Iraq: la popolazione non si arrende

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 9:03 in Iraq Medio Oriente

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L’Iraq continua ad assistere da più di 100 giorni ad una violenta ondata di proteste, che vede i manifestanti esercitare pressione sulle autorità, affinché sblocchino lo stallo politico in cui versa attualmente il Paese.

Anche il 23 gennaio, la popolazione irachena si è detta determinata a proseguire con la propria protesta, che continuerà fino a quando non verranno esaudite le sue richieste e verrà nominato un nuovo primo ministro. Contestate, inoltre, anche le dure misure repressive messe in atto dalle forze dell’ordine. Tra le principali strade ancora bloccate, quella che collega il distretto orientale di al-Hamza con Al-Diwaniyya.

Nella notte tra il 22 ed il 23 gennaio, come riferito dal quotidiano arabo al-Araby al-Jadeed, la pioggia non è servita ad impedire ai manifestanti di occupare piazze e strade della capitale Baghdad, tra cui piazza al-Khalani e l’autostrada Muhammad al-Qasim. Violente proteste hanno avuto altresì luogo davanti alla sede del Ministero delle Finanze, dove i cittadini iracheni sono stati colpiti da un raid a sorpresa.

Il War Crime Center ha riferito, il 22 gennaio, della morte di un manifestante e del ferimento di altri 5 cittadini nel governatorato meridionale di Bassora, a seguito degli scontri con le forze di polizia, le quali sono state costrette ad impiegare proiettili vivi e gas lacrimogeni per disperdere la folla di manifestanti. Le manifestazioni nella notte tra il 22 ed il 23 gennaio hanno visto i cittadini locali occupare principalmente le aree portuali del governatorato, tra cui Umm Qasr. L’ospedale della zona ha riferito di aver assistito 13 feriti con lesioni gravi e casi di soffocamento, causati dai gas lacrimogeni e dai proiettili impiegati. Scenari di piazze affollate, strade bloccate e violente repressioni hanno interessato altresì altri governatorati meridionali, tra cui Dhi Qar, Al-Qadisiyya e Nassiriya.

Sin dal 19 gennaio, l’Iraq ha cominciato ad assistere ad una nuova escalation dei movimenti di protesta, di fronte ad una crescente rabbia, nata dal mancato rispetto della scadenza stabilita per determinare un nuovo premier, inizialmente fissata, dalla popolazione stessa, proprio al 19 gennaio. Dal canto loro, le forze dell’ordine hanno intensificato le proprie misure repressive, arresti e maggiori controlli in primis, anche su ordinanza del Consiglio di sicurezza nazionale.

La forte ondata di manifestazioni ha avuto inizio il primo ottobre 2019, quando i manifestanti sono scesi in piazza per richiedere le dimissioni del governo, del Parlamento e del capo di Stato, così come elezioni anticipate sotto l’egida delle Nazioni Unite, una nuova legge elettorale e l’istituzione di un tribunale speciale per i casi di corruzione, che porti davanti alla giustizia responsabili e imputati dal 2003 ad oggi, sul modello del tribunale del precedente regime. Il popolo ha da sempre evidenziato, oltre al malfunzionamento di governo e servizi, anche la disoccupazione, in particolare giovanile. Dopo circa due settimane di pausa, le proteste sono riprese il 25 ottobre scorso e da allora non si sono più placate.

In tale quadro, spinto dalle rivolte popolari, il primo ministro, Adel Abdul Mahdi, il 30 novembre 2019, si è dimesso. A partire da tale data, è stato costituito un governo “custode”, ovvero ad interim, e avviato consultazioni che, tuttavia, non hanno ancora portato ad un risultato concreto. Ciò ha rallentato i processi decisionali relativi a decisioni e riforme di importanza rilevante per il Paese, sia sul piano politico sia economico, che necessitano dell’approvazione di un governo dai pieni poteri. Secondo quanto richiesto dai movimenti di protesta iracheni, il nuovo governo dovrà essere guidato da una personalità indipendente ed il fine ultimo sarà porre fine al sistema di quote settarie. Tuttavia, le forze politiche al potere non sono state ancora in grado di trovare un accordo e, di conseguenza, la popolazione ha continuato a far sentire la propria voce.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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