Gli USA avvisano il successore di Soleimani, rischia la stessa fine

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 13:10 in Iran USA e Canada

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L’inviato speciale degli Stati Uniti in Iran ha affermato che Esmail Ghaani, il successore del generale iraniano Qassem Soileimani, ucciso in un raid statunitense, rischia di subire lo stesso destino del suo predecessore, se seguisse il suo esempio. 

La notizia è stata riferita il 23 gennaio dal quotidiano saudita, con base a Londra, Asharq al-Awsat, che ha intervistato il rappresentante statunitense, Brian Hook. “Se Ghaani seguisse lo stesso percorso basato sull’uccisione di americani, andrà incontro allo stesso destino”, ha dichiarato Hook. L’intervista è stata rilasciata a Davos, in Svizzera, a margine del World Economic Forum. L’inviato USA ha affermato che Trump aveva da tempo chiarito che “qualsiasi attacco contro gli americani o contro gli interessi americani avrebbe ricevuto una risposta decisa”. “Non si tratta di una minaccia nuova. Il presidente ha sempre affermato che risponderà in ogni caso in modo deciso per proteggere gli interessi americani “, ha riferito Hook. “Penso che il regime iraniano ora capisca che non possono attaccare l’America e farla franca”, ha aggiunto. 

Il nuovo comandante della forza armata d’élite iraniana, nota come Quds Force, il 20 gennaio, aveva dichiarato che gli Stati Uniti hanno ucciso il suo predecessore “in modo vigliacco” e aveva promesso di “colpire il nemico in modo virile”. Qaani ha formulato tali osservazioni durante una cerimonia per i migliori comandanti dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC), che ha segnato l’inizio formale del suo mandato. “Lo hanno colpito in modo vigliacco, ma con la grazia di Dio e attraverso gli sforzi di persone in cerca di libertà in tutto il mondo, che vogliono vendetta per il suo sangue, colpiremo il nemico in modo virile”, ha affermato. La Quds Force fa parte dell’IRGC, conta 125.000 unità ed è un’organizzazione paramilitare che risponde solo al leader supremo dell’Iran, Alì Khamenei. L’IRGC sovrintende il programma missilistico iraniano e le sue forze navali sono presenti nel Golfo. 

Il 3 gennaio, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato un raid contro l’aeroporto della capitale irachena, Baghdad, in cui il generale Soleimani è deceduto. Trump ha giustificato la propria decisione, dichiarando che il generale era responsabile dell’uccisione di migliaia di statunitensi negli ultimi decenni. L’uomo, inoltre, a detta del presidente USA, stava pianificando nuovi attentati contro obiettivi statunitensi. Per tale motivo, necessitava di essere eliminato e, anzi, avrebbe dovuto “essere fatto fuori molti anni fa”. Teheran ha chiesto immediatamente vendetta. “Ci vendicheremo di tutti coloro che sono coinvolti in questo assassinio”, sono state le parole del comandante della Quds Force e ministro iraniano della Difesa, Amir Hatami. “Tutti i nemici dovrebbero sapere che il jihad della resistenza continuerà con motivazione raddoppiata e una vittoria definitiva attende i combattenti nella guerra santa”, ha invece dichiarato il leader supremo iraniano, l’Ayatollah Ali Khamenei.

Il Parlamento iracheno, sempre il 5 gennaio, ha quindi approvato una risoluzione con cui si chiedeva al governo di espellere le truppe straniere presenti in Iraq, di fronte ad un quadro di crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran. Infine, l’8 gennaio, l’esercito iraniano ha effettuato una serie di attacchi missilistici contro obiettivi militari statunitensi in Iraq. Dopo una giornata di fermento, Trump ha assicurato che nessun cittadino statunitense aveva perso la vita  negli assalti e aveva annunciato che la risposta degli Stati Uniti sarebbe stata l’applicazione di nuove sanzioni economiche ai danni dell’Iran. Il presidente USA aveva poi concluso le sue osservazioni sulla crisi con Teheran con un messaggio al popolo iraniano: “Per il popolo e i leader dell’Iran, vogliamo che abbiate un futuro e un grande futuro, uno che meritate”, aveva affermato Trump. “Uno di prosperità in patria e armonia con le nazioni del mondo. Gli Stati Uniti sono pronti ad abbracciare la pace con tutti coloro che la cercano”, aveva aggiunto il presidente degli Stati Uniti. 

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Maria Grazia Rutigliano

 

di Redazione

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