2014. A seguito delle dimissioni dell’ex primo ministro, Saad Hariri, il 29 ottobre, Diab ha ricevuto l’incarico di presentare alla presidenza un nuovo esecutivo che potesse porsi alla guida del Paese.

Da alcuni il neopremier è stato definito “uno dei pochi tecnocrati sin dall’indipendenza del Libano”. Altri hanno messo in luce il suo legame con le forze politiche precedenti e, quindi, la mancata “indipendenza” ricercata dalla popolazione libanese. Dal canto suo, Diab ha affermato di aver creato un governo che risponde alle esigenze dei manifestanti, espresse nel corso degli ultimi mesi, e che continuerà a lavorare in tal senso.

Tuttavia, Hassan Diab si trova ad affrontare un complesso quadro politico ed un’acuta crisi economica, definita la peggiore sin dalla guerra civile del 1975-1990. Tale aspetto è stato sottolineato altresì dal neoeletto ministro delle Finanze, Ghazi Wazni, il quale ha affermato che il Libano è di fronte alla peggiore crisi bancaria, finanziaria, monetaria ed economica di sempre, e che, se la situazione rimarrà tale, si giungerà al fallimento. In tal caso, il governo dovrà essere pronto a preparare un piano di salvataggio globale.

A tal proposito, Wazni ha altresì dichiarato che, per uscire dalla crisi attuale, il Libano necessita di un aiuto esterno. In particolare, il Paese è alla ricerca di prestiti agevolati, pari a una cifra che oscilla tra i 4 ed i 5 miliardi di dollari. Questi dovrebbero provenire da donatori internazionali e servirebbero ad acquistare grano, carburante e medicinali. A detta del ministro, inoltre, tali prestiti potrebbero essere sufficienti a soddisfare le esigenze di un anno ed evitare la corsa al dollaro.

Il Libano è considerato attualmente uno dei Paesi più indebitati al mondo. Il valore delle obbligazioni internazionali in scadenza nel 2020 è pari a 2.5 miliardi di dollari, di cui 1.2 miliardi in scadenza a marzo. Tuttavia, la crisi economica e politica attuale rischia di creare una situazione di default, in cui Beirut potrebbe non essere in grado di rispettare le clausole del finanziamento accordate. Mentre il tasso di cambio ufficiale è ancora fissato a 1507 sterline rispetto al dollaro, il dollaro ha toccato la soglia di 2500 sterline nel mercato parallelo. Il valore della lira libanese è dunque diminuito nel mercato parallelo e la carenza di valuta forte ha causato l’aumento dei prezzi e ha influito sulla fiducia nel sistema bancario.

 

Scarica l’app gratuita di Sicurezza Internazionale da Apple Store o Google Play

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.