EastMed, il gasdotto che minaccia il sogno dell’Egitto

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 17:18 in Africa Egitto

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Grecia, Israele e Cipro hanno raggiunto un accordo, il 2 gennaio scorso, con cui hanno dato il via alla costruzione del nuovo gasdotto sottomarino EastMed. Diverse le preoccupazioni suscitate per l’Egitto, che da tempo sogna di diventare un polo regionale per il commercio e l’esportazione di gas naturale verso l’Europa.

Secondo quanto stabilito il 2 gennaio, EastMed si estenderà per oltre 1872 chilometri e trasporterà gas naturale dalle riserve presenti nel Mediterraneo sudorientale all’Europa continentale. Nello specifico, il gasdotto partirà dalle riserve di gas naturale israeliane del bacino del Mar di Levante, per poi dirigersi verso Cipro, Creta e terminare in Grecia. Successivamente, dalla Grecia il gas giungerà in Italia attraverso un ulteriore gasdotto. Si prevede che trasporterà 9-11 miliardi di metri cubi di gas all’anno. In tale ottica, EastMed rappresenterà un’alternativa per l’Europa, attualmente dipendente dalla Russia e dalla regione caucasica in materia di importazione di gas. Il progetto, secondo le stime, ha un valore di circa 6 miliardi di euro e, nel giro di sette anni, soddisferà il 10% del fabbisogno di gas naturale dell’Unione Europea.

In tale quadro, l’Egitto è situato in una posizione strategica ed è dotato di un’infrastruttura energetica composta altresì da due stazioni di liquefazione di gas, poste a Idku e Damietta, da cui esporta gas verso i mercati globali. Negli ultimi anni, inoltre, è stata altresì scoperta una serie di giacimenti di gas, risultata essere fondamentale per integrare il gas importato dai giacimenti di Cipro e Israele. Il più grande è il giacimento di Zohr, scoperto nel Mediterraneo nell’agosto 2015. Le sue riserve, alla fine del 2019, erano stimate a 30 trilioni di piedi cubi e la sua produzione ammontava a 2.7 miliardi di piedi cubi al giorno. Grazie a tale giacimento, l’Egitto è tornato alla ribalta nel mercato delle esportazioni. Un ruolo che rischia di essere compromesso da EastMed.

Tuttavia, secondo quanto affermato da un membro del Consiglio mondiale dell’energia, Maher Aziz, il gasdotto EastMed non avrà alcun impatto negativo sull’Egitto, il quale continuerà a svolgere un ruolo centrale per il commercio di energia nella regione. Inoltre, ha aggiunto Maher, non è da escludere l’ipotesi di un accordo con cui si possa creare un ulteriore collegamento tra l’Egitto ed il nuovo gasdotto. Ciò potrebbe essere discusso nella prossima riunione del Forum sul gas del Mediterraneo orientale.

Si tratta di un forum inaugurato il 25 luglio 2019, e che vede la partecipazione di sette paesi: Egitto, Giordania, Cipro, Grecia, Italia, Israele e Palestina. L’obiettivo è creare un mercato del gas a livello regionale, in grado di rispondere agli interessi dei suoi membri, gestendo la domanda e l’offerta. Le riserve di gas nell’intera regione sono stimate a 122 trilioni di piedi cubi, ma, come sottolineato da Maher Aziz, i sette Paesi del forum condividono una visione di integrazione regionale, a sostegno della cooperazione e non della concorrenza.

In tale quadro, Aziz ha evidenziato che Il Cairo ha già raggiunto un accordo con Nicosia volto alla costruzione di un gasdotto. Ciò significa che l’Egitto potrà continuare a raggiungere l’Europa, soprattutto alla luce del surplus di gas naturale del Cairo e del bisogno di energia percepito nel continente europeo. Il riferimento va al patto stipulato il 19 settembre 2018, con cui Egitto e Cipro si sono impegnate a costruire un oleodotto sottomarino dal valore di un miliardo di dollari, volto a collegare il giacimento di gas di Cipro Afrodite con le stazioni di liquefazione di gas in Egitto.

Anche l’ex ministro del petrolio egiziano, Osama Kamal, ha affermato che la linea EastMed non influirà sull’accordo tra Egitto e Israele, risalente al 2018, in base al quale quest’ultimo esporterà gas verso Il Cairo. Tale accordo, dal valore 15 miliardi di dollari, prevede l’esportazione di una quantità pari fino a 64 miliardi di metri cubi di gas naturale, provenienti dai giacimenti israeliani Tamar e Leviathan. Inoltre, è stato evidenziato che, nel 2018, l’Egitto ha annunciato di aver raggiunto l’autosufficienza in termini di gas naturale. Ciò significa che il gas aggiuntivo importato da Israele e Cipro verrà destinato all’esportazione verso i mercati globali.

Un parere simile è giunto da Ramadan Abul Ela, professore di ingegneria petrolifera e vicepresidente dell’Università Pharos di Alessandria, secondo cui il progetto EastMed non sarà mai implementato, a causa della sua lunghezza, del passaggio in acque profonde e del suo ingente costo. Tuttavia, si tratta di un messaggio inviato all’Egitto, con cui mettere in luce l’esistenza di un’alternativa alla fornitura di gas verso l’Europa, così che il Paese non possa più stabilire condizioni per il passaggio di gas attraverso i suoi territori. Ad ogni modo, seppure EastMed verrà costruito, a della del docente, il gasdotto non avrà alcun impatto sul Cairo.  

Sebbene l’Egitto, al momento, non risenti di alcuna problematica, EastMed ha portato con sé tensioni a livello politico sia tra Grecia e Cipro sia con la Turchia. Queste sono da ricollegarsi alla disputa territoriale tra Ankara e Nicosia circa la sovranità sulle acque a largo di Cipro, ricche di gas naturale, dove la Turchia conduce operazioni di trivellazione dal 3 maggio scorso. A ciò si aggiunge il memorandum raggiunto da Ankara con il governo di Tripoli, il 27 novembre 2019, relativo alla cooperazione in materia di sicurezza e al settore marittimo, e che definisce i confini marittimi tra Libia e Turchia anche nei pressi dell’isola greca di Creta. Tale isola, a detta di Ankara, non dispone di piattaforma continentale, ma solo di acque territoriali, e, pertanto, è stato possibile definire i confini delle acque circostanti. La Grecia, dal canto suo, considera l’accordo siglato con Tripoli una “violazione del Diritto internazionale”.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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