Il Brasile accusa funzionari paraguayani per l’evasione di massa di narcotrafficanti

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 6:30 in Brasile Paraguay

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La giustizia del Brasile ha avvertito in una relazione che i membri dell’organizzazione criminale Primo Comando Capitale (PCC) hanno pagato tangenti a pubblici ufficiali in Paraguay, settimane prima dell’evasione del carcere di Pedro Juan Caballero, secondo quanto riferisce la stampa paraguayana.

“L’anno scorso, le autorità brasiliane hanno già gestito i sospetti che la compagna del principale leader del PCC, Sergio da Arruda Quintiliano Neto, alias ‘Minotauro’, María Alciris Cabral Jaraera ha mantenuto relazioni con agenti pubblici del Paraguay, alcuni dei quali si sono resi responsabili dell’accettazione di favori e tengenti” – riferisce il quotidiano ABC Color.

Il 19 gennaio, 75 prigionieri considerati “ad alto pericolo”, in maggioranza membri del PCC, sono evasi dal carcere di Pedro Juan Caballero, nel Paraguay orientale, vicino al confine con il Brasile.

“Forse abbiamo perso una battaglia, ma vinceremo la guerra. Non mi intimidiranno e continuerò a lottare duramente contro il crimine organizzato per lasciare una società sana” – ha dichiarato il presidente paraguayano Mario Abdo Benítez.

I prigionieri hanno scavato un tunnel di circa 15 metri nel bagno di una cella. Tuttavia, le autorità non hanno ancora chiarito come siano usciti dal carcere.

Le informazioni sulle presunte tangenti sono state raccolte dall’arresto di Cabral e dai dati trovati sul suo cellulare. Il 4 dicembre, la procura ha inviato gli indizi trovati al segretariato della cooperazione internazionale del Brasile.

Gli investigatori brasiliani hanno osservato che “le indagini penali avviate dalle autorità paraguaiane erano state archiviate” e hanno chiesto che Asunción venisse informata urgentemente.

Da parte sua, il vice ministro della politica criminale, Hugo Volpe, ha ammesso il 20 gennaio che la fuga è stata facilitata dalla corruzione all’interno della polizia e delle forze armate e ha aggiunto che esiste una “complicità aperta” tra criminali e agenti.

Il 21 gennaio, la polizia nazionale, la task force congiunta e il ministero pubblico hanno condotto un’operazione congiunta per cercare i membri del PCC fuggiti dal penitenziario. Quattro dei 75 fuggitivi sono stati arrestati nuovamente mentre si trovavano ancora in Paraguay.

Più di 200 agenti di polizia hanno rafforzato la sorveglianza e la sicurezza al confine dello stato brasiliano del Mato Grosso do Sul con il dipartimento paraguaiano di Amambay.

Il PCC è un gruppo dedito al narcotraffico creato nella prigione dello stato brasiliano di San Paolo nel 1990 e opera in Paraguay da anni. Ha acquisito grande potenza nel paese ispanofono grazie al traffico di droga e di armi, in particolare nelle regioni frontaliere.

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Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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