Siria: l’escalation continua, 23 civili morti

Pubblicato il 22 gennaio 2020 alle 13:07 in Medio Oriente Siria

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Aerei russi hanno condotto, il 21 gennaio, intensi attacchi aerei contro le aree rurali di Aleppo e Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, causando la morte e il ferimento di decine di civili.

Secondo quanto riferito da un corrispondente di al-Jazeera, ammonta a 23 il numero dei civili deceduti a causa di aerei russi in circa 24 ore. Nello specifico, un’intera famiglia, composta altresì da 6 bambini, è deceduta dopo che la sua abitazione è stata colpita, nel villaggio di Kafr Taal, nell’Ovest di Aleppo. Il raid ha causato altresì la morte di un giovane siriano e il ferimento di altri 9 civili. La Difesa civile siriana ha poi riferito di un ulteriore attacco russo condotto contro un villaggio situato nei pressi di Maarat al-Nu’man, dove sono due le bambine uccise, mentre un bambino e due donne sono morte al confine tra Idlib e Aleppo.

Circa Idlib, è stato il villaggio di Maarrat Dibsah ad essere stato colpito. Il corrispondente di al-Jazeera ha poi riferito di missili contro Ma’saran, al-Bara e Talmenes. A detta della Difesa civile siriana, nella mattina del 21 gennaio ulteriori raid hanno interessato campi da calcio di al-Bara, causando la morte di due uomini, oltre al ferimento di due donne e bambini.

Di fronte a tale scenario, il direttore della Difesa civile siriana, Raid al-Saleh, ha messo in guardia da quella che è stata definita una “catastrofe umanitaria”, che potrebbe interessare soprattutto la regione di Idlib, a causa dei continui bombardamenti da parte delle forze del regime siriano e quelle ad esso alleate. Come evidenziato dallo stesso direttore, tale area dovrebbe essere interessata da un cessate il fuoco, ma in realtà questo è stato ripetutamente violato.

Nello specifico, il 9 gennaio, Russia e Turchia avevano raggiunto un accordo per il cessate il fuoco nella regione di Idlib, con l’obiettivo di consentire, in particolare, l’invio di aiuti umanitari. Questo avrebbe dovuto avere inizio alle ore 00:00 del 12 gennaio. Tuttavia, colpi di artiglieria e raid aerei sono ritornati a colpire soprattutto villaggi e città del distretto di Maarat al-Nu’man, tra cui Khan al-Subl, al-Hartamyeh, e Maasaran. Gli attacchi hanno avuto inizio nella notte tra il 14 ed il 15 gennaio, per poi proseguire nel pomeriggio del medesimo giorno.

Secondo quanto riferito dall’organizzazione no-profit Humanitarian Response, tra il 14 ed il 22 gennaio, il bilancio delle vittime causate nella sola provincia di Idlib include 39 uomini, 6 donne, 27 bambini e un membro del personale di assistenza umanitaria. Dal 12 gennaio, inoltre, sono più di 31.000 i cittadini siriani costretti a lasciare il governatorato.

La provincia Nord-occidentale di Idlib e i luoghi circostanti rappresentano la più grande enclave sotto il controllo dei ribelli che si oppongono al regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, sostenuto diplomaticamente e militarmente dalla Russia. Sin dalla fine del mese di aprile 2019, la provincia di Idlib e le aree adiacenti hanno assistito ad un’escalation di bombardamenti da parte di Siria e Russia, cui si aggiungono i violenti combattimenti concentrati nell’area settentrionale di Hama. La ripresa di una violenta offensiva sul campo contro Idlib è cominciata il 19 dicembre scorso e ha consentito all’esercito di Assad di assumere il controllo di diversi villaggi del governatorato.

Le forze del presidente, Assad, mirano a prendere il controllo di Maarat al-Nu’man, una delle maggiori città del governatorato, nonché crocevia di importanza strategica posto tra Aleppo e Damasco. La città, al momento, risulta essere quasi totalmente disabitata. Dopo gli scontri verificatisi il 16 gennaio, è stato riferito che le forze del regime sono oramai giunte a circa 7 km di distanza da qui. Soccorritori e residenti hanno riferito che, in tale data, Maarat al-Nu’man è stata duramente colpita da aerei russi e siriani. Gli stessi che il giorno precedente, il 15 gennaio, avevano condotto un attacco aereo contro un mercato del centro di Idlib, al-Hal, causando la morte di almeno 21 civili.

La guerra civile in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011 ed è tuttora in corso. I quasi nove anni di guerra hanno causato la morte di più di 370.000 persone e lo sfollamento di milioni di siriani. Nel 2019, le vittime totali hanno raggiunto quota 11.215, tra cui più di 1.000 bambini, secondo i dati dell’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani, il quale, tuttavia, ha classificato il 2019 come l’anno meno “mortale” dall’inizio del conflitto. Metà dei 3 milioni di abitanti dell’area Nord- occidentale è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano Assad. La Turchia è sostenitrice dei ribelli, dissidenti del regime.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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