Balcani: arrestati oltre 200 trafficanti di migranti

Pubblicato il 23 gennaio 2020 alle 19:30 in Balcani Immigrazione

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Circa 3.000 agenti delle forze di polizia di otto Paesi, coordinati dall’Interpol, sono stati coinvolti nell’Operazione “Theseus”, la quale ha portato all’arresto di oltre 200 trafficanti di migranti.

È quanto rivelato, giovedì 23 gennaio, da ANSA, la quale ha altresì specificato che gli otto Paesi coinvolti sono l’Albania, la Bosnia, la Bulgaria, la Moldavia, la Macedonia del Nord, la Romania, la Serbia e la Turchia.

L’operazione, secondo quanto riportato, ha portato all’arresto di 72 sospetti trafficanti di esseri umani e di altri 167 trafficanti di migranti, identificati, durante blitz avvenuti tra il 9 e il 16 dicembre scorso, nei pressi di attraversamenti di frontiere, all’interno di treni e presso stazioni di autobus.

Negli stessi luoghi, rivela il quotidiano, le autorità hanno identificato circa 2.000 migranti e tratto in salvo 89 vittime del traffico di esseri umani, i quali erano costretti a sfruttamento sessuale, lavoro e accattonaggio forzato. Tra questi, secondo quanto rivelato dall’Interpol, vi sono anche 7 minori. A tale riguardo, InfoMigrants rivela che le vittime identificate e tratte in salvo provengono da quattordici differenti Paesi.

In aggiunta, le autorità hanno sequestrato anche 10 armi da fuoco, circa 60 chilogrammi di stupefacenti, denaro in contanti dal valore di 200.000 dollari e imbarcazioni e gommoni gonfiabili, insieme a oltre 1.500 passaporti e documenti di identità contraffatti.

In aggiunta, Stock ha specificato che il ruolo dell’Interpol è stato prevalentemente quello di coadiuvare le forze di polizia nazionale nell’identificazione e nello smantellamento delle reti criminali che gestivano i traffici di esseri umani e di migranti.

La distinzione tra trafficanti di esseri umani e di migranti, aggiunge il quotidiano, giunge necessaria in quanto con la prima espressione si fa riferimento al controllo di un’altra persona finalizzato al suo sfruttamento, mentre nel secondo caso si presuppone che l’ingresso clandestino in un altro Paese sia consenziente.

In merito all’Operazione condotta dalle autorità, inoltre, il segretario generale dell’Interpol, Jurgen Stock, ha dichiarato che questa rientra nel più ampio progetto finalizzato a contrastare il traffico di esseri umani e di migranti nella rotta balcanica e che è stata finanziata dall’Ufficio Estero federale della Germania.

A tale riguardo, la Fondazione Thomson Reuters, ripresa da InfoMigrants, riporta che la rotta balcanica rappresenta uno degli snodi principali per l’ingresso dei migranti nei Paesi dell’Europa occidentale. Secondo i dati diffusi da Europol, facenti riferimento al 2018, tale rotta è stata teatro di circa 6.600 casi di traffico di migranti, l’80% dei quali in situazioni rischiose per l’incolumità.

Tale rotta coinvolge anche l’Italia. Nello specifico, lo scorso 22 ottobre un’indagine internazionale condotta dalle autorità di Slovenia, Bosnia, Croazia e Italia aveva portato allo smantellamento di una rete clandestina di trafficanti di migranti intenzionati a raggiungere l’Europa. In tale occasione, il capo della polizia slovena aveva dichiarato che la presenza di reti internazionali di trafficanti è in aumento e sempre più trafficanti agiscono “senza compromessi”, mettendo a rischio la vita dei migranti. A tale riguardo, il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, aveva altresì dichiarato che la Regione ha ripetutamente presentato istanze al Governo per bloccare un flusso “clamorosamente in aumento”, in linea con quanto già accaduto nel 2017, quando gli ingressi, secondo i dati presentati da Fedriga, erano diverse centinaia al mese.

Secondo quanto emerso dalle indagini, inoltre, ai migranti era stato richiesto di pagare una cifra compresa tra i 1.500 e i 3.000 euro a persona per giungere in Europa. A tale riguardo, Fedriga aveva commentato che tale dato “deve fare ulteriormente riflettere su quanto il fenomeno migratorio rappresenti in primis un business per le organizzazioni criminali al quale Italia ed Europa hanno il dovere di replicare con i fatti”.

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 Jasmine Ceremigna

di Redazione

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